#Pedagogiaepolitica – Blogging day – Autrice Claudia Pepe

Il tema del mese di febbraio: pedagogia e politica
“La cura della polis attraverso le pratiche di accudimento sociali. Una dimensione politica dell’educazione che esiste, anche se il termine politica, oggi si confonde troppo spesso con “partito” e può spaventare. Politica ed educazione, invece: due facce della stessa medaglia. Perché se le pratiche educative non diventano cura dei territori e costruzioni di reti di significati sociali, l’educazione perde in partenza la sua sfida. Un’educazione che non ha bisogno dell’aggettivo “civica” per essere sostanziata. Perché educare è già un atto civico. L’educazione tras-forma l’umanità in cittadinanza”.

“Ci ho provato a tenere tutto insieme: il lavoro, la famiglia, la politica. E sono dispiaciutissima di dover lasciare i ragazzi proprio poco prima della fine dell’anno scolastico, ma questo è stato un periodo di cambiamenti enormi e io devo pensare ai miei cari”. Queste sono le parole della nuova First Lady italiana, Agnese Landini Renzi che proprio nel momento centrale dell’anno scolastico, abbandona il suo incarico di precaria e sceglie di rimanere vicino ai figli e al marito. Queste parole sono una doccia gelida per tutte le donne che tengono tutto insieme tutti i giorni e non hanno certo la disponibilità economica della Signora. Nella Scuola Italiana e non solo, le donne hanno dimostrato con la loro testardaggine e la loro autodeterminazione il loro coraggio educativo, politico e familiare. Non tutte hanno marito: ci sono ragazzi madre, donne separate, donne abbandonate, donne che lottano giornalmente con la lista della spesa in una mano e nell’altra i compiti da correggere. Ci sono donne che attraverso il loro studio e la caparbietà di uscire dal grembo materno hanno sacrificato anni, soldi, pur di insegnare. Perché insegnare non è da tutti. Ci vuole coraggio per farlo nella realtà che stiamo vivendo, ci vuole coraggio per  alzarsi ogni mattina e proiettarsi verso menti che sono lì per apprendere, conoscere, sapere, imparare a pensare, e seguendo il credo Socratico esprimere le loro domande e i loro perché. Ci vuole coraggio a varcare il portone della Scuola e decidere di non ammaestrare attraverso test inutili ragazzi che vivono un’adolescenza ancora più cruenta di ogni adolescenza, ed insegnare ad ascoltarsi, insegnare che ci possono essere più risposte ad una sola domanda, che il dubbio, e solo quello, alimenta la ragione, la discussione, l’opinione critica. Tutto ciò che serve per iniziare un percorso che non li vedrà camminare da soli ma sempre insieme in una coniugazione che dove non esiste l’io ma sempre il noi. No, Agnese Landini, in arte Renzi, non ha dato un esempio positivo né alle donne, né alle mamme, né ai suoi allievi e nemmeno alla Scuola. Quante donne non possono crescere come vorrebbero i figli ma la Scuola diventa per loro un luogo imprescindibile della libertà e un obbligo morale verso ragazzi che tornano a casa trovando una realtà impossibile da vivere a quell’età. Gli occhi dei genitori sono stanchi di dire bugie, le mani dei loro genitori sono piagate da lavori di ogni tipo, la mente dei loro genitori sta subendo la grande trasformazione data da una politica che va sempre in coppia con la Scuola. La cultura e l’istruzione venduta al potere economico, al debito pubblico creato non da noi ma da gente che ci ha fatto diventare sudditi di bassa lega, chini col capo e creditori verso una vita che ha serrato tutte le porte della fantasia e dell’immaginazione. Andando via la Signora Renzi, ha dato ragione a chi ci vuole donne geishe, donne chioccia, donne che stanno dietro. Lei si è accodata  ad una mentalità e ad un approccio politico sessista, che impone alle sole donne di scegliere tra lavoro e famiglia e che pretende di fare delle donne il divanetto di una società maschilista, testimone reale di quel modo di