Il Centro Estivo e il Tempo Vuoto

Estate 2010.

Sono reduce da un paio di giornate di formazione dirette agli animatori di un centro estivo per bambini e, per riuscire a pensare alla ri-progettazione di questo servizio, siamo partiti all’esplorazione di alcuni scenari culturali che probabilmente determinano e si connettono alle attività pensate per i questi servizi e alla considerazione che si ha, e abbiamo tutti, del tempo vuoto,
La  riflessione sulla scomparsa del tempo “vuoto” che è andata assumendo connotazioni interessanti; per gli adulti  e quindi anche  per i bimbi il tempo della vacanza viene sempre più fagocitato dagli impegni, dalle attività, dai laboratori, dalle programmazioni, da una vita ben organizzata.
Se mi riferisco alla mie personali esperienze di vacanza, di quando ero bambina, vedo un molto tempo vuoto, e persino se penso ad un luogo di vacanza (per struttura uno dei più libero) ossia il campeggio, mi rendo conto che il massimo che ci si attendeva era la presenza del self service, di bagni più o meno puliti e le piazzole ben ombreggiate.
Mentre lo stesso compeggio, oggi è cambiato ed è difficile non incappare in strutture sempre più organizzate negli spazi e nei tempi, con animazioni per bambini, animazioni serali, animazioni in spiaggia, ristorante, bar, discoteca, noleggio bici, pedalò, ombrelloni ….
Oppure se volessimo viaggiare per il mondo globalizzato e un mondo – almeno in teoria -facilmente “attraversabile” con enormi possibilità di spostamento libere, scoprirei che invece si fa molta fatica a farlo evitando i viaggi/circuiti organizzati.
Il tempo non organizzato sembra sfuggirci, ci siamo ormai abituati (a sapere) che il divertimento arriva dall’esterno e non va scoperto, anche per caso, nella vita.
Il tempo vuoto è uno “scempio” sociale non ammesso, o che va subito rioccupato.
Oggi i bambini vanno tutelati, (ma ne parlerò in un altro momento) riempiti, occupati, animati; devono esserlo soprattutto durante il tempo della non scuola, durante i pomeriggi, durante le vacanze, durante l’estate.
Il pigro incedere dell’estate, il tempo pomeridiano passato alla ricerca di un luogo fresco e ombreggiato dove inventare un modo di fare passare le ore, è un ricordo lontano.
E la noia fa paura.
Il Centro Estivo da alternativa piacevole alla scuola, da acconto/sostituto della vacanza rischia di diventare un tempo ipertrofico di attività e laboratori, dove il più grave peccato per gli animatori è l’In-azione e per i bambini è la Noia.
Gli orari della programmazione del tempo e delle attività assumono il Valore del Divertimento, in una emulazione nemmeno tanto velata della rigida scansione delle giornate scolastiche. Anche se gli educatori fanno un grande tentativo di identificarlo come diverso dalla Scuola, e ne  cambiano le attività.
Mentre sullo sfondo emerge, cupo, un Imperativo Categorico:
Divertiamoci e soprattutto Dovete Divertirvi!!
Un imperativo a cui tutti siamo chiamati, e che ci fa dimenticare forse che occorre presidiare anche il tempo del vuoto, il tempo vacuo, il tempo pigro che è proprio dell’estate e del caldo, e forse dell’infanzia.
Un presidio che forse permette l’accogliere e l’esistere anche di un tempo lasciato libero, per la ricerca di un “indefinito”, virtualmente infinito, un tempo non ancora fatto – svelato – pensato – deciso – determinato – scoperto dall’adulto.

compleanni: l’educatore

questo post è il seguito di educare la compleanno, educare all’happy hour

perchè mi sembrava particolarmente utile per evidenziare elementi educativi che emergono.

ovviamente in questa analisi vi è contenuta la fatica di oltrepassare quella sorda irritazione che è conseguita alla prima delle due feste, e arrivare ad una riflessione più complessa.

cosa rappresenta la festa di compleanno – modello A?

di certo non sembra essere un luogo educativo, ma tutt’alpiù animativo.

ma lì non c’erano animatori professionali pagati per intrattenere.

c’erano papa e mamma, festeggiata, amici della festeggiata.

quella festa di compleanno è e sarà 1 evento, diversamente colorato dal ruolo assunto dai genitori, che dirà qualcosa agli occhi dei loro ed altrui figli.

una festa non è necessariamente un momento educativo formalizzato, ma la scelta del festeggiare indica e insegna svariate cose.

chi sei tu figlio/a, ed in che ruolo, io genitore ti penso in relazione agli altri, alla società, all’amicizia, all’accoglienza, al luogo in cui faccio incontrare tutte questa istanze, come lo presidio e come ti mostro l’incontro tra te, le istanze ora citate e, gli altri.

a allora ….

cosa vuole dire organizzare una festa,

  • come se i ragazzini fossero adulti?
  • in cui l’accoglienza non è prevista come momento introduttivo ed aggregante, ne rivolta verso gli adulti, nè verso i bimbi/invitati.
  • in cui il gioco virtuale e la monetizzazione del gioco … sono il gioco.
  • in cui il dono è un di più dovuto, e non un atto di gentilezza e scambio, e pertanto può essere tranquillamente ignorato, sia come oggetto che come momento di incontro.

cosa avranno pensato quei genitori, organizzando la festa?

ad un dovere

un compito noioso

ad una delega in bianco verso il personale della pizzeria e della sala giochi

ad un momento di socialità formale, che sembrasse meno provinciale di una festa in casa.

così è apparsa agli occhi di una mamma estranea, qual’ero io in quel momento.

e perchè di sera?

perchè si deve fare una festa di compleanno – di un decenne – fa alla sera?

e non il venerdì pomeriggio, il sabato o la domenica (gli altri 4 pomeriggi sono presi dalla scuola).

e perchè festeggiare in uno di quelli che sono conosciuti come non luoghi:

nella pizzeria collocata in un multisala – affiancato dal mega-centro commerciale.

si sarebbe potuto al limite associare cinema e pizza,

allora un senso lo avrei potuto intuire.

concluderei segnalando un paio di cose:

il centro commerciale di fatto sostituisce la socialità che non avviene in città

(di analoga dimensione – e/o nella stessa provincia ciò non avviene) dove la piazza, la via sono ancora luoghi di incontro.

la piazza è un parcheggio svuotato della valenza di luogo sociale.

tutti nei week end vanno a Milano o al centro commerciale.

forse è per questo motivo che festeggiare lì diventa un elemento simbolico o aggregativo importante

(dall’inizio dell’anno nella classe di mia figlia almeno 4 compleanni si sono svolti in quel modo/luogo; quindi questo comincia ad essere un dato statistico e non più una mera casualità).