Netiquette ovvero regole di educazione in rete

keep-calm-and-follow-netiquette

Ho preso da 42 l’elenco delle voci che compongono la loro netiquette, convinta che possa tranquillamente valere per ogni  luogo web, dove sia primaria la possibilità di scambio e confronto.  

Mi sono permessa di modificare o aggiungere qualcosa, qualora mi sembrasse necessario per generalizzare meglio i concetti (le modifiche sono di colore diverso). In realtà ho fatto ben poco.

42etiquette (Consigli di comportamento per rendere questo un posto speciale)

  • Ricordare l’essere umano. Quando comunichi online, tutto ciò che vedi è lo schermo di un computer. Quando parli con qualcuno dovresti chiederti “Direi queste stesse cose in faccia a questa persona?” o “Un mio amico si offenderebbe se gli dicessi queste stesse cose?”
  • Quando si è online, aderire agli stessi standard di comportamento che si seguono nella vita reale.
  • Leggere le regole di una community, prima di inviare qualsiasi cosa. Le trovi, in genere, nella colonna a destra. (cercale o chiedi, è lecito e consigliabile)
  • Leggere la 42etiquette. Leggila ancora e rifallo una volta ogni tanto. La 42etiquette è un documento “vivente”, in continua lavorazione, e potrebbe cambiare nel tempo con la crescita della community. (cerca  e leggi – dove vuoi – il significato e l’importanza di adottare un comportamento consono alla netiquette locale, o quella che è di buon senso adottare sul web, sempre)
  • Moderare in base alla qualità, non alle proprie opinioni. I contenuti ben scritti e interessanti valgono tanto, anche se non ti trovano d’accordo.
  • Non sottovalutare la grammatica e l’ortografia. Le discussioni intelligenti richiedono un sistema di comunicazione condiviso. Sii aperto alle correzioni fate in modo gentile.
  • Mantenere i titoli il più possibile attinenti e liberi da opinioni. Se senti il bisogno di sbracare, puoi farlo nella sezione dei commenti. (consiglio specifico, ma in un tempo di cattiva comunicazione il titolo va pensato)
  • Cercare sempre la fonte originale del contenuto che si vuole condividere, e invia quella. Spesso un blog fa riferimento a un altro blog, che fa riferimento a un altro ancora, ecc… e nel frattempo tutti mettono in bella mostra i propri annunci pubblicitari. Scava tra tutti quei riferimenti e invia un link all’autore originale, che è l’unico a meritare quel traffico.
  • Scegliere la community più appropriata per i propri contenuti. Puoi anche decidere di inviarli in più di una community (cross posting), se l’argomento è pertinente.
  • Cercare eventuali duplicati, prima di sottoporre il proprio contenuto. Gli articoli ridondanti non aggiungono nulla alla conversazione. Detto questo, a volte a causa di attimi non colti, un brutto titolo o, semplicemente, sfortuna, una storia interessante potrebbe fare fatica a farsi notare. Sentiti libero di ripostare di nuovo qualcosa se ritieni che il primo contenuto non abbia avuto l’attenzione che si meritava e potrebbe fare meglio. (consiglio specifico, ma fa pensare che ogni condivisione va pensata, deve avere una intenzionalità)
  • Linkare direttamente i file che si trovano in una pagina così come lì hai trovati, senza aggiungerci niente.
  • Quando possibile, usare come link le url normali, anche se lunghe, ed evita gli short link (che oggi ci sono e domani chissà), le pagine temporanee che potrebbero scomparire. In particolare, nel caso dei blog, usa i “permalink” al singolo post, e non la homepage.
  • Considerare la possibilità di inviare critiche costruttive o una spiegazione, quando si vota qualcosa in modo negativo. Fallo con accuratezza, ma anche con tatto.
  • Segnalare tutto lo spam che si trova.
  • Navigare nelle pagine dedicate alle nuove discussioni e votarle. Vedilo come un, beh, pubblico servizio. (consiglio specifico, ma se partecipi ad una community o segui un blog curiosare in giro è lecito e consigliabile)
  • Leggere per davvero un articolo prima di votarlo (piuttosto che basare il tuo voto solo sul titolo).
  • Sentirsi liberi di inviare link a propri contenuti (senza esagerare). Ma se invece tutto quel che invii riguarda sempre e solo te e che venga spesso votato negativamente, magari prova a guardarti allo specchio — potresti scoprire (succede anche nelle migliori famiglie) che sei uno spammer. Una regola non scritta molto usata da queste parti prevede la proporzione 9 a 1, ovvero: su 10 cose che proponi, solo una dovrebbe riguardare tuoi contenuti.(consiglio specifico, ma non diventare spammer stopposi o troppo autocentrati è importante, come lo è diffondere la varietà e le buone cose altrui)
  • Articoli o discussioni contenenti materiale esplicito come il nudo, parolacce orribili, ecc…: marcali come NSFW (Non adatti a un luogo di lavoro) per nudità. Se invece qualcosa è adatto ai luoghi di lavoro ma dal titolo non si direbbe, marcalo come SFW (Adatto ai luoghi di lavoro). Usa giudizio nell’attribuire queste tag, e vedrai che tutto andrà per il meglio.
  • Applicare la regola “innocente fino a prova contraria”. A meno che non sia oggettivamente chiaro che un contenuto sia sbagliato o sia stato inserito per “pescare karma”, non dire che lo è. Rovina l’esperienza non solo a te, ma anche a tutti gli utenti che leggono quarantadue ogni giorno. (consiglio specifico, insomma abbassa il livello di iper reazione a quello che scrive qualcun’altro, aiuta a pensare e ragionare.
  • Rileggere i propri contenuti e verificare gli errori, prima di inviarli, specialmente il titolo che si è scelto. Assicurati che i fatti che stai citando siano verificati per evitare qualsiasi tipo di problema.