dire antico e volgare che dice :”Dietro ad un grande uomo, c’è sempre una grande donna”. Ma noi non vogliamo restare dietro nessuno , abbiamo il nostro viso, le nostre rughe, i nostri sogni che ci dipingono il volto. Proprio in questo frangente lei doveva, in nome della Costituzione e di quel giuramento ateniese, essere un faro per tutte le donne insegnanti che sono umiliate, calpestate, e spente come un mozzicone di sigaretta , da tutto il qualunquismo che circonda la figura dell’insegnante e del docente. Quel docente che opera principalmente nell’ambito delle istituzioni e nell’educazione formale come risorsa umana appartenente ad uno specifico progetto educativo. Quello dell’uomo, della sua consapevolezza, della sua memoria, della sua identità e della sua coscienza. E portare avanti quel paradossale fondamento del pensiero socratico è il “sapere di non sapere”, un’ignoranza intesa come consapevolezza di non conoscenza definitiva, che diventa però movente fondamentale del desiderio di conoscere.
Suo marito ha promesso 80 euro in più in busta paga ma, nello stesso tempo a voce del Signor Cottarelli, fa sapere che licenzierà 85.000 lavoratori della Pubblica amministrazione, per cui anche lavoratori della Scuola. Lei che dovrebbe sapere cosa vuol dire essere insegnante proprio in questo momento preferisce non vivere una vita che non è mai stata sua. In Grecia stanno licenziando insegnanti e il nostro turno è vicino, e non basteranno le opinabili scenette di suo marito in visita alle scuole accompagnate da cori di bambini che speriamo siano stati inconsapevoli  oggetti strumentali,a fermarlo. La politica  della fretta e la concezione del fare che è in antitesi con l’ascolto, il pensiero, l’empatia, hanno costruito una  società dove  il dubbio non lo vuole nessuno, tutti vogliono la certezza, il fare; mentre il dubbio è riflessione, ricerca di quell’autentico che ritroviamo nella narrazione, nelle nonne che raccontano le fiabe alle nipoti, nella musica che diventa linguaggio ancor prima di suono.  Nulla e nessuno serviranno a fermare lo tsunami che risucchierà solo le persone più deboli, quelle già segnate, quelle che servono lo Stato senza mai esserne legittimate. Si dimostri fiera di essere una donna madre, moglie e insegnante, e venga con noi allo sciopero dell’11 Aprile per la dignità precaria, si levi tutto quel perbenismo che noi insegnanti quelle del trenta Giugno non conosciamo: perché da tempo non abbiamo più il tempo di aspettare. Aspettiamo da troppo tempo il nostro tempo, quello che anche noi vorremmo dare a noi stesse e ai nostri figli. Ma  se ci tolgono la dignità non possiamo essere esempio per chi ci vede ogni giorno partire all’alba e tornare alla sera e continuare a lavorare sempre. Non possiamo essere fiere del nostro lavoro quando ce lo tolgono come tolgono alle madri carcerate i propri figli. Cara Signora Landini in arte Renzi rilegga  le parole di Socrate e rifletta: « Tu, ottimo uomo, poiché sei ateniese, cittadino della Polis più grande e più famosa per sapienza e potenza, non ti vergogni di occuparti delle ricchezze, per guadagnarne il più possibile, e della fama e dell’onore, e invece non ti occupi e non ti dai pensiero della saggezza, della verità, e della tua anima, perché diventi il più possibile buona? » Ecco collega, noi donne, madri, insegnanti ci pensiamo ogni giorno. Lei cerchi di comprenderlo.
Claudia Pepe
BIO
Sono Claudia Pepe un nome e un cognome di cui vado fiera e come Codice Fiscale potrei fare 1999 D.C. la data della mia abilitazione. Infatti sono ancora un’insegnante precaria, e insegno la lingua più bella del mondo . La lingua che ci lega, ci unisce e ci riunisce, quella dove ti riconoscono sempre, e tutti la parlano insieme a te. La musica, Don Milani e l’amore per i miei studenti sono i miei principi e per cui non smetterò mai di lottare, di vivere e di amare
la trovate su twitter @cludiapepe3

