Blogging Day – #pedagogiaescuola: “Lezione Sdraiata” guest post di Rita Pastori

INTRODUZIONE

Ogni mese il gruppo Facebook “Educatori, Consulenti pedagogici e Pedagogisti” (link gruppo) propone un tema, una riflessione educativa, alla quale partecipare con un proprio contributo scritto.
Una volta raccolti, quest’ultimi vengono ospitati e divulgati dal circuito blogger di Snodi Pedagogici (link sito).
Il tema del mese di febbraio: Pedagogia e Scuola
“Con l’ingresso nel circuito scolastico i bambini smettono di essere “esclusiva proprietà” delle famiglie ed entrano a pieno diritto nella società come soggetti. Subito dopo il contesto educativo per eccellenza (la famiglia) è la scuola il luogo in cui bambini e ragazzi passano la maggior parte del loro tempo. 
Come e quanto viene percepito dalla scuola e dai suoi attori il ruolo educativo che viene loro chiesto? Qual è l’anello mancante nel processo insegnamento-apprendimento? Come vivono la scuola coloro che ci lavorano?”

Buona lettura.

GUEST POST: LEZIONE SDRAIATA

L’aula B2.15 (plesso B, secondo piano, penultima in senso orario ad angolo del quadrilatero… che un collega gentile a settembre mi indicò come: “ la prima qui a destra dell’aula docenti”) oggi è decisamente gelida. È  sempre così alle 7.55 del mattino. Poi, grazie al “riscaldamento Betlemme”, come dice la saggia prof. di matematica, pian piano si scalda fino a raggiungere, alla sesta ora, quel caldo tropicale da stagione delle piogge: umidità 99%. Eppure questa struttura è nuova, dovremmo avere il ricircolo dell’aria 10 volte all’ora grazie a un sistema di riscaldamento/aerazione super moderno.

Entrare nelle aule di quest’istituto attraverso le porte automatizzate mi fa una certa impressione. Sembra quasi di essere sull’Enterprise. Grazie al cielo la B2.15 ha una normalissima porta con la maniglia rotta, che fa tanto scuola italiana. La dotazione tecnologica però c’è tutta: tablet per compilare il registro elettronico, accesso a internet, cavi e cavetti per collegare il tutto alla lavagna multimediale.

Oh no! È sparito il proiettore! E io come faccio? Avevo preparato una lezione con “differenti supporti mutimediali”. Insegno “Teoria della comunicazione” e il programma prevede un’unità di apprendimento sui new-media. E ora? Chissà dov’è finito il tecnico! Ragazzi, che dite? Ripristiniamo il vecchio libro di testo più quaderno per appunti? …Mi sa che stavo pensando ad alta voce…

Entrano in classe con gongolante lentezza i miei studenti di quarta grafico, con i soliti 10 minuti di ritardo, dichiarando di esser sopravvissuti sulle scale alle orde barbariche di quelli di prima e seconda. Mi accorgo solo adesso che là in fondo, nell’angolo buio a sinistra, c’è Massimo,  praticamente sdraiato sul banco, con lo zaino per cuscino e un giubbotto verde militare tre misure più grande con il cappuccio tirato sulla testa. Accidenti, non l’avevo notato, pensavo addirittura fosse un borsone dimenticato da chissà chi. Certamente mi avrà sentito mentre imprecavo contro i prodigi della tecnologia ma fa finta di continuare a dormire.

Strano, ora tutti si adeguano al buio e al brusio sommesso con impressionante senso di adattamento. Accendiamo la luce? Dico.  Risposta corale: noooooo!!!  Si sta così bene! Eppoi c’è Massimo che dorme. Poi lo disturbiamo. Poi si sveglia storto e no, non ce n’è per nessuno.1623697_770971929600219_1311365130_n

Non Le conviene prof!

Allora mi sa che vi beccate una lezione “sdraiata”, giusto per fare il verso a Michele Serra, quel giornalista che ha scritto a una generazione di sdraiati iperconnessi…tipo voi. Giusto?

Michele chi? Generazione che? ..io sapevo di essere duepuntozero prof! Dice prontamente Annalisa. Guardi che i cellulari li abbiamo spenti. Vabbè, no… in modalità aereo, fa Brian. E comunque io la ascolto lo stesso, continua Marco, che non c’è mai alla prima ora (viene da un paesino sul confine svizzero) ma oggi c’è, con il suo vocione baritonale e interviene con: “può parlare, le mie cuffie sono spente, controlli pure”.

… perché non spari quella nuova di Jovanotti così ci addormentiamo tutti, fa Olga. Sèèèèèèè.

