Vuoti a rendere: chi ha paura del Web Cattivo!?

Si moltiplicano le riflessioni adulte (anche da professionisti dell’educazione) sui rischi attorno all’uso del Web da parte di giovanissimi e giovani, tra due posizioni estreme, di chi insegna, o segnala, o paventa spaventato i rischi e tra chi se ne disinteressa, magnificando ogni innovazione. Probabilmente la verità si colloca in uan posizione assai sfumata, tra le due opposte.

Ma essere adulti deve per forza indurci al gioco degli estremi?
O a  farci dimenticare c’è un mondo adulto che fa un uso altrettanto inconsapevole, o pericoloso del Web, che sconfina, quando è strumentale, nell’oggettivazione dell’altro, o nella violenza o si riduce nella fruizione passiva della realtà, una inazione che non crea o immagina? Guardiamo quindi alle nostre derive o alle loro?
Chi siamo quando parliamo o guardiamo i “giovani”?
Perché le domande parlano con le note della paura, perché le domande diventano sovente giudizi inderogabili?
Perché non si alimentano di stupore e curiosità?
Siamo così poco interessati alla magia dell’altro che cresce?
Uno strumento che diventa interazione, comunicazione, creatività possibile (nel e con il web) è colto nel potenziale di minaccia e non di viaggio.
E poi … ci sono parecchi giovani, che producono contenuti e li condividono, li modificano o li inventano ex novo. Cambiano gli stili, li imitano, de-costruiscono, innovano. Come ai tempi delle prime radio private negli anni ’70 .. chi si ricorda ancora il fermento di allora e l’esplosione di conoscenze musicali, tecniche, e di produzione attorno a nuovi contenti e stili?
Certo non tutti i ragazzi lo fanno ma in tanti ci provano, si sperimentano, oquanto meno ne condividono il fermento.
Ci offrono la loro legittima a scoperta di una possibilità di azione innovativa, e creativa, condivisa.
Cosa ne pensano? Glielo chiediamo?
E prima di capire, e prima ancora di chhiedere non varrebbe la pena di soffermarsi ad ascoltare e a guardare, con maggior curiosità?

“scusa (scherzavo)”

il post originale è stato scritto e pubblicato il giorno 8 febbraio 2009 _ revisione dicembre 2013
 
Sono in giro con la mia bimba piccolissima, in una cittadina della provincia pavese, ecco che accanto ad una scuola colgo,  prima con la coda dell’occhio e poi con una certa attenzione un gruppo di ragazzetti/ ragazzetti (insomma giovani di quell’età indefinibile tra i 13 e 16 anni,) che si sbatacchiano, prima l’uno contro l’altro e poi contro un cassonetto.
Mi giro meglio, a guardarli.
 
Mi chiedo se devo indossare la maglietta dell’adulto responsabile, dell’educatore e pensare seriamente se e come intervenire?
E poi subito dopo “Si faranno male?”
Poi penso anche che sono proprio “scemi, a buttarla in rissa  proprio a 50 metri dalla caserma dei carabinieri.
Come mettere benzina accanto al fuoco!364__gruppo-genitori_full
 
Nel vociare del gruppetto, una voce spicca tra le altre.
“scusa”.
 
ok! vai tranquilla! stanno proprio solo scherzando come fanno i ragazzi, “pesti-cchiandosi” e scherzando. e in genere i maschi lo fanno.
 
Poi scivolo, con il pensiero, nelle pagine del bel libro di A. Bajani che ho appena finito di leggere, che racconta i suoi viaggi insieme a tre differenti gruppi di adolescenti (in gita scolastica), un giovare adulto infiltrato in un mondo diverso.
Non dice nulla di sconvolgente a chi di adolescenti ne mastica per lavoro. Eppure eccolo li, uno sguardo non omologato, sugli adolescenti da TV (o per meglio dire sugli adolescenti rappresentati dai media).
 
