Principio di inerzia

L’educare professionale pare finalmente spinto verso il web, luogo nuovo attraente e spaventoso per scoprire e scoprirsi in questo viaggio; per andare oltre alle necessarie (e insindacabili) istanze  economiche,  sindacali e di riconoscimento del titolo.

Sono luoghi che esistono e vengon ricreati per dire e comprendere cosa ci accade mentre facciamo educazione, mentre al esploriamo sul web, e mentre il web determina queste esplorazioni.

C’è un vincolo alcuni luoghi obbligano a indossare un nuovo abito (in questo caso ad iscriversi ad alcuni socialnetwork) per iniziare, e paradossalmente è proprio questa la prima fatica da fare, capire che si è in un nuovo luogo, si indossa una nuova giacchetta, che si è absolute beginners in un mondo che non è completamente nostro….

 

 

Strade

facebook: (Gruppo Facebook si entra su invito o richiesta) Educatori, Consulenti pedagogici, pedagogisti 

– tema del mese da esplorare – Il rapporto tra educazione e web – le piazze educative

LinkedIn  Attraversamenti pedagogici tra reti servizi e professioni (gruppo LinkedIn occorre essere iscritti al network)

– discussioni e riflessioni su tematiche professionali, ogni membro può proporre discussioni e/o discutere –

Snodi pedagogici – una sorta di sito directory che intende raccogliere i pedagogisti/educatori/consulenti pedagogici che si esprimono tramite un blog

 

NOTE

LinkedIn è un servizio web di social network, impiegato principalmente per lo sviluppo di contatti professionali.

Facebook è una piattaforma sociale che ti consente di connetterti con i tuoi amici e con chiunque lavori, studi e viva vicino a te.

Blog Nel gergo di Internet, un blog è un particolare tipo di sito web in cui i contenuti vengono visualizzati in forma cronologica. In genere un blog è gestito da uno o più blogger che pubblicano, più o meno periodicamente, contenuti multimediali, in forma testuale o in forma di post, concetto assimilabile o avvicinabile ad un articolo di giornale.

Inerzia In fisica, in particolare in meccanica, l’inerzia di un corpo è la proprietà che determina l’opposizione alle variazioni dello stato di moto, ed è quantificata dalla sua massa inerziale. L’inerzia è descritta dal primo principio della dinamica, il principio di inerzia (o prima legge di Newton), che afferma che un corpo permane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme a meno che non intervenga una forza esterna a modificare tale stato.

 

Verso la festa delle maternità ….

Un modo per scongiurare l’attacco a suon di cuori, cioccolato, roselline rosse in carta crespa che ci faranno per la “Festa della Mamma”. Per noi (io e le colleghe, alcune madri, e donne) un modo di allargare la riflessione sull’essere madri, di “nascere e crescersi” come madri, o come capaci di “maternità” … e di ritrovarsi fuori dai luoghi comuni, in una passione per ciò che cresce, è educabile, che impara e che insegna …

Genitori, scarpe da tennis e buon senso – I –

Ho in mente una recente formazione rivolta ai genitori di preadolescenti, una di quelle che rendono molto piacevole fare il lavoro che faccio.

I genitori erano stati condotti a riflettere sui modi possibili usati dai propri figli per comunicare a quell’età, e quindi anche con gli “atteggiamenti”, l’abbigliamento, silenzi e distanze.

Un pò per tutti i genitori le scarpe da tennis dei figli sono state elette ad oggetto simbolo dell’età simbolo che unisce, o distanzia dal gruppo, che comunica l’appartenenza ad un sottogruppo (stringhe nascoste? allacciate dentro e sotto la linguetta? allacciate al contrario? assenti??), che indica le possibilità economiche della famiglia. Scarpe capaci di rappresentare e permettere l’incontro genitori figli, impegnati in un dialogo infinito su tipo, modo, tempo, costo, desiderio, capriccio, opposizione, indipendenza …

Un padre, sottile osservatore, ha detto che spesso i figli passano il tempo a guardarsi i piedi e le scarpe, a testa bassa.