Cose che NO

  • Esercitare qualsiasi tipo di attività illegale.
  • Pubblicare informazioni personali su qualuno, o anche solo linkarle. Il che include link a pagine pubbliche su Facebook e screenshot da Facebook nei quali i nomi siano leggibili. Siamo tutti infastiditi dalle cose stupide che la gente fa o dice online, ma la caccia alle streghe e la giustizia fai-da-te hanno spesso provocato vittime innocenti. Quel tipo di contenuti o commenti saranno rimossi. Gli utenti che pubblicano informazioni personali vedranno il proprio account cancellato immediatamente. Se ti capita di notare un utente che pubblica informazioni personali, sei pregato di segnalarlo agli amministratori. In più ricorda, per pagine come quelle di Facebook nelle quali sono spesso pubblicati dati sensibilii, di mascherare le informazioni personali e le immagini che ritraggono persone utilizzando la sfocatura (“blur”, su Photoshop) o un semplice blocco nero. Quando le informazioni personali sono rilevanti ai fini di ciò che viene detto all’interno di un post, usa i colori per indicare chi è che è responsabile di aver detto cosa.
  • Inviare nuovamente informazioni rimosse o cancellate. Ricordi il commento che qualcuno ha inviato e successivamente cancellato perché conteneva informazioni personali o immagini imbarazzanti? Resisti alla tentazione di inviarlo di nuovo. Non importa che cosa contenesse. E’ stato cancellato per un preciso motivo.
  • Essere (intenzionalmente) rude in generale. Scegliendo di non essere antipatico contribuisci a incrementare il livello di civiltà della comunità e la rendi migliore per tutti.
  • Fare comunella con quelli che se la prendono con un altro utente di quarantadue senza prima verificare le ragioni di entrambe le parti. Quelli che incitano a intraprendere questo tipo di azioni sono spesso motivati da cattive intenzioni e sono, molto più spesso di quanto si creda, dei troll. Ricorda: ogni volta che  qualcuno che ha contribuito alla crescita della comunità viene spinto ad abbandonarla, tutti perdiamo qualcosa.
  • Chiedere a qualcuno di trollare altri utenti, nella vita reale, o su altri siti e blog. Non siamo il tuo esercito personale.
  • Attaccare personalmente altri commentatori. Gli attacchi personali non aggiungono nulla alla conversazione.
  • Iniziare un flame. Segnalalo e morta lì. Se senti davvero il bisogno di confrontarti con qualcuno, lasciagli un messaggio educato con un link alle regole, e basta.
  • Insultare gli altri. Gli insulti non contribuiscono a una conversazione costruttiva. Le critiche costruttive, invece, sono appropriate e incoraggiate.
  • Trollare. Comportarsi da troll non contribuisce alla discussione.

edu(c)azione geek

“Noi” che nell’educazione siamo tutto sommato  … gli absolute beginners nonostante l’età “attempata”, non siamo i nativi digitali ma i tardivi …  per ragioni anagrafiche e culturali, stiamo cercando di recuperare il ritardo e abbiamo la voglia e la curiosità,  di renderci sempre più geek e di rendere degli incontri, che avvengono negli spazi digitali, fonti di incontro e sapere e tempi in cui condividere conoscenze.

il mondo che ci gira attorno funziona sulle autostrade del web, le economie, le finanze, le merci, gli scambi scientifici, le informazioni sono veicolate da queste strutture, che per noi spesso sono diventate piazze, e luoghi di appuntamento. Plessi da cui partire per nuovi progetti, digitali o analogici, con compagni di viaggio nuovi e magari conosciuti on line.

