Algoritmi, Balene Blu, Fake, Gattini, e Sirene e paure educative. Perché tutto è complesso. (Appunti)

N.d.r.

L’articolo tratta di educazione, ed è forse più comprensibile se sei un operatore del settore, ma se sei un genitore e avrai la pazienza forse troverai alcuni spunti su cui pensare.

Putroppo, o per fortuna, semplificare non è la mia miglior virtù.

Cn questo caso dire che si tratta di fortuna perché in educazione non si può semplificare troppo, parlare per ricette, o soluzioni a breve termine, non è utile contare su risposte bianco e nero, del tipo “si fa così e non così”.

Ci muoviamo nella complessità, e pertanto ci possiamo solo obbligare guardare al mondo, considerandola attentamente, per restituirla appena più tradotta ai figli o ai nostri formandi, che vanno ad attraversare il mondo /la vita /le tappe di crescita /il lavoro /lo studio. E il web è uno di quei mondi nuovi e difficili che incontriamo.

Le catene, le fake news, le notizie acchiappaclic, le post verità, gli algoritmi, l’hate speech adulto, il cyberbullismo sono parole nuove e aspetti della nostra realtà che vanno collocati in un contesto più ampio per essere decifrati. Siamo noi adulti o formatori, a fare da guide in avanscoperta, sulle piste di un territorio sconosciuto, anche per noi.

Non possiamo essere pigri, ci tocca un compito educativo che non possiamo abbandonare: quello della ricerca della complessità.

Una mia amica che si occupa di sicurezza su Web, moltissimi anni fa quando io mi affacciavo la prima volta su web, e lei già lo navigava con scioltezza, a molte delle mie domande sul tema, mi rispondeva: “Per favore, Monica RTFM leggiti il fottuto manuale”  Cosa mi voleva dire? Mi irritava il fatto che proprio lei, che sapeva, non mi rispondesse. Mi obbligava a fare una ricerca.                   RTFM È usato solitamente per rispondere a domande banali o a comportamenti scorretti che potrebbero trovare risposta in documentazioni ampiamente disponibili in rete o rispettando le più basilari regole di etichetta. (fonte wikipedia). Mi imponeva così, di andare a cercare da sola le risposte, di cambiare il mio modo di pensare, di agire il rete. E un poco l’ho imparato.

Quindi se vogliamo capire, dobbiamo resistere alla tentazione di semplificare, e andare a leggerci il “F*****” manuale. Creandoci una robusta cultura sulla rete o una quantomeno idea della sua complessità.

Secondo me continuiamo a guardare il dito, e poi anche la luna, ma mai il tipo che la indica, il pensiero che sta oltre.

Ma semplifico e centro l’attenzione su un solo punto: “Blue Whale” ossia prima di condividere, ansiosamente, la questione sulle Balene Blu, e commentare con tanta preoccupazione, dobbiamo capire se è una notizia vera o falsa.

Affacciandoci sulla complessità del web. Sapete perché nel titolo ho citato gli algoritmi? Perché stanno determinando il modo e il tipo di notizie chi arrivano, in base a chi siamo: vi sembra una questione irrilevante? Niente affatto, e quindi ascoltate Matteo Flora (vedi link in fondo al post). Tanto più se se vi sembra strano che Facebook vi proponga a volte di acquistare una oggetto che vi interessava, e vi state chiedendo come “ha” fatto.

Forse un algoritmo* ha mappato chi siete e i vostri gusti, mappando tutti i vostri dati on line. Allo stesso modo alcune notizie ci vengono offerte con minor o maggiore frequenza, a seconda del nostro profilo on line; a seconda di chi sei ti arriva o meno una certa notizia. Quelle sui vaccini, sui pannolini, sui vegani, sulle Balene Blu, sulla puericultura, sulle scarpe che compri più spesso, etc. Così arrivano le notizie che ci toccano, impressionano, fanno pensare, e/o agiscono sulle nostre ansie e preoccupazioni. E le paure che abbiamo, o non abbiamo, sui figli e su chi educhiamo, determinano ciò che insegneremo, quali regole mostreremo, o imporremo.

Dobbiamo abituarci ad un web, che, fra le tante opzioni ed esperienze immediate e semplici che rappresenta e permette (comunicazione, informazione, musica, transazioni finanziarie, scienza, cultura, musica, cinema, acquisti, social, immagini, etc)  contiene molti più elementi di quanto pensiamo.

E allora come ci muoviamo?

Informandoci.

Ossia dobbiamo alzare, come prima azione, il nostro livello di comprensione del web, dobbiamo auto-formarci, perché nessuno lo farà, nessuno sapeva che avremo dovuto imparare tanto.

