Tutte le cure intorno all’educazione

La giornata di Blog Crossing di quest’oggi ha chiamato in campo le energie di un bel numero di persone, un significativo lasso di tempo, e circa 1 migliaio (o forse più?) di messaggi sulla chat di Facebook in qualche caso anche di WhatsApp,. A ciò si deve essere aggiunto un giro di circa 10 mail,  e dove ci stava anche è partita anche qualche telefonata.

Ma, a metà strada, cosa resta di questa esperienza? Alcuni esiti li rivedremo nell’assemblea di sabato; altri esiti li abbiamo visti in opera.

Abbiamo fatto un buon lavoro di “equipe”,  svariati sforzi comunicativi, e pure un’allenamento al multitasking in contemporanea. Abbiamo avuto un ulteriore lavoro di coordinamento, di autorganizzazione e persino di automutuoaiuto: ci sono stati i momenti di tutorial, e le discussioni su quale piattaforma blog fosse la migliore, per pubblicare. Intanto abbiamo vissuto, lavorato, pensato, e assolta la nostra vita con i suoi impegni.

Ma il tutto è stato sempre condito da una sferzante atmosfera ironica e scanzonata , e da  argute discussioni tra i nerd, i geek e i non nerd/non geek. Ci hanno tenuto compagnia un cospicuo numero di emoticon, snellendo e chiarendo assai bene la dimensione comunicative non verbale. In particolare, a tale scopo sono stati invitati, sono stati con noi alcuni personaggi di Cattivissimo Me. Si, perché chi si occupa di educazione, talvolta si occupa anche educazione dei propri figli, e se li porta anche al cinema, e da cinema si porta dietro qualcosa.

Ma insomma …. aldilà di quello che succederà sabato nell’assemblea, quando potremo pensare e tirare le somme di quanto è successo grazie al Blog Crossing, c’è qualcosa che sembra una moneta  spendibile sin da oggi.

tiki guerriero – simbolo protezione Maori

Il guadagno dell’educazione si colloca nel prendersi cura dell’educazione, cercando o esplorando spazi adeguati, nominandoli, attraversandoli, raccontandosi reciprocamente cosa si scopre, insegnandolo uno all’altro. Sta anche nell’emozionarsi per le parole di qualcun altro che scrive e racconta cosa significa vivere e trasmettere con le parole, quest’esperienza. di cura.

Il guadagno educativo è stato, per me ed oggi, comprendere il lavoro che stavamo facendo,  prendendoci cura della giornata di blogcrossig, ossia allo stesso modo (con la medesima attenzione) con cui ci siamo presi cura del gruppo facebook gruppo (lo spazio intelligente citato da Elisa Benzi), imparando ad amministrarlo, governarne le tensioni, introducendo stimoli e pensieri. Utilizzando un gesto comunicativo che mirava e mira ad aver cura di qualcosa, che riteniamo prezioso, ovvero a dare valore ad uno spazio (collettivo) dove imparare e insegnare. Tutelando l’esperienza, costruendo luoghi virtuali dove lasciare accadere gli incontri e le esperienze di pensiero sull’educazione.

Infine ciò che ha reso significativi questi spazi, le cure e il tempo dedicato da tutti, è stata l’intenzionalità. Poiché se è vero che tutto insegna, non tutti gli insegnamenti sono intenzionali e non tutti gli insegnamenti intenzionali diventano educazione. Educazione c’è in virtù della cura e dell’attenzione, dello sforzo creato attorno ad un tema, un incontro, un luogo, affinché quest’apprendimento avvenga e sia potenzialmente proficuo.

il mio grazie grato va inoltre ai blogger nei link (Christian Sarno e Elisa Benzi)

a Anna Gatti e Manuela Fedeli, amiche e colleghe nonchè avventurose “socie” di studio e di avventure formative.

alla dirimente guida geek Sylvia Baldessari

ad Alessandro Curti, Katia Cazzolaro, Roberta Cantù, Anna Apicella, Laura Ghelli, Luca Franchini, Alice Tentori, Silvia Luraschi  per gli stimoli offerti sin qui, e la che chi viene all’Assemblea potrà conoscere….. agli amministratori, agli #edugeek13

 ASSEMBLEA 16 novembre 2013Schermata 2013-11-11 alle 19.24.06

Principio di inerzia

L’educare professionale pare finalmente spinto verso il web, luogo nuovo attraente e spaventoso per scoprire e scoprirsi in questo viaggio; per andare oltre alle necessarie (e insindacabili) istanze  economiche,  sindacali e di riconoscimento del titolo.

