Prossimità e Prossemica: appunti con approssimazione

Se l’io è detestabile, amare il prossimo come se stessi diventa una atroce ironia 

j.p. Richter

La proposizione di un laboratorio con una forte impronta corpore e che unisce paradigmi diversi, mi ha messo sulle tracce di una parola, PROSSIMO; definizione che oltre tematizzare dei rapporti di tipo spaziale, temporale e più tradizionalmente religiosi, indica altre connessioni con dimensioni parentali, grammaticali, amicali e/o affettive. Insomma come molti termini viene introdotta una notevole complessità, che la ulteriore interconnessione con il corpo rende ancora più affascinante.

Il concetto di prossimità che mi è più familiare è quello spaziale, che apre e chiarisce fisicamente alcuni dei concetti sotto esposti, unitamente alla dimensione temporale.

Il rapporto di vicinanza che ci tiene uniti al vicino che attende come noi il suo turno allo sportello postale, è fisico e anche temporale. Mostra una attesa tra un prima e un dopo.

Mi viene in mente l’attesa di un esame universitario, che è anche lo stato sospeso tra un prima e un dopo non ancora attuato, tra lo studio intenso e l’esame, segna la disposizione spaziale e temporale dell’attesa. La crea e la definisce, la permette. Prima e dopo. In una relazione che può anche essere interpersonale. Lo studente prima di me, il cliente dal dentista prima di me. E io sono il prossimo. Oppure chi è dopo di me, e mi seguirà nel fare una visita o una azione. Chi segue e che avrà la mia stessa sorte.

La prossimità e l’approssimativo, l’approssimazione, ciò che non è ancora ben definito, ciò che si sta avvicinando, ciò che si avvicina a una identità precisa ma che non è ancora formato.

La prossimità è un tempo di attesa, e di vicinanza, di incertezza, ma anche un precursore di un accadimento.

Per il corpo l’attesa anche della scoperta dell’altro (del suo corpo e delle sue azioni) con il suo cumulo di differenze, di inquietudini e aspettative. L’altro si avvicina e mi è prossimo.

avvicinamenti

APPUNTI:

Avanti il prossimo

Chi è il prossimo

Essere il prossimo

Amare il prossimo

Proxima Centauri

In prossimità

Con approssimazione

Approssimativo/a

Molto Vicino

Il più vicino

Relazione

Immeditamente successivo

La prossima fermata

La settimana prossima

Prossimamente

Il prossimo futuro

Parenti prossimi

Passato prossimo

cfr. Lemma Educational Rai: “In italiano l’aggettivo e sostantivo prossimo è un termine colto, che riprende il latino proximus, originariamente il superlativo dell’avverbio prope, vicino, e che quindi significava molto vicino, vicinissimo, il più vicino.

Anche nella nostra lingua il termine prossimo indica innanzitutto una relazione spaziale, in riferimento a qualcosa di vicinissimo: si può essere in prossimità della vetta o prossimi alla meta.

Più spesso, in questo senso, l’aggettivo ha il valore di immediatamente successivo, come in dobbiamo scendere alla prossima fermata, oppure l’ostacolo più difficile è il prossimo.

Prossimo può avere anche un valore temporale, e allora si riferisce a qualcosa che è molto vicina nel tempo, perché sta per accadere o è appena accaduta: il seguito sarà trasmesso la settimana prossima; o arrivederci alla prossima puntata, o anche prossimamente su questo schermo; e ci si chiede spesso che cosa ci riservi il prossimo futuro.

Tutti poi abbiamo imparato fin dai primi anni di scuola, in un’epoca della nostra vita più o meno prossima, che nella grammatica il verbo ha un passato prossimo che è grosso modo quello più vicino, e un passato remoto, che invece è molto più lontano.

La vicinanza può anche essere intesa in senso più ampio: già in latino la parola proximi come sostantivo aveva significato in primo luogo i vicini e poi, con valore figurato, quelli con cui si hanno rapporti più stretti: i parenti prossimi e le persone cui si era legati da un’amicizia più stretta, intima.

