ancora di ombre pedagogiche: post produzioni

Chissà cosa è rimasto non detto nelle pieghe del blogging day.

Ma se mi concentro l’allerta pedagogica e educativa è nella quotidiana professionale, insidiosa e informe, pronta ad adattarsi e imperare, dove gli operatori dell’educazione si distraggano.

La perdita dell’utente.

Un giorno l’utente y si lamenta di un qualsiasi malessere o mostra un comportamento problematico, ma dopo una sentita e profonda prima attivazione emotiva, l’equipe si disperde nell’attribuzione di origini, responsabilità e significati, e nella ricerca di colpevolezze.

Ci si chiede chi deve agire e perchè non lo fa; la prima empatia verso l’utente, che non è stato accudito prima o nel passato, prende la strada della discussione tra gli operatori, sulle diverse interpretazioni teoriche. Alla fine il problema contingente dell’utente sfiorisce sullo sfondo della scena educativa, che si riempie di legittime domande, ma che pretendono di essere protagoniste ben prima che si passi ad una azione concreta.

Relazioni.

Si parla tanto di relazionale, si dice che l’educazione è relazionale. Di un buon educatore si dice che sappia stare in relazione. Si prospetta l’educazione come un saper stare in relazione.

Eppure vivere è stare in relazione, buona o cattiva che sia, con il resto del mondo; e anche la parrucchiera sa stare e creare una buona relazione con le sue clienti e sa farle stare bene con so stesse, dopo lo shampoo e la messa in piega.

E allora dove sta l’allerta, se non in questo esatto punto?

Educare va oltre ad una buona relazione, riguarda il crescere, riguarda crescere all’interno di un certo luogo – famiglia o servizio -, riguarda le domanda che quel luogo genera, riguarda lo stare insieme in quelle domande provando ad affrontarle insieme come educatore e come educato, (ad esempio, cosa significa sognare il futuro per un 18 che parla con suo padre, e cosa significa per un adulto disabile in un centro diurno per disabili?), riguarda le scelte e le responsabilità che mescono come specifiche di un certo contesto.

Implica, per chi è un operatore nell’ambito educativo, farsene un serio carico, non eluderle, ma cercarle prima in se e poi nell’altro. Educare va oltre al dire che è una buona o bella relazione, ma andare oltre, nella confusione delle domande, dei significati, degli obiettivi, dei cambiamenti …

Buone domande allora,

#pedagogicalert: la zona oscura

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LA ZONA SCURA

AUTORE: LAURA GHELLI

E’ vero. Esiste una zona oscura dell’educazione. Io la chiamo POTERE.

E sinceramente la vedo in molti e diversi tipi di relazioni umane.

Nel rapporto educatore-educato questo è ancora più pericoloso per l’asimmetria che lo caratterizza, specialmente nel lavoro con i bambini e le persone con disabilità intellettiva.

Scendo nel particolare. Educare è anche trasmettere regole che permettano un’ordinata vita sociale: la capacità di rimanere in una stanza e seguire un’attività o saper attendere il proprio turno per parlare ed ottenere attenzione, solo per fare due esempi. Ma l’educatore può avere le sue regole di buona educazione che derivano dal proprio ambiente familiare e sociale e talvolta tende ad applicarle in modo automatico senza rendersi conto che potrebbero, forse, non essere adeguate al contesto e alla fine poco funzionali.

Dove finisce la regola e comincia l’arbitrio?

Questa è un domanda che spesso mi faccio.

E’ una domanda con cui mi devo specchiare.

Nella mia quotidianità lavorativa dentro una residenza sanitaria per disabili mi trovo continuamente a scontrarmi con le regole di vita di una comunità rigida e i tentativi degli ospiti di aggirare i limiti per trovare una loro parziale libertà.

E questa libertà si mostra talvolta come oppositività, come rifiuto, come aggiramento di divieti. A volte tento una mediazione ma di fronte al rifiuto di prendere la terapia o di venire a tavola con gli altri devo ricorrere all’arma dell’autorità.