Insomma lì, nel libro, ci sono quelli veri.
come questi.
 
Nel libro Bajani ricorda le sue “cazzate” da adolescente, che mi ricordano anche le mie, mille anni prima di questi dei ragazzi.
E via via risalendo nel tempo, torno a quelle di un adulto che mi raccontava l’avventura folle e pericolosa, quando con gli amici primo dopo guerra fecero saltare in aria un vespasiano con non so quale residuato bellico, pratica in uso anche il altri posti).
Il gabinetto esploso a me bimba piccola sembrava una avventure magiche e ridicolissima, per quel riferirsi ad una esplosione di quella sostanza corporea che sempre genera grandi risa ,nei più piccoli.
 
Allora si chiamavano marachelle e, nei diversi gradi di immaturità e gravità, raccontavano delle “stupidate” fatte da giovani, da stupidi appunto, quando non si sanno ancora valutare ancora il pericolo, l’opportunità, o il rispetto che si deve agli altri.
 
Allora sembravano epiche avventure giovanili, e tali lo sono state sino a che prima che il leviatano mediatico non iniziò a catalogare gli adolescenti come unicamente bulli, violenti, sballati del sabato sera.
Era uno strano mondo in cui alcuni di queste azioni “cazzate” non diventavano  subito un fenomeno da baraccone, da strizzacervelli, da società malata, da you tube e da 7 telegiornali in prima serata.
 
Allora erano ancora famigerati errori di gioventù, dai quali più o meno molti sono passati.
Un vanto? Forse solo un modo diverso, di interrogarsi sui giovani.
 
Rtorno di colpo alla mia realtà, quando da una finestra della scuola media emerge una voce irritata,
quasi furibonda…
“cosa devo fare? chiamare i carabinieri, se non la finite … !!!”
I ragazzi provano a giustificarsi, a placare la voce:
“… stavamo scherzando …”
 
Mi allontano, da quella scena, con la mia piccola nel passeggino ..
 
Sono contenta che quel libro mi abbia ricordato chi ero, e chi sono gli adolescenti.
Mi piace essermi fermata quel tanto che  basta per ascoltare cosa dicono.
Me ne vado con quel “scusa” ” stavamo scherzando” nelle orecchie.

educare al compleanno, educare all’happy hour

feste di compleanno o happy hour?

tipologia di festa A:
i bambini vengono invitati al compleanno di un compagno/a di classe
età dei bambini 10/11 anni (5a elementare)
il luogo del festeggiamento è la pizzeria inserita nella multisala – limitrofa al mega centro commerciale –

PROGRAMMA
ora 19,30
i festeggiamenti si svolgono così: i bambini arrivano, si spogliano, mettono il loro regalino nell’apposito angolo tra cappotti e pacchetti, si siedono, mangiano a scelta tra pizza hot dog hamburger passano alla torta di compleanno

ore 21,00
i bambini muniti di circa 5 € di gettoni, cortesemente offerte dai genitori del festeggiato/a, si recano nella sala giochi a spendere i suddetti gettoni.
i bambini si disperdono in gruppuscoli, di due o tre, a giocare nei giochi preferiti.

ore 22,00
fine della serata e recupero, da parte dei genitori, dei festeggiandi.
i regali arrivano a casa del festeggiato intatti, nel senso che non vengono aperti.

tipologia festa B

orario 15,30
i bambini, anzi le bambine, vengono invitate a casa della compagna che festeggia il compleanno. ci saranno due o tre amiche della festeggiata e alcune compagne di classe.
i comapagni maschi sono stati esclusi perchè fanno un pò macello e sono poco contenibili.
la torta è stata fatta dalla mamma, così come la pizza.
le bambine giocano assieme, poi si passa alla fase torta e pizza.
la mamma mette musica e le bimbe ballano, la mamma partecipa con loro.
poi è la fase dei regali, che vengono aperti tutti – insieme alle amichette e insieme ai gridolini di gioia della festeggiata.