Ogni mese il gruppo Facebook “Educatori, Consulenti pedagogici e Pedagogisti”  propone un tema, una riflessione educativa, alla quale partecipare con un proprio contributo scritto. Una volta raccolti, quest’ultimi vengono ospitati e divulgati dal circuito blogger di Snodi Pedagogici. 
#PEDAGOGIAEPOLITICA
“La cura della polis attraverso le pratiche di accudimento sociali. Una dimensione politica dell’educazione che esiste, anche se il termine politica, oggi si confonde troppo spesso con “partito” e può spaventare. Politica ed educazione, invece: due facce della stessa medaglia. Perché se le pratiche educative non diventano cura dei territori e costruzioni di reti di significati sociali, l’educazione perde in partenza la sua sfida. Un’educazione che non ha bisogno dell’aggettivo “civica” per essere sostanziata. Perché educare è già un atto civico. L’educazione tras-forma l’umanità in cittadinanza”.
Un tema che va oltre le classiche figure educative e che contempla chi nella società cresce, vive e in questa vede un’occasione da lasciare come eredità alle nuove generazioni.
Inoltre, Snodi Pedagogici, tiene a precisare che il percorso dei blogging day non è casuale, ma facente parte di un progetto culturale più ampio. Quest’ultimo si sta lentamente concretizzando e appena avremo alcune conferme ne daremo l’annuncio, chiedendo a chi ha partecipato fin dal primo se è d’accordo a prendervi parte.
Buona lettura.

I blog che partecipano:
Pasquale Nuzzolese per Il Piccolo Doge
 
Claudia Pepe per Ponti e DeriveAnna Lo Piano per Ponti e DeriveCristina De Angelis per La bottega della pedagogistaMonica D’Alessandro Pozzi per Allenareducare
 
Angelo Bruno per Nessi Pedagogici

Grazia Rita Leone per Nessi Pedagogici
 
Michela Marzano per E di Educazione

Luca Giangiacomi per Bivio Pedagogico

Anna Brambilla per Bivio Pedagogico

Lorenzo Fucci per In Dialogo

Alessia Zucchelli per IN Dialogo
 
Giusy Fiorentino per Labirinti Pedagogici
 
Vania Rigoni per Labirinti Pedagogici

#Pedagogiaepolitica – Blogging day – Autrice Anna Lo Piano

Il tema del mese di febbraio: pedagogia e politica
“La cura della polis attraverso le pratiche di accudimento sociali. Una dimensione politica dell’educazione che esiste, anche se il termine politica, oggi si confonde troppo spesso con “partito” e può spaventare. Politica ed educazione, invece: due facce della stessa medaglia. Perché se le pratiche educative non diventano cura dei territori e costruzioni di reti di significati sociali, l’educazione perde in partenza la sua sfida. Un’educazione che non ha bisogno dell’aggettivo “civica” per essere sostanziata. Perché educare è già un atto civico. L’educazione tras-forma l’umanità in cittadinanza”.

Articolo di Anna Lo Piano

Il vero spartiacque nella vita di una famiglia è il momento dell’ingresso a scuola.

E’ solo allora, nel momento in cui si affidano i propri figli all’istituzione per completare il loro percorso educativo, che si fanno i conti con la società, lo stato, la comunità in cui viviamo.

E’ in questo momento che ci rendiamo conto se la politica ha funzionato e come ha funzionato. Già l’edificio, il modo in cui è stato concepito, il modo in cui è tenuto e mantenuto, ci dicono che tipo di scelte sono state fatte. Anche il metodo educativo, l’approccio nei confronti dei bambini, il programma didattico, la selezione degli insegnanti, sono frutto di scelte politiche, di ideologie. Nella scuola per la prima volta ci confrontiamo con altre famiglie, con altri microcosmi, che non abbiamo scelto sulla base di affinità elettive, di amicizia o simpatia, ma che ci sono capitati solo in base al fatto che tutti apparteniamo alla stessa classe di cittadini.