Non posso fare a meno di chiedermelo: sono una “cattiva maestra”?

Uso il mio potere per ottenere obbedienza fine a se stessa?

Questo è uno dei lati oscuri che sento dentro di me.

Ce ne sono altri che avverto negli atteggiamenti di alcuni colleghi.

Primo fra tutti il desiderio di gratificazione affettiva che deriva dal rapporto con gli ospiti, i “ragazzi”, e che porta all’offerta di dolci e regalini vari.

Si tratta di un sentimento completamente diverso dalla gratificazione che proviene da un lavoro ben fatto o da un progetto che ha trovato il suo compimento.

Ho l’impressione a volte che qualcuno non lavori per rendersi inutile ma rendersi indispensabile e questo mi sembra totalmente all’opposto della mia visione dell’educatore professionale.

E anche questa è una domanda che mi pongo, come in un esame di coscienza laico, anzi professionale.


 

Il tema lanciato a luglio da Snodi Pedagogici è: #PEDAGOGICALERT

“Quali sono le zone oscure dell’educazione?
Quali elementi ci sono nell’educazione e nella pedagogia che, se non vengono valutati, portano l ‘azione educativa ad essere “pericolosa” per chi educa e ch è educato?
Chi sono i cattivi maestri?
Oppure la pedagogia può come disciplina, citando Marguerite Yourcenar, saper guardare nel buio con disobbedienza, ottimismo e avventatezza e scoprire strade inusitate?”

Tutti i contributi verranno divulgati dai blogger di Snodi Pedagogici, condivisi e commentati sui diversi social e raccolti a questo link

I blog che partecipano

Il Piccolo Doge di Sylvia Baldessari
Ponti e Derive di Monica Cristina Massola
Nessi Pedagogici di Manuerla Fedeli
E di Educazione di Anna Gatti
La Bottega della Pedagogista di Vania Rigoni
In Dialogo di Elisa Benzi
Bivio Pedagogico di Christian Sarno
Labirinti Pedagogici di Alessandro Curti
Tra Fantasia Pensiero Azione di Monica D’Alessandro Pozzi

#pedagogicalert: wordle alert comunitario

Schermata 2014-06-24 alle 19.13.50

Wordle alert comunitario…

di MONICA D’ALESSANDRO POZZI

 

Ho chiesto ai miei colleghi del Centro Diurno Disabili in cui lavoro, di fare con me una sorta di “brainstorming”, un lasciare andare la mente sull’argomento del blogging day di questo mese.

Non c’è stata esitazione nel voler partecipare; ognuno di loro si è espresso con alcune parole. Ho letto nei loro occhi la “spiegazione e la condivisione” di quanto mi dicevano.

Le ho raccolte tutte, anche i brevi pensieri e ne ho fatto un wordle…a voi vederlo e “leggervi dentro”.

wordle3 ok


 

 

Il tema lanciato a luglio da Snodi Pedagogici è: #PEDAGOGICALERT

“Quali sono le zone oscure dell’educazione?
Quali elementi ci sono nell’educazione e nella pedagogia che, se non vengono valutati, portano l ‘azione educativa ad essere “pericolosa” per chi educa e ch è educato?
Chi sono i cattivi maestri?
Oppure la pedagogia può come disciplina, citando Marguerite Yourcenar, saper guardare nel buio con disobbedienza, ottimismo e avventatezza e scoprire strade inusitate?”

Tutti i contributi verranno divulgati dai blogger di Snodi Pedagogici, condivisi e commentati sui diversi social e raccolti a questo link

I blog che partecipano

Il Piccolo Doge di Sylvia Baldessari
Ponti e Derive di Monica Cristina Massola
Nessi Pedagogici di Manuerla Fedeli
E di Educazione di Anna Gatti
La Bottega della Pedagogista di Vania Rigoni
In Dialogo di Elisa Benzi
Bivio Pedagogico di Christian Sarno
Labirinti Pedagogici di Alessandro Curti
Tra Fantasia Pensiero Azione di Monica D’Alessandro Pozzi