E’ tuttavia con la diffusione e l’affermazione del Cristianesimo che il sostantivo prossimo ha assunto un valore nuovo.

Già l’Antico Testamento insegnava l’amore e la carità verso il prossimo prescrivendo ama il prossimo tuo come te stesso.

Gesù Cristo, poiché gli domandavano di spiegare chi fosse il prossimo, rispose con la famosa parabola del buon Samaritano in cui le differenze etniche, religiose e ideologiche vengono annullate da un sentimento di solidarietà e fratellanza dell’uomo verso il suo simile, come riflesso dell’amore di Dio verso tutti.

Così oggi, anche per i non credenti, il prossimo è innanzitutto chi ha bisogno di noi, chi vive in una situazione di sofferenza e di disagio, non solo materiale.

Certo, nel linguaggio comune spesso la parola prossimo indica più semplicemente gli altri uomini in riferimento a nostri comportamenti quasi sempre negativi.

Pensare male del prossimo, parlare male del prossimo o non tenere conto del prossimo sono cattive abitudini che tutti stigmatizziamo almeno a parole, e sempre a parole tutti sosteniamo che si deve fare del bene al nostro prossimo.

In realtà, la regola aurea di fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi è la base stessa della società civile e della comune libertà che è soprattutto rispetto per il prossimo, vicino o lontano, al di là di ogni differenza di razza, di fede, di cultura, di lingua.”

La prossemica viene così definita in Wikipedia: “Hall ha osservato che la distanza tra le persone è correlata con la distanza fisica, ha definito e misurato quindi quattro “zone” interpersonali:

  • La distanza intima (0-45 cm).
  • La distanza personale (45-120 cm) per l’interazione tra amici.
  • La distanza sociale (1,2-3,5 metri) per la comunicazione tra conoscenti o il rapporto insegnante-allievo.
  • La distanza pubblica (oltre i 3,5 metri) per le pubbliche relazioni.

Nel libro “La dimensione nascosta”, Hall osservò che la distanza alla quale ci si sente a proprio agio con le altre persone vicine dipende dalla propria cultura: i sauditi, i norvegesi, gli italiani e i giapponesi hanno infatti diverse concezioni di vicinanza.

Gli arabi preferiscono stare molto vicini tra loro, quasi gomito a gomito, gli europei e gli asiatici si tengono invece fuori dal raggio di azione del braccio. In alcune regioni meridionali dell’India, dove la distanza che gli appartenenti alle diverse caste devono mantenere fra di loro è rigidamente stabilita, quando gli individui della casta più bassa (paria) incontrano i bramini, la casta più elevata, debbono tenersi a una distanza di 39 metri.

Altra differenza è quella tra i sessi, i maschi si trovano più a loro agio a lato di una persona, invece le femmine di fronte.

Particolare rilevanza ha acquistato anche la prossemica dell’ascensore: ad esempio gli europei in ascensore si pongono a cerchio con la schiena appoggiata alle pareti, mentre gli americani si pongono in fila con la faccia rivolta alla porta.

Interessante è pure la prossemica degli ecclesiastici, che chiamando “figli” le persone che incontrano, accorciano la distanza relazionale e, di conseguenza, quella spaziale.”

 Nel sito Linguaggio del corpo di trova questo approfondimento: “la distanza interpersonale e i rapporti spaziali tra le persone e l’ambiente giocano un ruolo fondamentale nel sentirsi a proprio agio o a disagio in una certa situazione ,

Edward Hall, l’antropologo che ha coniato il termine prossemica, definisce questa discliplina “lo studio di come l’uomo struttura inconsciamente i microspazi – le distanze tra gli uomini mentre conducono le transazioni quotidiane, l’organizzazione dello spazio nella propria casa e negli altri edifici e infine la struttura delle sue città.”