Sono luoghi che esistono e vengon ricreati per dire e comprendere cosa ci accade mentre facciamo educazione, mentre al esploriamo sul web, e mentre il web determina queste esplorazioni.

C’è un vincolo alcuni luoghi obbligano a indossare un nuovo abito (in questo caso ad iscriversi ad alcuni socialnetwork) per iniziare, e paradossalmente è proprio questa la prima fatica da fare, capire che si è in un nuovo luogo, si indossa una nuova giacchetta, che si è absolute beginners in un mondo che non è completamente nostro….

 

 

Strade

facebook: (Gruppo Facebook si entra su invito o richiesta) Educatori, Consulenti pedagogici, pedagogisti 

– tema del mese da esplorare – Il rapporto tra educazione e web – le piazze educative

LinkedIn  Attraversamenti pedagogici tra reti servizi e professioni (gruppo LinkedIn occorre essere iscritti al network)

– discussioni e riflessioni su tematiche professionali, ogni membro può proporre discussioni e/o discutere –

Snodi pedagogici – una sorta di sito directory che intende raccogliere i pedagogisti/educatori/consulenti pedagogici che si esprimono tramite un blog

 

NOTE

LinkedIn è un servizio web di social network, impiegato principalmente per lo sviluppo di contatti professionali.

Facebook è una piattaforma sociale che ti consente di connetterti con i tuoi amici e con chiunque lavori, studi e viva vicino a te.

Blog Nel gergo di Internet, un blog è un particolare tipo di sito web in cui i contenuti vengono visualizzati in forma cronologica. In genere un blog è gestito da uno o più blogger che pubblicano, più o meno periodicamente, contenuti multimediali, in forma testuale o in forma di post, concetto assimilabile o avvicinabile ad un articolo di giornale.

Inerzia In fisica, in particolare in meccanica, l’inerzia di un corpo è la proprietà che determina l’opposizione alle variazioni dello stato di moto, ed è quantificata dalla sua massa inerziale. L’inerzia è descritta dal primo principio della dinamica, il principio di inerzia (o prima legge di Newton), che afferma che un corpo permane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme a meno che non intervenga una forza esterna a modificare tale stato.

 

Un luogo straordinario

Con una collega abbiamo appena terminato un percorso formativo, in un contesto che fino ad un anno fa non solo mi sarebbe parso tanto atipico quanto improbabile,  dove portare una riflessione pedagogica: un CRE cioè un centro estivo parrocchiale.

Il lavoro è stato svolto con il gruppo degli animatori, e con gli adulti responsabili, il coordinatore e il “Don” che cura l’esperienza del Centro estivo. Un numero significativo di persone a cui fare ri attraversare la propria esperienza, imparando dalle fatiche, dalle domande, dalle resistenze, offrendo nuove problematizzazioni, e sguardi diversi grazie all’incontro con una prospettiva pedagogica diversa.

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corpo pedagogico: appunti di viaggio per una formazione – il corpo che educa

di Monica Massola

Conciliare il paradigma della Pedagogia Interazionale con la psicomotricità è la sfida che vado inseguendo da oramai 4/5 anni.

Ma non è questo il punto da cui iniziare. Il punto di inizio o la genesi è la mia formazione come psicomotricista; è lo spazio e il tempo che per tre anni (durata del percorso di formazione) ha ospitato la ri-scoperta del corpo, nella sua pluralità di significati e iperconnesioni (mentali, emotive, comunicative,  riflessive, psicologiche, fisiche e fisiologiche, organiche, epidermiche e via elencando). Genesi che ha introdotto, da allora, la domanda relativa al corpo e alla sua dimensione pedagogica (corpo che impara corpo che insegna).

Da questa esperienza è partita gran parte della mia esistenza personale e professionale, che ha impedito di dimenticarmi del corpo che abito, del corpo che sono e del corpo che uso.

Appunto è oggi il corpo che sono e che uso,  in educazione, in formazione, in psicomotricità, che posso ri-nararre, ri-esplorare e trasformare in un atto formativo.

E’ (io sono-sono io) il (mio) corpo che incontra altri corpi, che imparano, o che formano e sono formati, che insegnano,  imparano insegnando, insegnano imparando, che permette di sostare in questa complessità. E in questo attraversamento, non a caso, mi incontro con Manuela, con le sue parole, la formazione diversa, simile e complementare, il pensiero che andiamo costruendo insieme …

Insieme  a lei ragioniamo sulla latenza che appare in educazione, dove si parla tanto del corpo, lo si introduce nei pensieri, nei progetti, nella narrazione, lo si nomina, lo si educa .. ma come se fosse altro/altrove da noi stessi.