Con quelle famiglie, con quei microcosmi, che si portano dietro affetti, storie, passato e idee diverse dalle nostre, dobbiamo convivere per anni.

Con i figli di quelle famiglie i nostri figli cresceranno, impareranno a leggere e scrivere ma anche a litigare, a fare pace, ad odiarsi, ad essere gelosi o generosi.

A pensarci bene è proprio una cosa importante, che fa paura in  modo viscerale.

E’ fondamentale che lo scuola acquisisca la piena coscienza di questa sua funzione.

Se manca dall’alto, per vacuità politica, non è detto che non si possano sperimentare dal basso, all’interno delle classi, delle buone pratiche per far germogliare e coltivare lo spirito del vivere comune.

Ho pensato ad un piccolo elenco, in base alla mia esperienza, ma non è detto che non se ne possano trovare molte altre.

  1. Prendersi cura di qualcuno

Ci sono i bravi e i meno bravi, quelli per cui è facile quelli per cui è difficile, e questa divisione orizzontale non è molto divertente. Meglio, molto meglio, che chi è bravo in matematica aiuti gli altri ad imparare le tabelline, e che chi disegna bene spieghi come si fa a fare quei magnifici dettagli. L’inclusione di bambini disabili a scuola aveva questo spirito, ma nel tempo si è perso. Oggi spesso, a causa dei tagli, è solo un peso. Sarebbe bene invece che a turno ci si prendesse cura degli altri. Si può anche andare avanti come gruppo, oltre che come singoli.

  1. Prendersi cura di qualcosa

La situazione degli edifici scolastici è pietosa. Si può aspettare che qualcuno la risolva, arrabbiarsi, protestare, ma anche fare qualcosa. Ma nella scuola ci siamo noi, per primi, e la cosa ci riguarda. Impegnarsi prima a tenere in ordine, poi a migliorare. Piccole pulizie, decorazione dell’aula, ma anche costituire una biblioteca, o mettere su un orto. Avere cura del luogo in cui viviamo si impara anche da qui.

  1. Lavorare in squadra

Si fa presto a parlare di lavoro di gruppo. Troppe volte c’è uno che lavora e gli altri guardano, e non si impara niente. Niente ricerche copiaincollate da internet, ma per esempio la redazione di un giornale in cui ognuno ha un compito diverso. La gerarchia stretta e un po’ militaresca del giornalismo insegna a rispettare i tempi, le consegne, i ruoli e anche l’autorità del direttore, chiunque egli sia.

  1. Imparare ad ascoltare

Ascoltare le storie, le spiegazioni, ma anche le persone. Un gruppo classe è composto da mondi diversi, perché non approfittarne invitando genitori, nonni, zii o fratelli maggiori a raccontare qualcosa della loro infanzia, della propria epoca, del loro paese o regione d’origine, un’esperienza di vita o di lavoro? Si impara a concentrarsi sulle parole, fare domande, imparare direttamente senza il tramite di un libro, aspettare prima di giudicare, cambiare idea.

  1. Imparare a parlare

Affrontare un argomento dall’inizio alla fine, cercando una struttura, un filo logico, informazioni vere, è un ottimo esercizio per imparare a parlare. Poi c’è la battaglia contro la timidezza o l’eccessivo esibizionismo, ed il piacere di comunicare qualcosa a cui si tiene. L’argomento può essere qualcosa che riguarda la propria passione (la musica, uno sport), la storia di una squadra, di un personaggio famoso, il racconto di un film, di un libro, di un cartone che ci è piaciuto.

