Padri nella mente, nella cultura e nel cuore di Irene Auletta

di Irene Auletta

Tutto incomincia con una telefonata ad una Scuola materna.

“ Buon giorno, sono la mamma di Aurora e vorrei parlare con la dirigente”.

“ Si mi dica signora, sono io”.

“Volevo solo confermare il nostro appuntamento di oggi pomeriggio per l’iscrizione di mia figlia e avvisarla che purtroppo, a causa di un improvviso impegno, potrà esserci solo mio marito”.

Breve pausa.

“Senta signora, non le è possibile venire lei la prossima settimana?”

“Certo, ma non volevo mancare all’appuntamento di oggi”.

“ Di questo non si preoccupi, perché sono io che preferisco parlare con lei, come mamma. Sa, in fondo sono le mamme che si occupano dei figli e così…….”

Questa breve comunicazione è realmente avvenuta qualche giorno fa e l’idea di cambiar

e i nomi, non indicando i luoghi, nasce dal bisogno di non confondere una riflessione pedagogica con un qualsiasi commento o pettegolezzo da cortile.

Certo è che se una dirigente di scuola materna che quotidianamente incontra bambini, genitori ed educatori risponde in questo modo, non si può sfuggire alla necessità dipensare quanto la cultura e la storia, al di là della professionalità, incida sulle questioni educative. Infatti, cadere nella trappola di giudicare frettolosamente il comportamento di questa persona, vorrebbe dire perdere un’occasione per dare il via ad una riflessione e per riconfermare le innumerevoli variabili che interagiscono nello scenario educativo, orientandolo e condizionandolo.

Per quanto riguarda il ruolo dei padri, il dibattito culturale sembra essere da qualche anno in prima pagina e basta gironzolare in qualche libreria per rimanere stupiti della produzione letteraria sul tema, romanzesca e scientifica, esposta o rinvenibile negli scaffali. Testi che parlano di nuovi padri, di mammi, di padri moderni, di paternità consapevole. Anche il mondo cinematografico ha assunto nel suo repertorio l’attualità’ della questione, dando volti e carattere ai personaggi presentati e sfogliati nei testi.

Come donna e come professionista impegnata nel campo educativo, ho cercato di immedesimarmi nello stato d’animo di molti padri che incontro e, per usare un’antica metafora, ho avuto sovente la sensazione di trovarmi di fronte a cavalieri senza cavallo, senza armatura e, senza meta. Nelle situazioni più confuse gli abiti indossati rischiano di assumere caratteristiche spiccatamente femminili, facendo inevitabilmente risultare i protagonisti fuori scena e a volte un po’ ridicoli. Più volte ho pensato alla storia, all’educazione e alla cultura che accompagnano i novelli padri nell’assunzione di un compito che nel giro di pochi anni ha subito un radicale stravolgimento e credo che mai come in questo momento urga il bisogno di ridisegnare i confini del proprio ruolo specifico, riconoscendone limiti e possibilità. Ricordate anche voi la famosa ninna nanna che parla di “coscine di pollo” e di un bambino che e’ della mamma e di Gesu’?  Certo, la strada si presenta lunga  e faticosa ma in questo percorso la donna, anzi la madre, non può pensare di rimanere affacciate alla finestra, dirigendo le azioni del proprio partner come un regista intransigente e impegnato a bacchettare l’attore ad ogni impercettibile errore. Non solo perché probabilmente questo atteggiamento porta a scarsi risultati ma, soprattutto,  perché così facendo preclude a se stessa e al suo compagno di viaggio, la possibilità di imparare dall’esperienza che stanno vivendo insieme. Come genitori inoltre questa potrebbe essere un’occasione mancata di insegnare ai propri figli l’importanza di accettare l’altro e la sua diversità mostrando  l’esempio quotidiano della ricerca e non la supponenza di chi prescrive comportamenti e azioni, confondendo tutto cio’ con l’educazione.