In effetti, come gli animali abbiamo un nostro territorio e lo stabiliamo in ogni luogo in cui ci troviamo: da casa nostra, al nostro ufficio, al nostro banco a scuola o alla nostra scrivania sul lavoro fino al compartimento sul treno o allo spazio che circonda l’ombrellone quando siamo in spiaggia.

La territorialità un meccanismo istintivo che negli animali consente la regolazione della diffusione della popolazione e della densità di insediamento; il territorio assume per l’animale un luogo sicuro, tanto é vero che un’animale che abbia perso il proprio territorio é più vulnerabile ai predatori.
Parallelamente, nelle dispute tra animali della stessa specie per il possesso di un territorio ha in genere la meglio il possessore del territorio; lo stesso avviene anche per l’essere umano; si sa, ad esempio, che una squadra di calcio che giochi in casa appaia sempre più temibile che se gioca sul terreno avversario.

Gli animali mostrano, quando un altro animale si avvicina ad una certa distanza, un comportamento di fuga: questa distanza é detta Distanza di Fuga e varia da specie a specie: per un antilope é di mezzo chilometro; per una lucertola, meno di due metri
L’animale, se può evita il confronto, per lo meno fin quando ha uno spazio sufficiente: oltre una certa distanza detta Critica, però, procede all’attacco del nemico o dell’invasore.

Alla stregua degli animali anche l’uomo ha un qualcosa di assimilabile alla Distanza di Fuga e a quella Critica; la reazione umana ad una violazione dello spazio personale é però più contenuta e alle volte non da luogo nemmeno all’azione.

La distanza in base a cui l’uomo regola i rapporti interpersonali é detta Spazio Vitale o Prossemico: potremmo rappresentarcela come una bolla di sapone che ci avvolga; ogni violazione dello spazio vitale, che nella nostra cultura si estende in ogni direzione per circa 70 cm. – 1 metro, porta ad un aumento dello stato di tensione; come dire che ogni tentativo di entrare nella bolla, provoca una pressione che viene avvertita come fastidiosa o sgradevole; questo possiamo verificarlo, quando siamo in ambienti affollati, in cui lo spazio prossemico si riduce, al punto di arrivare al contatto fisico; in quel caso, sopportiamo di essere messi “al muro”; non così se qualcuno ci si avvicina troppo quando c’è “spazio da vendere”!

In modo analogo, se entriamo su un treno, non andiamo nel primo scompartimento che troviamo, ma andiamo a cercarcene uno libero: se ci troviamo già nello scompartimento possiamo compiere atti che dissuadano gli altri ad entrare o a sedersi vicino a noi: ad esempio, mettendoci in piedi e rovistare nei bagagli sulle cappelliere proprio al momento in cui treno sosta nelle stazioni, oppure disseminando borse e valigie su tutti i posti disponibili.

Anche a tavola esprimiamo l’istinto del possesso territoriale; senza accorgecene, dividiamo il tavolo in due metà: se qualcuno, ad esempio, beve e nel poggiare il bicchiere, lo mette nella nostra ipotetica metà, avvertiamo un senso di stizza.

Tornando al concetto di spazio prossemico, va precisato che la “bolla” non è sferica: infatti, una violazione prossemica fatta sul fianco crea meno tensione di una fatta faccia a faccia, o per alcuni, se eseguita da dietro: la bolla ha, in definitiva, i contorni irregolari.
Inoltre, lo Spazio prossemico personale varia da cultura a cultura: è molto ridotto nei popoli dei paesi caldi (e tra i marocchini, gli arabi), in cui arriva quasi al contatto fisico; è, invece, molto ampia nei paesi freddi (ad es. tra gli inglesi è di circa 2 metri); da questa diversità, nascono dei problemi nei rapporti interetnici; l’uno può trovare l’altro appiccicoso e il secondo ritenere il primo freddo.