  1. Imparare a discutere

Oltre che ad esprimersi in modo logico e chiaro di fronte agli altri, si può imparare a sostenere la propria opinione di fronte a qualcuno che la attacca, e ad attaccare la posizione di un altro tenendo a bada l’aggressività e l’emotività. Per cominciare si può scegliere il tifo di una squadra contro un’altra, uno sport contro un altro, o un supereroe o qualunque personaggio contro un altro.

  1. Imparare a risolvere i contrasti

Ci sono le discussioni razionali e poi c’è tutto quello che ruota intorno alle relazioni di forza. Le offese, gli insulti, le lotte, le piccole perfidie, la capacità di confessare una colpa, di chiedere scusa, di fare pace. Il ruolo degli adulti è fondamentale e dà il tono alla classe. Una classe che funziona è una classe in cui i genitori non sono costretti ad intervenire per quello che succede all’interno perché è all’interno che si risolvono i problemi. Ed è un apprendimento che rimane tutta la vita.

  1. Imparare a divertirsi

Divertirsi senza scatenarsi, lasciarsi andare, coinvolgere tutti, ridere, muoversi, esprimersi con tutti i sensi, a scuola si impara anche questo. Perché il divertimento, la gioia, il benessere, sono parte integrante della nostra appartenenza sociale.

  1. Diventare autonomi

Nessun individuo può essere individuo politico se non impara a diventare responsabile di se stesso. Imparare a contare su se stessi, ad occuparsi delle proprie cose, a prendersi carico dei propri doveri senza scaricare ogni cosa sugli adulti o su presunti altri responsabili.

  1. Imparare a guardarsi intorno

Imparare che non siamo monadi, non siamo isolati, ma viviamo in un quartiere, in una città, in un paese. Cosa c’è intorno a noi? Chi sono i nostri governanti, qual è la nostra storia? Quali sono i problemi che le persone accanto a noi stanno affrontando?

Anna Lo Piano

 

Per finire consiglio la lettura di due libri per ragazzi che a mio avviso possono offrire molti spunti per pratiche e riflessioni sulla dimensione politica della scuola.

“Il maestro nuovo” di Rob Buyea, ed. Rizzoli 

“Bambini di farina” di Anne Fine, ed. Salani


BIO
foto anna 2
Anna Lo Piano scrive di libri, film, scuola e vita con i figli.Ha pubblicato diversi libri per bambini e tiene laboratori di scrittura creativa per le scuole.Sul web è conosciuta come piattinicinesi.(www.piattinicinesi.com)

Ogni mese il gruppo Facebook “Educatori, Consulenti pedagogici e Pedagogisti” propone un tema, una riflessione educativa, alla quale partecipare con un proprio contributo scritto. Una volta raccolti, quest’ultimi vengono ospitati e divulgati dal circuito blogger di Snodi Pedagogici.

#PEDAGOGIAEPOLITICA
“La cura della polis attraverso le pratiche di accudimento sociali. Una dimensione politica dell’educazione che esiste, anche se il termine politica, oggi si confonde troppo spesso con “partito” e può spaventare. Politica ed educazione, invece: due facce della stessa medaglia. Perché se le pratiche educative non diventano cura dei territori e costruzioni di reti di significati sociali, l’educazione perde in partenza la sua sfida. Un’educazione che non ha bisogno dell’aggettivo “civica” per essere sostanziata. Perché educare è già un atto civico. L’educazione tras-forma l’umanità in cittadinanza”.
Un tema che va oltre le classiche figure educative e che contempla chi nella società cresce, vive e in questa vede un’occasione da lasciare come eredità alle nuove generazioni.
Inoltre, Snodi Pedagogici, tiene a precisare che il percorso dei blogging day non è casuale, ma facente parte di un progetto culturale più ampio. Quest’ultimo si sta lentamente concretizzando e appena avremo alcune conferme ne daremo l’annuncio, chiedendo a chi ha partecipato fin dal primo se è d’accordo a prendervi parte.
Buona lettura.