 

NOTE BIBLIOGRAFICHE

 

G.P.Charmet

Il nuovo padre

Una società senza padri

F. Scaparro

Talis pater

S. Argentieri

Il padre materno da San Giuseppe ai nuovi mammi

T.Loschi – G.Vandelli

Essere padre, fare il padre

 

Chaim Potok

Danny l’eletto

Il mio nome e’ Asher Lev

Il dono di Asher Lev

 

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3 pensieri su “Padri nella mente, nella cultura e nel cuore di Irene Auletta

  1. Vorrei che fosse la mia voce di padre a parlare. Ci provo.
    La voce di un padre cresciuto, come figlio, da una madre. Una madre presente, figura dalla quale passavano tutte le attività della casa. Ordine, gestione, amministrazione, educazione.
    Mio padre?Una figura a margine ma non per questo di minor spessore. Nonostante strade che ci hanno separato, nonostante “errori” che posso trovare nel suo modo di essere padre, ora che sono padre anch’io, posso dire che almeno ci ha provato. Questo quello che mi porto dietro: il non dover essere un surrogato materno (nei migliori dei casi) o un semplice procacciatore di risorse economiche (quello che paga i conti). Cerco di mantenere una mia dignità nell’essere padre, anche e soprattutto negli errori che so di commettere e cogliere e anche in quelli che coglierò. Il problema di fondo che però intuisco è come sia difficile ricostruire un’immagine del paterno che sia credibile. Il rifiuto totale del padre padrone di una volta e l’emergere del materno, fino ad allora sminuito in termini di visibilità e rispetto, ha portato ad una confusione nella quale fatico a ritrovarmi.
    Se faccio il genitore “severo” e interpreto il classico “padre normativo” sono figlio di una cultura superata, autoritaria e opprimente. Se cerco il mio lato “femminile” dell’essere padre, sbaglio perchè cerco di imitare qualcosa che non potrò mai essere.. E allora?
    Alla conferenza parlavi di madri buone o cattive e di padri assenti. Credo che come per il materno esista questo falso mito del “o sei buona o sei cattiva”, per i padri si parli di assenza quando invece e piuttosto la difficoltà a collocarsi in un nuovo contesto. Una paralisi che simula l’assenza ma che di fatto rischia di portarti a vivere di più un ruolo di spettatore, in una recita che invece ci vorrebbe coprotagonisti. In tutta questa confusione quello che so, come padre, è che mi sono rotto di sottostare a schemi, modelli, indicazioni; di mascherare il mio essere Emanuele solo perchè sono padre. Mi assumo quotidianamente, soprattutto negli errori che commetto e riconosco, la responsabilità di ciò che faccio. Non per orgoglio personale ma per rispetto verso i miei figli, perchè voglio che conoscano il mondo per com’è e non per come vorremmo che sia. Quindi come sono io, non di come “dovrebbe essere un padre”!
    Ora temo che però, lo stesso stia accadendo a voi madri.Un’eccessivo accumulo di responsabilità ed importanza in un’unica figura che inevitabilmente sminuisce l’altra. La creazione di un’immagine quasi mistica, il sole intorno al quale gira tutto l’universo famiglia. Ma come sempre poi succede, arrivano le rivoluzioni: il sistema tolemaico del padre-terra viene soppiantato da quello copernicano della madre-sole e via così. Come fosse una gara, ma cosa importa chi c’è al centro se nessuno gira intorno? La famiglia non è scienza, almeno nel suo insidacabile diritto a costiturisi come meglio crede.

    Emanuele

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  2. @Emanuele a parte che te lo chiedo per famiglia a strati ..
    Devo dire che mi ha commosso, quasi come accade ogni volta che sento le voci dei padri che aprono lo scenario e vedono, mostrando l’oltre.
    Ho avuto uno splendido padre e tu sembri raccontarlo raccontandoti.
    Grazie Monica

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