gesti orizzontali per tempi di pace

Esemplare e memorabile questa citazione di Ivano Gamelli, che a mio avviso non merita alcun ulteriore commento, tanto esaurisce e chiarisce il gesto di accoglienza verso l’umano.

“Improntati alla ricerca dell’orizzontalità dei pari sono pure, in tutt’altro senso, i gesti che si riservano all’ospite, parola significativamente ambivalente: ospite è reciprocamente e indissolubilmente sia colui che ospita sia colui che è ospitato. Noi siamo portati a ritenere l’ospitalità riservata a chi ci è già conosciuto, parente o amico. Ma l’ospitalità all’origine era per l’altro da sé, il nemico, lo straniero; tale era nel nomadismo originario del popolo d’Israele, dove la trasformazione dell’hostis in hospes (dello straniero in ospite) passava attraverso un protocollo dell’accoglienza sanzionato dalla Legge Divina: il saluto dello sguardo seguito dalle mani sulle spalle e dal bacio sulle guance; allo straniero si lavavano i piedi, glieli si ungeva, si offriva dell’acqua, per lui si imbandiva un banchetto, gli si dava ricovero per la notte (in ebraico “straniero” e “dimora” hanno la stessa radice).

Attraverso i gesti dell’orizzontalità è possibile trasformare il nemico in amico, andare oltre l’umano timore per il diverso.”

Consulenze in pillole e pensieri sparsi

Ultimamente e’ accaduto che qualche collega mi interpellasse per consigli sull’educazione.
E non come coordinatrice di un servizio ma come consulente pedagogica.

Il che mi ha fatto piacere, nella misura in cui spero di sia stata soprattutto la tecnicalita’ pedagogica che adotto nell’aprire domande e faglie di dubbi, ad incuriosire e a spingere questi genitori nel porgere i propri interrogativi sull’educazione dei figli.

Alle domande mi sono sentita di rispondere con altre domande che orientassero lo sguardo dell’interlocutore verso una pluralita’ di questioni, di osservazioni, di indagini sulle proprie stesse idee genitoriali e sul significato di educare e guardare i comportamenti del proprio bambino.

Mi sono sentita si poter anche restituire legittimita’ all’asse genitoriale. (di chi mi interrogava) che non delega allo sguardo altrui ma anzi che se ne reinpossessa, se rinfrancato dallo sforzo di guardare, ascoltare, fermarsi, ragionare, discutere, interagire tanto con i comportamenti, che con i dubbi che il mondo porta sempre alla propria genitorialita’, tanto con il senso dell’educare, e anche con il proprio bambino, rilegittimato nel suo essere innegabilmente se stesso.

Il disegno dei bambini e lo schema corporeo

Un’altra questione interessante arriva da una ri-interpretazione divulgativa sul disegno dei bambini e sulle tappe del disegno che possono o devono esser state raggiunte o meno, che possono venire interpretate come segnali di una mancata maturazione.

Se un bimbo non e’ capace di disegnare correttamente il suo corpo “viene” detto che non ha ancora raggiunto lo schema corporeo.
Eppure la trasposizione grafica non necessariamente corrisponde alla maturazione degli schemi di movimento, della coordinazione, del senso dell’equilibrio, e della rappresentazione mentale che sostiene l’organizzazione di un movimento complesso. …

Insomma anche in questo caso le osservazioni e le domande che si possono offrire aiutano a ridimensionare un dubbio…

L’eta’ di un bambino, la sua competenza psicomotoria naturale, il contesto in cui vive, gli stimoli che riceve, la sua propensione a sviluppare prima di altre alcune competenze,  aiutano a riconsiderare il disegno in un quadro di pensieri e domande più complesso e attento, ridimensionando o collocando meglio alcuni dubbi.

L’incontro con lo sguardo “esperto”, esterno, altro non puo’ essere una delega totale, e reciproca al capire o al non capire, al sapere o al non sapere, ma un incontro proficuo tra due saperi diversi, nutriti e sostenuti entrambi ora da una esperienza naturale (genitorialita’) e ora una professionale (consulenza), che si incontrano per dare avvio ad una conoscenza piu’ complessa che aiuti il genitore ad accompagnare la crescita del figlio, e il professionista a collocare il suo sapere in un mondo piu’  IMG_8452_Snapseedvasto.

Parcheggiando corpi con classe

All’inizio mi hanno insegnato che la professionalità è asettica e professionale, lontano dalla quotidianità, fatta di setting protettivi e lontani dal mondo. E cioè capaci di proteggere gli utenti dal mondo .. e forse soprattutto di proteggere il mondo dall’utenza e anche dal “mondo” dell’utenza.

Mi hanno poi insegnato, volendolo o meno, invece il potenziale rivoluzionario dell’educazione …

Da qui in poi mi sembra impossibile non pensare che ciò che accade nei “miei” luoghi di lavoro, non possa e non debba (fatta salva la privacy di chi incontro) offerto in ciò che insegna.A volte anche in modo rivoluzionario, e a volte no. Ma non è (solo) questo il punto. Continua a leggere “Parcheggiando corpi con classe”

Appunti spuntati per una formazione a mediazione corporea

 di Monica Massola

Non è facile gestire una formazione che prevede una pluralità di approcci a mediazione corporea (psicomotricità, danzaterapia, arte marziale), perchè questo apre ad una moltiplicazioni di letture e di significati   di cui il corpo è portatore. Ma prima ancora di trattare questa “complicazione”, va fatta una riflessione sui fondamentali dell’educazione a mediazione corporea.  Continua a leggere “Appunti spuntati per una formazione a mediazione corporea”