Genitori – mascara e figlie femmine – 2 –

Una altra considerazione a margine del percorso formativo per genitori (di cui ho già scritto ), e che è emerso con singolare intensità riguardava l’educazione (all’immagine di se) delle figlie femmine; argomento per il quale la presenza dei padri ha fatto la differenza e dato una svolta imprevista al discorso.

Un papà, un bel signore abbronzato e muscoloso, come di chi conosce la cure di se e l’attività sportiva, ha portato alla luce una questione subito mostratasi spinosa; e che ha collocati, i padri e le madri,  su due crinali opposti.

Le madri si sono schierate pro trucco, per le figlie adolescenti (fascia di età scuola media), i padri decisamente contro il trucco. Questo papà ha aggiunto che le madri non hanno consapevolezza del vissuto maschile, e dei messaggi che veicola il trucco, e di come un uomo si “sente” davanti ad una donna vestita in un certo modo, o truccata in un certo modo. Ha poi aggiunto che lui,  assai di rado concedeva alla figlia il trucco,  e al massimo poteva farlo solo alla sera e solo se accompagnata dai genitori …

Mi ha colpito, in effetti, come le madri dessero e spesso diano per scontata l’esperienza del truccarsi, e il gioco del truccarsi nelle proprie figlie femmine. E non parlo dell’azione di colorarsi il viso, che in alcuni periodi dell’anno è considerato lecito per maschi e femmine (carnevale, Halloween). Parlo del trucco imitativo, simile a quello delle madri, labbra, occhi, guance, smalto etc etc., come se fosse completamente  un atto disancorato da una componente sessuale, il trucco nelle donne, che se ne sia consapevoli o meno contiene anche un messaggio di bellezza e desiderabilità, e talvolta seduzione.

Forse ce ne dimentichiamo l’origine: dare al volto luce e colori gradevoli ed attraenti per la specie.

Eppure di altri giochi si è consapevoli della pluralità di significati che veicolano, e come il gioco si una modalità di apprendere modi e stili di diventare grandi.

I giochi non solo insegnano, ma insegnano all’interno di una cornice di significati.  Spesso di alcuni giochi i genitori hanno grande consapevolezza. di altri meno.

Eppure per la questione trucco a ben guardare le varie pubblicità (o a voler  leggere qualche trattato di antropologia) si comprende subito cosa comunica, “l’esasperazione” pubblicitaria ci offre una chiave di lettura immediata. Il trucco veicola anche messaggi potentemente seduttivi. Anche se le donne sanno, molto bene, come esso serva pure a nascondere la stanchezza, la fatica e le notti insonni di chi ha figli piccoli.

Il trucco fa parte delle livree sessuali, inventate dalla razza umana; la quale ha, rispetto al pavone o a certi altri magnifici animali multicolori, a disposizione minori possibilità di comunicare (piume, colori, etc) la disponibilità alla sessualità, il vigore, la salute, le bellezza.

Vestiti e trucchi servono assai bene anche a questo scopo.

Tornando alla serata, mi è sembrata stata un po’ più scontata l’attenzione del padre attento a tutelare la sessualità della figlia, preoccupato che non anticipasse  i tempi o i messaggi non verbali (che la dichiaravano disponibile). In fondo è nell’immaginario collettivo che il padre abbia questo ruolo, ci sono retaggi generazionali che vogliono che la sessualità delle figlie femmine sia più tutelata e controllata; retaggi che sfuggono alla consapevolezza di madri e padri anche molto accorti.

Credo che non si tratti di farne un discorso di morale, per quella ogni famiglia si regola necessariamente a suo modo, ma di svolgere una riflessione educativa di maggiore respiro, che apra a dubbi e inquietudini,  talvolta implicite,  che però  vanno necessariamente sdoganate e comprese.

A partire dalla genitorialità, ci si ferma davanti a una voragine di domande, e incerti si immaginano le risposte:

Che messaggi veicolo, sulla sessualità, ai miei figli? Sono diversi tra figlie femmine e figli maschi? Come li concilio con i messaggi che arrivano dal mondo esterno? Come faccio a mostrare a mia figlia/o la complessità di essere donna/uomo, tra bellezza, cura di se, attenzione alla salute, alla sicurezza, ai messaggi di disponibilità sessuali inconsapevoli che si possono dare e a quelli che consapevolmente si vogliono dare. Che valore voglio dare alla sessualità, e che valore emerge nel suo (di figlia/o)  attraversare la vita in una generazione che non è la mia? Cosa insegno come madre? E come padre? Capisco – io – i suoi messaggi?

In conclusione … la discussione in quel gruppo genitori è rimasta aperta, tanto le madri si sentivano legittimate a vedere le figlie truccarsi, tanto i padri volevano rivendicare la loro azione di tutela. Come se la madri volessero insegnare alla figlie a non temere la sessualità e a proporsi al mondo anche in quel modo e i padri, al loro contrario, volessero dare un segnale di attenzione ed allerta.

Ci sono mille altre possibilità di domande ed interrogativi relativi ai grandi e piccoli dubbi della genitorialità.

Il bello di un consulente pedagogico è che se le porrà e ve le offrirà su un piatto di argento. Le ricette definitive e i piatti preconfezionati non sono previsti.

NOTA

Le bacheche Facebook degli adolescenti, in ogni caso, ben comunicano come stanno assumendo i modelli che girano attorno a loro, come li utilizzano, come li padroneggiano o ne sono padroneggiati, che rapporto stanno maturando con l’immagine esteriore di se, e tra le righe anche con l’immagine interiore. Per gli adulti è un viaggio insondabile e talvolta incerto … come ogni viaggio di crescita e scoperta.

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