da qui:
1. stesso gruppo classe
2. stessa cittadina
3. mondi e modi differentissimi di intendere il compleanno,

il primo festicciola per adolescenti, che … adolescenti non sono, ma bambini!
i quali insieme possono solo giocare con i video giochi (i più glamour avevano anche portato dietro il nintendo), e che possono tornare a casa alle 22,20 (il giorno dopo si va a scuola).
i genitori del festeggiato parlottano insieme ad altri amici, ignorando completamente i genitori che portano lì i bimbi, scaricano regali, tolgono giacche, indicano posti a sedere. la stessa scena si ripeta al termine della festa i bimbi vengono recuperati, quasi nell’indifferenza totale e dei genitori, e del festeggiato, e degli inviati tutti assorbiti dai vari videogiochi.

nella seconda la mamma accoglie le invitate e relativi genitori, chiacchiera amabilmente, invita a trattenersi per una chiaccheratina, al momento del recupero offre al genitore una fetta di torta, una bibita e ancora chiacchere ed ospitalità.
le bimbe sono allegre e al momento dei saluti si sprecano abbracci, coccole e apprezzamenti sia per la festa che per i doni.

ovviamente alla seconda festa la grande si è divertita davvero.
io mi sono sentita accolta da una persona piacevole.
e – peraltro – la torta era degna della migliore pasticceria.
lo giuro.
ho assaggiato anche due dolci arabi che la signora ha fatto per la famiglia, da gustare a cena.
la signora arriva dal marocco, da rabat, è una donna colta, che lavora, proviene da una famiglia di avvocati ed impiegati di banca, il papà era sassofonista.

in pochi minuti ci siamo trovate in sintonia.
io la straniera di milano in quel di voghera.
e lei la straniera in italia.

al solito ciò che conta è la cultura, la curiosità, la voglia di conoscere, la buona educazione, l’intelligenza, la gentilezza.
non la provenienza geografica.
la maleducazione e l’ignoranza (da non confondere con la scolarizzazione) non hanno paese nè confini.

anche le mamme crescono

Devo un grazie al blog di Marilde Trinchero la voglia di ritrattare una esperienza lavorativa, quando facevo l’educatrice A.D.M.

Si tratta del primo caso seguito una madre con tre figli, il primo dal primo marito, il secondo e il terzo dal nuovo compagno. Io avevo il compito di seguite la primogenita, concepita quando la donna era giovanissima (17 anni), e che aveva affidato per anni alla madre mentre veniva al nord per seguire il nuovo compagno e una prospettiva di lavoro. La figlia grande si era poi riunita alla neonata famiglia, mostrando molte difficoltà a scuola nell’apprendere e socializzare, traumatizzata dal precoce abbandono materno. Solo quando tornava dalla nonna materna che l’aveva cresciuta stava meglio di salute e emotivamente.

Il caso si era chiuso alcuni anni dopo, con un leggero miglioramento scolastico, e una maggiore serenità della ragazzina. Con mia personale insoddisfazione di non aver fatto di meglio.

Ma chi aveva davvero giovato di quel percorso in realtà era stata la mamma, che progressivamente aveva studiato e si era procurata un titolo di studio per avere un lavoro sicuro in ambito assistenziale, aveva studiato e fatto la patente, aveva migliorata la cura di se, trovato un lavoro, ed infine anche lasciato anche il secondo compagno dopo anni e visto che non riusciva a farlo smettere di bere, aveva anche trovato una casa migliore per se e le bimbe. Insomma aveva potuto ritrovare i fili con se e da mamma adolescente aveva trovato in se la capacità di essere una donna responsabile. L’attenzione alla prima e agli altri figli è rimasta a margine, non è riuscita subito a rimettere loro al centro della sua funzione materna, ma ci ha provato … a crescere. Forse con il tempo, un pò, imparerà ad ascoltare anche i figli, o forse da adulti ricostruiranno il seno della loro storia e di quella crescita.