Distinguiamo 4 distanze prossemiche, in ogni distanza abbiamo una fase di vicinanza e una di lontananza:

– Distanza intima:da 0 cm. a 45 cm.
– Distanza personale: da 45 cm. a 70 cm./1 m.
– Distanza sociale: da 120 cm. a 2 m.
– Distanza pubblica: da 2 m. ad oltre i 2 m.

La Distanza Intima é la distanza dei rapporti intimi (es. tra partner) e sconfina nel contatto fisico; a questa distanza, si può sentire l’odore, il calore dell’altro e si possono avvertire le sue emozioni; gli sguardi diretti poco frequenti; il tono delle voce é più basso, così come il volume.

La Distanza Personale é la distanza adottata da amici o da persone che provano attrazione per l’altro: a questa distanza, si può toccare l’altro, lo si guarda più frequentemente che nel caso della distanza intima, ma non se ne sente l’odore.

La Distanza Sociale é una distanza formale adottata nei rapporti formali: con impiegati negli uffici, con commercianti, con professionisti.

La Distanza Pubblica é la capacità di percepire una persona o di farsi percepire a distanze superiori a due metri; normalmente, a questa distanza siamo percepiti come parte dell’ambiente. E’ presente solo in chi ha personalità pubblica: così, se passa Mario Rossi a dieci metri da noi, non lo notiamo, ma se quell’individuo é Michael Jackson avvertiamo immediatamente l’eccitazione della sua presenza.

Quando le persone si avvicinano l’una all’altro, modificano tutto il loro comportamento; così si riducono gli sguardi, la voce si fa più bassa e debole e gradatamente spariscono le gesticolazioni e aumentano i contatti fisici.

La Percezione prossemica si ribalta nei rapporti intimi: viene vissuto con piacere un avvicinamento e con sofferenza un allontanamento: se il mio partner ad una festa mantiene le distanze e parla con tutti, trascurandomi, lo vivo come un rifiuto. E’ per ribadire l’unione che coniugi, fidanzati o parenti stretti, costretti a tenersi a distanza dalle circostanze, si scambiano sguardi, quanche parola e a volte, fuggevoli contatti; alle volte, si assiste nel caso di legami stretti al comportamento di partner che, pur distanti, producono all’unisono e inconsapevolmente, variazioni di postura e movimenti sincronici ad esempio nell’annuire; inoltre, possono tendere mani e gambe l’uno verso l’altro o tenere le mani scostate come se si tenessero per mano

Lo status di un individuo influenza la dimensione della zona personale: tanto più elevata è la posizione sociale o lavorativa, tanto più ampia sarà la sua sfera prossemica; inoltre,dirigenti, graduati dell’esercito spesso reputano di essere in diritto di violare la distanza intima dei propri subordinati.

La distanza prossemica è influenzata da diversi fattori: etnici, di temperamento (una persona estroversa viola più facilmente lo spazio prossemico di una introversa); dallo stato d’animo (un individuo nervoso o furioso mostra di tollerare meno degli altri la violazione dello spazio personale; un depresso può anche non percepirla), dalla storia personale: se una donna ha subito uno stupro, può diventare particolarmente suscettibile all’avvicinamento di un uomo.

Un altro fattore che indice sulla percezione della distanza interpersonale é il sesso; una donna gradisce meglio un avvicinamento frontale e meno se qualcuno le si approssima da lato; per un uomo invece è l’esatto contrario.

Un ambiente particolarmente opprimente e minaccioso rende le persone più circospette e aggressive quando qualcuno si avvicina loro: n un esperimento sui carcerati é stato dimostrato come gli individui violenti abbiano un ampio spazio prossemico attorno, circa tre volte di più rispetto ai prigionieri non violenti; per altro, questi ultimi, mostrano un aumento della percezione prossemica posteriore: questo perché, come é stato confermato dagli stessi reclusi, temono un attacco fisico o omosessuale da tergo.”

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