Tutti i contributi verranno raccolti su Snodi Pedagogici e sui singoli blog, qui i link diretti

Pasquale Nuzzolese per Il Piccolo Doge
 
Claudia Pepe per Ponti e Derive

Anna Lo Piano per Ponti e Derive

Cristina De Angelis per La bottega della pedagogista

Monica D’Alessandro Pozzi per Allenareducare
 
Angelo Bruno per Nessi Pedagogici

Grazia Rita Leone per Nessi Pedagogici
 
Michela Marzano per E di Educazione

Luca Giangiacomi per Bivio Pedagogico

Anna Brambilla per Bivio Pedagogico

Lorenzo Fucci per In Dialogo

Alessia Zucchelli per IN Dialogo
 
Giusy Fiorentino per Labirinti Pedagogici
 
Vania Rigoni per Labirinti pedagogici

#pedagogiaepolitica: pensieri prima del blogging day

Tema molto intrigant,e questo, quello che come Snodi Pedagogici abbiamo scelto per marzo.

Pedagogia e politica  …. cosa significhi lo chiarisce bene l’introduzione, ma per ognuno di noi, del gruppo che gestisce e promuove quest’iniziativa, la voglia di metter le mani sulle tastiera è stata fortissima.

Per l’educazione naturale abbiamo lasciato lo spazio ai genitori, e per pedagogia e scuola la scena è stata tutta dei decenti o di chi educa a scuola

Già nella discussione nel nostro “piccolo comitato di redazione”  la voglia di sviluppare almeno 3 0 4 tematiche,  ciascuno era veramente alt, abbimo fatto selezione e cercato di tenere il tema, aperto alle possibilità offerte da chi avrebbe scritto.

Che non si tratti della solo di parlare della politica che vediamo tutti i giorni nei vari media è chiaro, ma un’ulteriore chiarimento del sistema mi è venuto da una recente discussione Facebook.

index

Un genitore ha poposto agli amici di facebook il titolo di un libro sull’adolescenza, subito un altro genitore ha rilanciato, ” è più facile crescere i bimbi piccoli che non gli adolescenti”, poi un’altro genitore magicamente ha tirato fuori, dal cilindro, un fantastico coniglio bianco.

Essere adolescenti oggi o negli anni 60 e 70, cosa è meglio? Peggio?

Un genitore, assai dottamente, spiegava i vantaggi di  essere adolescente nel 70, in un momento politico in cui giovani provavano a cambiare le regole, a fronte di un panorama educativo in cui ruoli genitori /figli erano più chiari e standardizzati, cambiare le regole e gli stereotipi e i modelli, lasciava i giovani libersi immaginare i molti futuri possibili.

E i giovani d’oggi?

Gli adulti, che stavo leggendo, raccontavano questo presente presente, piatto culturalmente piatto politicamente e deprimente dal punto di vista delle prospettive future, collocando lì i giovani. Flatlandia.

Le parole adulte disegnavano una cultura astenica e una cattiva politica, benché collocate sul cambiamento epocale quello del Web, della Rete in cui siamo presi. D’altronde lo spazio in cui questo avveniva era uno spazio web. Come non vederlo? In questo spazio web, ci stanno i figli, e un mondo che sta cambiando, ci piaccia o meno, che lo si veda o meno. Ci stiamo anche noi.

Politica? Educazione?
Ecco che mi appare professionalmente più chiaro il ruolo della pedagogia ed educazion,e laddove riescono a ricucire insieme i significati che collegano passato e presente, dove riescono ad attardarsi attardarsi  guardando quelle dimensioni del crescere che vanno verso l’orizzonte e vanno verso la profondità. In cui si ricollegano generazioni e mutamenti familiari, storici e politici.

Chi si occupa di educazione in alcuni casi sembra non potere evitare di collocare la sua opera in un contesto sociale culturale e politico; perchè la cultura e la politica (cultura politica?) determinano i luoghi dove si impara, aiutano o limitano i modelli di famiglia imperanti, dettano lo stile e il valore della scuola, riconfigurano  il mondo del lavoro, e  il tempo libero.

