The braves (pensieri seri in salsa ironica)

Ci stiamo divertendo, noi dell’educazione, in questo gioco che si svolge sul web. Esplorare, seguire tracce, scoprire nessi e collegamenti, infilarci in gineprai per veder come se ne esce. Ogni tanto piazziamo qualche parola difficile, che limitarsi a parlare di educazione si pensa solo alla babysitter, alle mamme e ai papà, alle pappe, ai pannolini e all’asilo nido. (Ci si raccomanda: solo fino al limite massimo dei 18 anni che poi raggiunta la maggiore età non si educa più, suvvia siamo seri  … pedagogia è cosa “da poppanti” o da nerd), Ci giochiamo qualche asso: pedagogia, vincoli, formazioni, scene, intenzionalità, fenomenologia, vincoli, strutture, … Continua a leggere The braves (pensieri seri in salsa ironica)

Blaze of glory

Si ritrovano sempre, adulti ed adolescente, nell’utero meccanico di una macchina, avvolti dalla nebbia o dalla pioggia. La musica “a palla” fa da sottofondo, da dialogo, da cordone ombelicale. A volte basta il silenzio. Si ritrovano gli anni di educativa domiciliare,  l’adolescente che c’è ancora nell’adulto, strato dopo strato, anno dopo anno; intrecciati insieme dal silenzio degli adolescenti. Uno spazio dove non arrivano la parole: arriva la musica. Rock. Un tripudio di gioia, in scatola. Continua a leggere Blaze of glory

A come ovvio

Luogo Facebook: condivido il post di un collega, che mi pare dica belle “cose”, quelle che si dicono e devono dire coloro che si occupano di educazione. Un commento fulminante, di una persona che stimo parecchio mi apre un dubbio, ma quante cose scontate diciamo noi che ci occupiamo di educazione, quanto siamo banali, pomposi o pedanti? Quanto poco proponiamo con le nostre parole che sia fuori dall’ovvio, dal già sentito o pensato, quanto sappiamo perturbare, illuminare, suggestionare, ispirare e a riportare l’educazione (che tutti conoscono e vivono, come genitori e figli, o persone chiamate ad apprendere) fuori dal senso … Continua a leggere A come ovvio

genitori in divenire

Talvolta il “problema” educativo di un figlio, indipendentemente dal grado o dalla gravità del problema che si presenta viene offerto e raccontato dai genitori come problema del figlio. Ai genitori spetta la scelta di considerare che il problema può essere visto sotto plurime ottiche, ma già banalmente pensare a come si nomina il problema apre a più congetture… e aiuta a guardare l’approccio che si assume inizialmente davanti ad una difficoltà educativa. ho/abbiamo un problema con mio figlio/a c’è un problema per mio figlio/a mio figlio/a ha un problema non sappiamo come gestire nostro figlio/a  c’è un problema e non … Continua a leggere genitori in divenire

Il posto delle parole

Dopo la seduta di psicomotricità odierna, ho stilato come da prassi professionale,  le osservazioni relative alla mattinata. Scrivendo, mi accorgo di colpo, di una parola che mi stona,  la “seduta” di psicomotricità non è mai tanto seduta. Sembrerebbe un implicito, trattandosi di tale pratica. Eppure è la definizione usuale. Quindi una attività che prevede l’uso intensivo del corpo nella sua interezza e nella sua capacità di interconnessione, con lo spazio, il tempo, il luogo, gli oggetti e la relazione con l’altro (o gli altri) è per convenzione linguistica una seduta. Un ora, circa, di attività globale che dobbiamo definire “seduta”, e … Continua a leggere Il posto delle parole

Riprendiamoci l’educazione alla misura

di Irene Auletta

Molte persone della mia generazione, durante la loro infanzia e giovinezza, si sono sovente sentite dire di “non dare troppa confidenza” e, con gli anni, molti di noi hanno perso il valore polisemico di questa indicazione trasmessa dai propri genitori.

A me è sempre piaciuta e piace ancora oggi, più che mai.

Al di là delle battute più superficiali che intorno a questa frase si possono fare, negli anni ho imparato che può contenere l’invito ad apprezzare l’idea di prendersi tempo per conoscere le persone, di dare valore alla dimensione del rispetto nelle relazioni e di costruire, gradualmente e insieme, i significati che possono stare in un incontro fra persone.

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parlare, dire, ascoltare

Molto tempo fa avevo un amico, per meglio dire un conoscente, che viveva facendo di mestiere il critico d’arte, nello specifico si occupava dell’arte del 1600 Viveva, immagino lo faccia ancora, in una splendida casa di architettura fascista: una bella facciata, si saliva attraverso un grande scalone in marmo, i dettagli, tutti da vedere, erano in marmo bianco e nero. Stessa cosa per l’appartamento, arredato con gusto, le cui pareti erano scandite da incredibili quadri di un pittore sconosciuto ma potenzialmente grande. Uno di quelli che non ha mai venduto un quadro, perchè vive(va) l’arte così visceralmente da non poter … Continua a leggere parlare, dire, ascoltare

etichette, categorie

UNA MIA AMICA HA UN BLOG, NUOVO DI PACCA. MOLTO INTERESSANTE PER VIA DI CERTE ETICHETTE. PERCHÈ LE SUE ETICHETTE SONO CATEGORIE SENSORIALI VEDERE TOCCARE GUSTARE…. MI IMMAGINO CI ASPETTINO ALTRE SORPRESE. MA INTANTO È STIMOLANTE PENSARE AI PEZZETTINI DELLA PROPRIA O ALTRUI VITA FILTRANDOLI ATTRAVERSO I SENSI. ATTRAVERSARE UNA STRADA DIVIENE MOLTO DIVERSO SE LO FAI PENSANDO AL VEDERE, AL SENTIRE (ASCOLTARE – ANNUSARE), O AL TOCCARE … TOUCHÈ MADEMOISELLE ANNA! Continua a leggere etichette, categorie