A come ovvio

Luogo Facebook: condivido il post di un collega, che mi pare dica belle “cose”, quelle che si dicono e devono dire coloro che si occupano di educazione.

Un commento fulminante, di una persona che stimo parecchio mi apre un dubbio, ma quante cose scontate diciamo noi che ci occupiamo di educazione, quanto siamo banali, pomposi o pedanti? Quanto poco proponiamo con le nostre parole che sia fuori dall’ovvio, dal già sentito o pensato, quanto sappiamo perturbare, illuminare, suggestionare, ispirare e a riportare l’educazione (che tutti conoscono e vivono, come genitori e figli, o persone chiamate ad apprendere) fuori dal senso comune, quali spiragli o abissi sappiamo mostrare, quale bellezza o ricchezza, quali incertezze e quali curiosità?

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L’educazione è “buona educazione”, è socializzarci alla media, o è rivoluzionare l’altrui (e la nostra) vita dando gli strumenti per costruire un mondo, insieme agli altri??

Chiudo una domanda forse più propriamente tecnica, come le “buone” prassi educative che esercitiamo (postulando che chi educa sappia farlo) riescono ad oltrepassare il nostro corpo, le nostre azioni, i gesti, e a riprendere voce ed energia in quella singolare forma di pensiero/parola che usiamo nello spazio/ forma comunicativa che ci offre il web….

NORME E LEGAMI. L’incontro tra adulti e giovani attraverso legalità/illegalità. (1)

Cos’e?
Il titolo, la traccia tematica, per un incontro di confronto dialettico (progettato tra amiche, conoscenti e colleghe consulenti pedagogiche e filosofe) svincolato da legami istituzionali o lavorativi, ma dedicato a aprire un tema caro a tutte per motivi professionali.

Eccone gli appunti (e gli spunti) iniziali.

Premessa.
In questo momento socioculturale e’ quasi strano trattare il tema dell’illegalita’ nel doppio sguardo tra adulti e giovani.
Una visione piu’ divulgativa, vuole o voleva, la categoria dei giovani osservabile nel suo essere quasi “portatrice sana” di perturbazioni, di esplorazioni di una “illegalità” praticamente generazionale, fatta per attraversare e provocare le periferie e limiti di un mondo normato, legale, formale, ingessato ma un mondo appiattito: il mondo adulto; i giovani avrebbero quindi creato così’ un’esperienza (potenzialmente fertile) di trasgressione e innovazione, capace di essere portatrice di norme nuove o rinnovate.

Questa visione, pero’, si infrange con la nostra realtà italiana così sistematicamente composta da adulti che nella forma propongono la norma, ma nei fatti coltivano le più varie forme di illegalità’.
E non si tratta di adulti “qualsiasi”, o dediti per professione al crimine, ma di professionisti: politici, imprenditori, funzionari, amministratori, una cospicua fetta di coloro i quali avrebbero – per ruolo istituzionale – quello di istituire e promuovere le norme,, la regola e la legalita’.

Ed allora da e’ da qui, che penso valga la pena di iniziare la trattazione: osservando legalità ed illegalità in uno scenario cambiato, che pure  per certi aspetti non si discosta troppo da alcuni altri periodi storici.

Per cominciare ci collochiamo su una scena storica è decisamente interessante poiché sul piano storico c’è un altro elemento in gioco: la trasparenza, figlia legittima, della diffusione deel web, e di tutti quei media che moltiplicano le informazioni in circolo vari media che assolvono alla funzione di denudare il re (vedere il fenomeno wikileaks), e al tempo stesso gli stessi media che sono (nella fattispecie, il web) anch’essi stessi mezzi di illegalità’ diffusa.

L’esempio piu’ calzante di questa illegalità giovanile potrebbe essere quello della diffusione del downloading illegale e gratuito di film e musica che sta mettendo – da un lato – a dura prova l’economia dell’industria discografica ma intanto finisce per “interrogare” tutti quanti  sul senso delle major della musica, sui diritti d’autore e sulle royalties che vengono piu’ o meno date agli autori. A tal punto che  alcuni musicisti stanno usando il web per rinnovare il patto con i propri fan e fruitori della musica, con nuove norme e legami che finiscono per lasciare lasciano fuori le major.

Quindi uno dei punti di osservazione su cui sostare è l’evidenza di una illegalità adulta, istituzionale, economica, politica che viene via via svelata, e che vive in parallelo con quella “giovanile”.

Ecco che già è necessario provare ad entrare nel tema, allora postuliamo pure che ci sia una illegalità funzionale, giovane o giovanile, che letta nella sua possibile “funzione di ricerca”,  evidenzierebbe l’esplorazione di nuove norme, di diversi legami ma dotati di un senso condiviso, capaci di  raccontare di nuove generazioni. Chiaramente ci sono anche altre sfere dell’illegalità giovanile decisamente più perturbanti di queste per chi e’ adulto.

Ma subito ci si deve fermare davanti al problema del mondo adulto, che osservando l’immaginario identitario ma anche prassico illegale e giovanile, dovrebbe o dovrà – per contro – prima a poi interrogarsi su di un piano, che non è non solo etico e politico, ma che è quello della propria raffigurazione/narrazione dell’illegalità “per bene”; quella che parte con le fatture non fatte e gli scontrini non emessi e procede dal piccolo al grande,  quasi esponenzialmente, in un vortice di mazzette, corruzioni, collusioni, di vite collocate ai confini del lecito, evidentemente  “tipiche” di un mondo adulto. Un mondo, una classe, una casta o meglio tante piccole caste che le cronache ci tratteggiano come impantanate in mezzo a scandali e processi.

E allora noi adulti, interrogando questi temi, possiamo esimerci dal chiedere che rapporto c’è con la legalità e l’illegalità nel (nostro) mondo adulto, cosa ci insegna, come ci turba, che ambivalenze ci genera, e che pratiche ci fa generare, e come queste si vanno a integrare e svolgere  nel momento in cui interpretiamo un ruolo educativo? Che legalità posso insegnare come adulto, come reinterpreto le (mie) ambiguità generazionali, e come le intreccio con la perturbazione di una illegalità “funzionale” se giovanile, se intesa come istanza di mutamento socioculturale? Quali responsabilità mi assumo, oltre alla mia personale, nel momento in cui educo, nel mostrare cosa è illegale nel mondo giovane, e cosa lo è anche nel mondo adulto? Esiste davvero una illegalità giovane che esplora nuove norme? Come mi rapporto con la trasparenza che nel mondo svela la nudità dei re, e lo fa ancor meglio di maggiori fruitori del web, i giovani? Quando una trasgressione innova “la regola” e quando non fa che rinforzarla? Quando una trasgressione giovane è (cambiata la forma) sulla stessa linea di continuità di quella adulta? …

Queste sono alcune delle domande dovrebbero restare interrogabili alla luce dell’incontro tra adulti e giovani, e nello sguardo diretto a ciò’ che può essere oggetto di riflessione educativa.

NORME E LEGAMI (in preparazione)