E Carmen, alzando sopra la testa della compagna il suo Ipad: vuol vedere la locandina che abbiamo fatto in Progettazione per il concorso  dell’Infomagiovani di Varese? non ci crederà ma abbiamo pensato a un headline più incisivo, ne avevamo parlato con lei nella sua ora, prof. Siamo arrivati secondi, sa?

Che dire, la “lezione sdraiata”sembra abitare la 4^D molto meglio della mia bella unità di apprendimento. Massimo, che all’alba delle 8.40 decide di alzare rumorosamente il capo, dopo un breve sospiro, stiracchiandosi, se ne esce più o meno così: “allora prof. si è decisa? Si parte o no con l’analisi dei dispositivivi 2.0 presenti in aula? Tanto lo so che è lì che vuole andare a parare!”

AUTRICE

Schermata 2014-02-26 alle 10.53.05Chi è Rita Pastori ?

Ho 47 anni, mi sono laureata in Pedagogia e sono abilitata all’insegnamento in Filosofia, Psicologia e Sc. dell’educazione.                                                                           Sono docente da più di 20 anni nella scuola secondaria di secondo grado.                                                                                                                                                            Precaria in varie scuole in provincia di Varese, solo dallo scorso anno sono di ruolo c/o IS Falcone di Gallarate.

Amo la danza in tutte le sue forme: mi piace riflettere con il corpo in movimento.
L’acqua è il mio elemento naturale ma ascoltare il respiro mentre salgo sui pendii dei monti mi fa percepire l’abbraccio del mondo.

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Tutti i contributi su # pedagogiaescuola verranno raccolti su Snodi Pedagogici

 

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“Noi” che nell’educazione siamo tutto sommato  … gli absolute beginners nonostante l’età “attempata”, non siamo i nativi digitali ma i tardivi …  per ragioni anagrafiche e culturali, stiamo cercando di recuperare il ritardo e abbiamo la voglia e la curiosità,  di renderci sempre più geek e di rendere degli incontri, che avvengono negli spazi digitali, fonti di incontro e sapere e tempi in cui condividere conoscenze.

il mondo che ci gira attorno funziona sulle autostrade del web, le economie, le finanze, le merci, gli scambi scientifici, le informazioni sono veicolate da queste strutture, che per noi spesso sono diventate piazze, e luoghi di appuntamento. Plessi da cui partire per nuovi progetti, digitali o analogici, con compagni di viaggio nuovi e magari conosciuti on line.

Così, tenuto conto del luogo scrivo e scriviamo, con i colleghi del gruppo facebook Educatori, Consulenti pedagogici e Pedagogisti abbiamo cominciato a usare alcuni hashtag che contengono concetti che ci sembrano significativi

#edugeek13 connette l’educazione con quel sentimento, stile e prassi che testimonia “una forte passione o esperienza nel campo tecnologico-digitale”, quindi educazione e tecnologia, web 2.0, nuovi media, uso che ne fanno i giovani e uso adulto, apprendimenti on line, nuovi modelli comunicativi, cognitivi e approcci scientifici mutuati dalla tecnologia

#educareè un hashtag che connette le informazioni, che possiamo e vogliamo, veicolare ad un riferimento/contenitore che li raccoglie e permette di individuarli, nei flussi veloci delle comunicazioni nei luoghi “social”:

twitter facebook googleplus

(#educareè è utilizzabile per evidenziare i contenuti educativi, con un link, ad un blog, articolo di giornale on lei, ad un post, pagina facebook etc etc)

#snodipedagogici che fa riferimento tanto al sito che contiene i collegamenti ad alcuni blog ad alto tasso di “educazione e pedagogia”, ma  anche  ci rimanda alla possibilità dell’educazione di essere uno snodo che conduce ad una pluralità di scelte e potenzialità 

Adesso vediamo che succede ….

Hashtag

Lo “svacco” net-pedagogico …

Premessa

Con il gruppo multidisciplinare di amiche e colleghe –  con cui stiamo provando ad elaborare pensieri capaci di osservare la realtà educativa da più ottiche – si va facendo interessante anche l’uso di parole, e di termini che ogni disciplina usa per definire o indagare alcuni aspetti del reale.

Parole simili, che specificano teorie o sguardi diversi –  ci aiutano a definire confini o concetti differenti, o a renderli più complessi.

E’ questa la sfida che stiamo ricercando e che sembra rendersi fattivamente disponibile; il fatto poi che si tratti di un gruppo composto di sole donne, defezionati e autoesclusisi, gli invitati uomini, rende l’ambito di ricerca ancora più intellettualmente e concettualmente intrigante. Forse prima o poi faremo anche un meta-pensiero su questo aspetto. Ma non ora e non oggi.