L’educazione si ferma a guardare, insieme ai suoi soggetti in educazione, il mondo che attraversano. L’educazione permette di costruire luoghi o progetti e significati in cui è possibile educare e crescere, in questo mondo reale, con le sue crisi, le sue periferie, le luci e ombre, la sua cattiva politica, i suoi cattivi maestri.

… Vediamo cosa diranno i nsotri ospiti a tale proposito? Snodi Pedagogici

Appunti sparsi #pedagogiaepolitica: quali nessi?

Una collega lavora in un quartiere popolare ad altissimo tasso di immigrazione, e scopre la qualità della scuola che sa insegnare l’italiano a tutti i bimbi stranieri (di molteplici provenienze linguistiche e territoriali), e ovviamente la competenza si estenda ad un ottimo insegnamento anche ai bimbi italiani. Insomma una difficoltà didattica, discussa e ripensata, in un progetto di accoglienza si é scoperta essere una competenza professionale di alto livello.
Un’altra collega apre uno spazio compiti dove finisce per “trattare” i ragazzini con i BES, con didattiche capaci di aiutare e sollevare i ragazzini dall’angoscia di non essere capaci, e peggio di essere dei falliti, mostrando loro il problema circoscritto e le “tecniche” per oltrepassare gli ostacoli.
Un collega, da anni impegnato nelle periferie urbane, segue il percorso dei writers e dei rapper, aiutandoli a uscire dalla zona d’ombra, per dare forma e assetto ad un discorso artistico e culturale.
Una collega a scuola segue casi sociali e i ragazzi con disabilità, per accompagnarli ad affrontare il percorso scolastico, tenendo insieme la propria vita e le richieste didattiche.
Altre due, in un centro di aggregazione giovanile, affrontano tutti giorni i temi della legalità e dell’illegalità e aiutano i giovanissimi a comprendere e a muoversi, anche dove e quando i primi ad esercitare l’illegalità sono proprio quegli adulti, che dovrebbero essere dei modelli particolarmente virtuosi.
Nel mio servizio gli operatori raccolgono le storie di disabilità e le rilanciano, non come frammentazioni e interruzioni, ma come processi di vita.

Questa è la rete orizzontale dei miei colleghi, che si occupano di educazione.
Rete sottilissima, come una tela di ragno, flessibile e trasparente. E come la tela di ragno si puó vedere solo quando c’è umidità e un raggio di sole, quando coperta di gocce d’acqua, riesce risplendere come un gioiello. Altrimenti la rete resta invisibile.

Questa rete, e chi la fa vibrare, trattengono una parte della società, impedendo un collasso sia delle singole storie, sia del valore che esse hanno.

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A volte queste professioni rilanciano propri contenuti, i propri saperi compositi, che trattengono le crisi trasformate in possibilità, i cambiamenti e le derive della società, narrano i processi educativi che è possibile trattare e cogliere, oppure mostrano delle realtà che inaspettatamente contengono forma culturali.
Raccontano ciò che é, e ciò che nessuno vede, come la ragnatela di cui sopra, “cose” di un modo che coglie solo in condizioni climatiche straordinarie o in disposizioni d’animo particolari, o indossando ruoli professionali specifici.
Cogliere questa rete trasparente, che ci rimbalza significati valori inaspettati, ci mostra quanto certe pratiche fanno di una società … una buona società competente a stare nella sua complessità , e della politica … una buona politica efficace a promuovere la crescita di tutti, nei diritti e nella disposizione

Educazione e pedagogia hanno molto a che fare con la politica e la cultura, nel momento in cui operano e progettano e strutturano contesti, in cui le persone possano continuare a vivere e scoprire le proprie potenzialità di crescita; e quando possono continuare a rilanciare il proprio sapere collettivo, perché tutti noi se ne esca, tutto sommato, più cresciuti e più umani.

per info sul blogging day di marzo seguire il link a Snodi Pedagogici