Ma finché chi educa non fa una serie di azioni precise e utili = impara, si informa e insegna queste fake news gireranno sempre.

Quanti di noi sono stati tediati su WhatsApp da assurde catene? Eppure basta digitare su Google il titolo della catena, prima di condividerlo e spesso si scoprirà che si tratta di un fake (falso). Ma la catena è una struttura tale che alzerà il nostro livello di ansia, girerà e invaderà con la velocità dei virus (si dice appunto la vitalità dei contenuti web), se non la fermiamo.

L’assenza della ricerca della complessità è abbastanza naturale; “complesso” vuole dire far fatica, documentarsi, leggere, studiare,  ricercare e aver dubbi, significa fermarsi davanti ad un web che ci rende invece tutto facile e immediato, e non ci da tempo, per cercare una rotta adatta.

Il web, come un territorio sconosciuto, non è buono o cattivo, è un mondo da scoprire, con luoghi, formule e algoritmi, e regole proprie.

Solo che se non ci fermiamo per capire dove siamo, non sarà facile vedere dove portiamo, o lasciamo andare, i figli, aggiungeremo paure infondate, e non riconosceremo altri rischi legittimi, similmente alle possibilità. Questo sapere resterà ad appannaggio dei pochi addetti al lavoro, o di coloro i quali  “si leggono il manuale” ma che risultano  quelli “strani”.


 

Collegamenti istruttivi

  • da vedere Matteo Flora – fa un lavoro divulgativo notevole e in modo relativamente leggero – lo trovate qui Matteo Flora su Facebook  e qui Matteo Flora su YouTube
  • qui sto raccogliendo da un po’ di tempo articoli che rientrano nella categoria web e conoscenza, è un archivio disordinato, ma contiene stimoli da seguire se generano curiosità
  • il film Matrix da vedere con i figli adolescenti e non solo, chiedendosi qualcosa di più. A piacere c’è anche un libro “Pillole rosse. Matrix e la filosofia”
  • A breve dovrebbe uscire un libro di Andrea Fontana che parlerà proprio di tutta questa serie di fenomeni falsi (fake news) che nella rete si creano e amplificano..
  • per verificare le bufale qui BUTAC o qui DISINFORMATICO (sito ormai storico nella ricerca delle bufale).

 

di pedagogie genitoriali paure/cambiare #educare

schermata-2016-10-11-alle-22-12-36

Un genitore sta rassicurando la sua bambina che ha assommato una serie di paure: gli aerei, il terrorismo, le cose che le possono fare male, le persone cattive. Da un accenno genitoriale sembra stiano vivendo anche una situazione familiare particolare o complessa. La piccola viene rassicurata sul fatto che i cambiamenti non “fanno male” e che seguiranno una stabilità e benessere maggiore; in ciò tralasciando di approfondire il timore che lei porta attorno alla pericolosità del mondo. A volte ci si focalizza soprattutto sull’aspetto che come adulti ci riguarda in prevalenza, senza provare a guardare la stessa complessità che i bimbi portano.
Il terrorismo fa paura, appunto perenne il nome dalla dimensione più travolgente della paura: il terrore. Ed è fuori da noi, è collocato in altri che non hanno faccia e nome, e che colpiscono senza remore. Che offre una dimensione incontrollabile perché ai bimbi manca quel background informativo che permette di ricollocare in una scena comprensibile carte azioni. La cultura adulta, può contenere il proprio terrore, in quanto “sa” il perché accadano alcune cose, a volte anche il come. Certo a tutti noi adulti manca la conoscenza del quando, o del chi.
Davanti a questo mi chiedo cosa voglia davvero la bimba, se il punto a cui rispondere sia il suo timore sui cambiamenti, o se non sia piuttosto sul timore del mondo. Se il genitore risponda alla domanda che più sente vicino a se stesso che non a quella espressa dalla figlia.
Ma il bisogno di un bimbo è anche legato al sapere se avrà al suo fianco genitori capaci di guardare il mondo, spiegandogli cosa accade per rassicurarlo, di indicargli il senso e il valore della protezione, mentre lo si protegge, insegnandogli ad attraversarne i confini e le domande complesse.
Insomma il nostro sguardo adulto può appoggiarsi non solo e non prevalentemente sulla fatica emotiva del cambiamento (lutto, separazioni, cambiamenti, malattie) ma anche sulla dimensione dell’imparare a guardare insieme il mondo, nominando ciò che come genitori si può fare o si fa, affinché gli imprevisti possano anche essere possibilità; e sulla possibilità di costruire con e per il bambino quelle capacità e sguardi sul mondo che aiutano a crescere.
Se il mondo resta un luogo complesso da attraversare, sapere che ci è stato insegnato a farlo aiuta a guardare la strada.
Post apparso di Facebook 11/9/2016