Oggi sono (e siamo) sotto osservazione gli  (come) adulti e i giovani, nella relazione tra chi insegna e impara, nell’attraversare i mondi web. Dalla esplorazione del gruppo questa è una pista possibile da esplorare …

Eccoci a ragionare di  rete /web/web 2.0  attraverso lo sguardo adulto che osserva i giovani, usando i materiali stessi che il web stesso mette a disposizione. Un materiale articolato (link, ricerche, esperienze) che spesso racconta (o induce) la paura degli adulti/genitori davanti ad una esplorazione nuova incontrollata ed incontrollabile, dei giovani, di un mondo, talvolta estraneo agli adulti stessi.

Una estraneità non aiutata dal digital divide italiano, fatto di reti obsolete, da intere zone non raggiunte dalla fibra ottica, e da una diffusione del wifi che enuncia una moda più che una questione strutturale.

Un mondo adulto che sembra (o crede di) “potersi” permettere di raccontarsi (escluse le “avanguardie”, i tecnici, le mamme blogger, gli appassionati dei socialnetwork) nel suo non sapere e non capire; e che rischia, talvolta, farsi elitariamente escluso e dimentico di una modernità ed una società globale che viaggia su web; come le merci, o l’economia globalizzata, la cultura, la musica. Un mondo adulto, fatto anche di educatori, docenti, insegnanti … Persone importanti per la cultura e la formazione.

In ogni caso questo nostro mondo viaggia – già da tempo –  su autostrade di dati, non visibili, certo, ma sostanziali. Da qui l’ignoranza diventa un peccato serio, e non certo una virtù. Tanto più se la propria vita personale o professionale conduce sulla strada del formare, dell’educare i giovani o i figli, o chi si occupa di educazione.

Certo si potrà argomentare che si può vivere senza luce elettrica, automobili/mezzi di trasporto/tecnologia, computer/web ma non si potrà ignorare che molta parte della vita, che viviamo, o scorre attorno a noi, e si conduce attraverso un flusso di informazioni che passa dal web, grazie all’energia che fa funzionare le nostre case, e dalle merci che viaggiano da un luogo all’altro. Insomma possiamo scegliere la rinuncia …. solo se siamo consapevoli di quanto ci gira attorno. Non per pigrizia o casualità.

Si può anche indagare un ulteriore approfondimento di questo pensiero “sulla nostra adultità” (e su una possibile necessità educativa insite in questo ruolo), sulla consapevolezza necessaria nello stare sul web; una consapevolezza comunque insufficiente anche per noi che … pur “sapendo di non sapere”, qualche conoscenza l’abbiamo maturata.

Quanto sappiamo di cosa è davvero pubblico e cosa è davvero privato? In che modo il web (in particolare quello 2.0, quello dei socialnetwork,) è uno specchio bidirezionale? Come invece si rivela per essere un vetro trasparente, che equivochiamo, quando lo crediamo  capace di celarci?

Cosa finiamo per svelare di noi stessi, del nostro modo di comunicare? Cosa mostra l’esibizione del nostro sapere, delle nostre foto, dei nostri link, e della nostra stessa vita (ora in eccesso ora in sottrazione)?

Come usiamo il nostro essere adulti e pubblici, per creare una cultura, o anche un confronto,  in un modo di cui non sappiamo le regole, e/o in cui imponiamo regole originarie di un mondo altrove, in genere veicolato da una comunicazione corporea, fisica, olfattiva, vocale, sonora, epidermica? Reiteriamo modelli conosciuti, senza comprendere lo spazio nuovo in cui ci “muoviamo”, credendo di colonizzare un mondo liquido?

Come ci giochiamo il nostro personale confine e come andiamo a giudicare l’altrui, laddove siamo i primi a non saper giocare il gioco, o a non poter dettare le regole, se non con molta presunzione?

Non si tratta di giocarsi la carta della ineducabilità, ma quella di una esplorazione della propria umiltà, della propria consapevolezza, della propria ricerca dei “fondamentali” necessari allo stare nel web;  una esplorazione che merita tempo, cura, attenzione e intelligenza esplorativa ed emotiva.

Forse è da qui che si parte?

Giovani ed adulti, vicini in uno stesso porto, pronti per uno stesso viaggio. I giovani sono già li, intenti ad esplorare un inesplorato. E gli adulti accanto, adulti che devono partire, ma fondatamente consapevoli solo della propria ignoranza, della propria età, del proprio sguardo permeato di anni in più, e di domande inquiete, quali uniche asimmetrie possibili nel dialogo tra insegnare, imparare.

Forse non è a caso che alla fine ho scelti t di partecipare al blogstorming di Genitori Crescono … Blogstorming speciale, che durerà 4 mesi, dal 15 gennaio al 15 maggio, nel quale convergeranno riflessioni dal mondo dei blog sull’USO CONSAPEVOLE DELLA RETE.