Il (nostro/altrui) corpo non è mai “teoria”, nemmeno quando lo si nomina in via astratta.

Eppure se ne parla come se lo fosse fuori da noi.

La domanda inesausta da allora è: ma se ci occupiamo di formazione/educazione dove collochiamo i corpi?

L’hashtag #, la formazione e la rete

di Monica Massola

E’ un pò che questo pensiero mi torna e ritorna, ma non ero ancora riuscita a focalizzarlo con chiarezza, e a lungo mi sono chiesta dove pubblicare questo post. Su Pontitibetani? Che è il mio blog “storico e quotidiano”, e dove ho già introdotto un tema che finisce per rimbalzare in queste righe …. Oppure devo scriverne qui dove il “pedagogico” esprime la sua legittimità? …


In ogni caso il titolo migliore, per questo post, sarebbe la formazione in rete o, meglio ancora, come si muove l’apprendere in rete, e dalla rete.

Da tempo, avevo bisogno di focalizzare il web, osservato con gli occhi di chi si occupa di educazione e di corporeità, come nel mio caso; e dire come sia è uno straodinario (fuori dall’ordinario) luogo di apprendimento e formazione.

Premetto che devo prima metter a tema la relatività del mio sguardo, che nasce osservando il mio stesso attarversare ed imparare, trasformando per ora queste riflessioni in una forma ibrida qual è la narrazione di una storia di apprendimento. Insomma sono appunti di viaggio cercando di non perdere la rotta pedagogica.

Il mio viaggio inizia due anni e mezzo fa, come blogger e, più sporadica attraversatrice dei alcuni socialnetwork, e recentemente sto letteramente scoprendo, con grande stupore twitter. Questo forse non mi rende una “esperta”, ma mi lascia ampio spazio come viaggiatrice appassionata e narratrice. E una parte dell’educazione passa dalla narrazione di ciò che si impara, facendolo.

Così oggi mentre tentavo di capire l’ennesimo hashtag in cui mi sono imbattuta su twitter, ho aperto safari e digitato l’hashtag da trovare. E … mi sono accorta che il web (cosa ovvia per molti ma non per me) – come del resto il pc e poi il mac -, è per me uno straordinario luogo di autoapprendimento, e nel quale le risposte ai problemi operativi e comunicativi sono già insite nello strumento che usi.

Se non sapete fare funzionare la vostra auto, cosa fate? La portate dal meccanico, probabilmente non andrete ad acquistare il manuale del how to do, indossate la tuta blu e vi mettete a smanettare per riprararla.

Beh, qui (internet) dove sono io che scrivo/ho scritto e voi che legge(re)te, si può.

Aprite un motore di ricerca e trovate subito un luogo e/o una persona e/o un oggetto che vi permette di capire e risolvere un problema, di trovare un risposta, una possibilità.

Il problema e la sua possibilità sono subito disponibili. E voi siete sopratutto subito messi nelle condizioni di impararlo.

Non so voi, e almeno questo è quello che mi capita, ma di fronte a qualcosa che non so il web mi induce a cercare risposte, creando connessioni, interrogativi nuovi.

Non mi capita tanto spesso di chiedere a qualcuno dei contatti che ho, in rete, cosa è questo o quello; faccio la cosa più immediata, e chiedo direttamente – con un motore di ricerca – alle innumerevoli possibilità della rete, poi seleziono, scelgo e capisco. O anche no.

Gli altri non diventano inutili, ma diventano disponibili e ancora più, nella loro dimensione interazionale, comunicativa e nella loro capacità di trattare insieme i problemi più complessi, nella loro essenza/presenza di persone in rete,  nell’essere produttori e costruttori di un sapere iperconneso.

Come a dire che si va ad imparare quello che davvero non sappiamo risolvere da soli; il che offre alla nostra intelligenza una bella palestra di esercizio, rispetto alla selezione di ciò che abbiamo bisogno di imparare dagli altri per stare in rete, per comunicare con loro idee e contenuti.

MI fermo per imparare cosa mi serve imparare per fare e per stare, e quindi per comunicarlo.

Mettiamola così, e concludendo, nella mia lunga carriera formativa mai conclusa, il cercare e produrre una analisi di ciò che mi occorre sapere per imparare a fare non è così ovvio.

La formazione non avviene direttamente ed esplicitamente così. Oppure si? Stiamo sperimentando un nuovo modo di apprendere o  solo una sensazione?

Cosa ne potete raccontare voi?

Il post verrà pubblicato doppiato su pontitibetani.