Qualche genitore ha postulato la voglia di non comunicare.

Ma questo padre ci ha aperto una possibilità che nessuno, sino a quel momento, aveva nemmeno immaginato.

A suo avviso che i figli si guardano i piedi perché camminare è il primo grande simbolo dell’autonomia nel bimbo piccolo, che ad un anno ci si stacca dalle gambe dei genitori e si avvia sulle proprie gambe alla scoperta del mondo. E le prime scarpine sono simbolo di questa possibilità, danno certezza e stabilità ai piedini inesperti, almeno nella nostra società.

E ha aggiunto che forse per questo le scarpe diventano per i ragazzi/le ragazze un oggetto simbolicamente potente, nello scambio comunicativo con i genitori.

E che infine guardarsi i piedi mentre si cammina è un modo di capire chi si è quando è ancora troppo presto per chiedersi  dove si vorrà, potrà, o saprà andare …

Segue

vecchi temi e fastidi d’antan

faccio outing: “ebbene si!  ho fatto l’educatore professionale con i disabili/minori a rischio/casi sociali e “sfigati” di varie tipologie (e presumibilmente continuerò a farlo)”

ma sono una vera carogna…(!)

cioè è quello che dovrei desumere dopo che, per anni e anni, mi sono sentita dire, esattamente come succede a moltissimi miei colleghi:

“ahhhhh, com’è brava lei! io il suo lavoro non potrei mai farlo … sono troppo sensibile!”

il che mi colloca, nell’immediato, nella categoria insensibili… cioè delle carogne!

in fondo è per quello che sto ancora studiando! un sacco di euri per diventare consulente – carogna.

perchè tanto a me, degli altri, di quelli con cui lavoro frega pochino (non sono così sensibile, visto che riesco a farne un lavoro).

perchè loro, quelli sensibili, la fatica, i problemi, la sofferenza non la trattano mai (??).

nè si occupano di pupi e pannolini, con il febbrone e la polmonite, o del nonno con l’alzeheimer, o di tutte quelle dannate cose che dolorosamente trattiamo, in quanto viventi.

il presidio di quelle cose, pare essere nostro, di quelli che non sono così sensibili.

(???????)

forse, visto che le cose non stanno così, la questione non è di sensibilità ma di sguardo ed oggetto.

così come il medico, partendo dalla sofferenza generata da una malattia, prova a restituire uno stato di salute; chi educa non deve essere pietoso ma trattare un problema per farne comprendere i confini, (comprendendoli a sua volta), attraversarlo con l’altro e impararne qualcosa.

almeno così ha senso.”

* dunque la sensibilità/insensibilità non dovrebbe rappresentare uno strumento professionale, nè una caratteristica individuale atta e necessaria a svolgere un lavoro educativo.

▪ la categoria sensibilità poi mi sembra molto aleatoria e imprecisa per delinearla come caratteristica professionale.

▪ forse il nostro interlocutore ci sta dicendo che a lui quel lavoro non verrebbe mai in mente di farlo perchè la disabilità gli fa paura/senso/fastidio; o perchè un minore in difficoltà gli disturba la sua idea di una infanzia/età aurea o magica. che cos’è un malcelato senso di colpa perchè lui di quelle cose non se ne occupa? ma non è vero, di cura e sofferenza – nel privato – ce ne occupiamo più o meno tutti.

▪ forse semplicemente quelle difficoltà lì vengono scelte da qualcuno per essere trattate e magari anche un pò rielaborate, esattamente come qualcun’altro fa con un problema di tipo economico o ingenieristico. lo si tratta e rielabora alla luce dei propri strumenti di lavoro per restituirlo in modo differente. peraltro non credo che io farei mai il bancario o il progettista ma nemmeno direi a questi personaggi che non faccio il loro lavoro perchè sono troppo sensibile (!)

▪ non credo perciò alla mistica dell’educatore santo e però capace di non sentire la sofferenza altrui ( a differenza dei “troppo sensibili”).  solo di scelta