Così, tenuto conto del luogo scrivo e scriviamo, con i colleghi del gruppo facebook Educatori, Consulenti pedagogici e Pedagogisti abbiamo cominciato a usare alcuni hashtag che contengono concetti che ci sembrano significativi

#edugeek13 connette l’educazione con quel sentimento, stile e prassi che testimonia “una forte passione o esperienza nel campo tecnologico-digitale”, quindi educazione e tecnologia, web 2.0, nuovi media, uso che ne fanno i giovani e uso adulto, apprendimenti on line, nuovi modelli comunicativi, cognitivi e approcci scientifici mutuati dalla tecnologia

#educareè un hashtag che connette le informazioni, che possiamo e vogliamo, veicolare ad un riferimento/contenitore che li raccoglie e permette di individuarli, nei flussi veloci delle comunicazioni nei luoghi “social”:

twitter facebook googleplus

(#educareè è utilizzabile per evidenziare i contenuti educativi, con un link, ad un blog, articolo di giornale on lei, ad un post, pagina facebook etc etc)

#snodipedagogici che fa riferimento tanto al sito che contiene i collegamenti ad alcuni blog ad alto tasso di “educazione e pedagogia”, ma  anche  ci rimanda alla possibilità dell’educazione di essere uno snodo che conduce ad una pluralità di scelte e potenzialità 

Adesso vediamo che succede ….

Hashtag

Consulenza pedagogica ed etica tra pubblico e privato (appunti con dubbi)

L’etica (dal greco antico εθος (o ήθος)[1], èthos, “carattere”, “comportamento”, “costume”, “consuetudine”) è un ramo della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico ovvero distinguerli in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati.

etica

Tentando il bilancio di questa nuova professionalità, o meglio della nuova forma che la consulenza pedagogica permette ai pregressi 25 anni di lavoro in ambito educativo, emergono dubbi e domande.

Premetto per necessità di aver trovato eticamente compatibile con la mia formazione, tanto il lavoro per una struttura pubblica (ambulatorio di neuropsichiatria infantile) quanto quello pluriennale in una cooperativa sociale.

Due concetti ne ho mutuati.

Uno: come quello pubblico possa davvero essere un servizio attento e aperto alla collettività, capace di accoglienza e cura, e al contempo incapace di dimenticare di essere una “res pubblica”, una “cosa pubblica”, un bene collettivo  e necessario, un luogo di tutti. Un esempio di civismo responsabile, che educa al civismo, mostrando la capacità di rispettare l’utenza, di erogare prestazioni professionalmente di buona qualità, di rispettare il lavoro di chi appartiene al servizio, di offrire una alta qualità a chi lo interroga portando un bisogno delicato, una fragilità, una domanda.

Due: come quella cooperazione sociale che  opera in ambito educativo, di assistenza e cura, sia un luogo possibile del lavoro e di una cultura che si interfaccia con il servizio pubblico, senza mai diventare davvero privato (profit); restando a scavalco tra l’impresa e la missione sociale. Una cooperativa sociale può davvero introdurre quello sguardo civile, politico (cura della polis, dei cittadini e dei loro bisogni, e problemi), ed educativo, che aiuta gli altri operatori della rete (scuola servizi etc)  a prestare attenzione alle parti più affaticate e discutibili e faticose della vita di una società (disagio familiare, dipendenze, disabilità etc).

Come si interfaccia la consulenza pedagogica che cerco di praticare con questi due consuetudini, queste due etiche, che per loro struttura possono incidere più o meno profondamente nella società? Può avere una incidenza pubblica una consulenza privata? Ancora non so, le varie appartenenze professionali, mi pongono diverse domande nella pratica quotidiana. Così uso anche altre prospettive per vedere meglio.

La rete, quella web, oltre che quella esistente negli incontri nel mondo del lavoro, mostrano un proliferare di forme di consulenza e consulenti, che si esercitano come profit, come professionisti dell’educazione. Mostra anche le molte scriminature, le debolezze, le incongruenze, le scorrettezze e la “guerra” sotterranea tra paradigmi e professioni, tradimenti in fior di tastiera, o di clientela.

Mostra il professionismo anche come forma narcisistica della propria abilità, atta a procacciare clienti, mostrandosi tutta nella  propria estetica.

Questa ultima potrebbe essere una osservazione in parte inutile visto che è del profit avere questa abilità o necessità: per vendere bisogna piacere, attrarre, offrire bei prodotti. Sbaragliare la concorrenza, mostrarsi più abili, o esser solo più furbi e strategici. O peggio iniziare la guerra dei maestri (o dei maestrini) per il paradigma più “figo” o accattivante degli altri.

Eppure la domanda sulla funzione pubblica, civile, etica, politica (nell’accezione di cura della “polis”)  dell’educare e di chi pratica educazione resta come un tarlo, come l’ onda lunga che amplifica i cerchi nello stagno.

L’educazione può essere privata e privatizzata o privatizzabile, cosa succede quando perde questa connotazione, quando dimentica l’ethos, ha bisogno di questa dimensione etica?

Cosa deve essere una consulenza pedagogica perché l’educazione continua ad essere formativa sino in profondità?

Che forma deve avere? Che comportamenti assumere, quale netiquette inventarsi?

Nota a margine, la rete (web) ha il potere mostrare e svelare le aree nascoste, è una terra con una etica fluttuante, con zone prive di etica, e zone che la inventano, o ne inventano nuovi modi; e le professioni, o almeno la professione educativa può imparare molto dall’attraversare questa terra a rischio, destinata a svelarne le sue incompetenze o incoerenze, o le domande irrisolte sulla propria funzione.