Ma la nonna no!

Una mamma  in rete scrive:….

“Devo tornare al lavoro, e dovrò affidare il mio bimbo ai nonni. la questione mi mette in crisi; la nonna poi si sentirà libera di impicciarsi, e io non potrò dirle nulla, visto che ci tiene il piccolo. Ma appena posso lo porterò al nido, preferisco un ambiente neutro e dove non c’è nessuno a cui dover qualcosa, o che non mi dirà nulla”

Probabilmente ogni genitore si è trovato di di fronte al dilemma nido o nonni.
E altrettanto probabilmente il timore dell’ invadenza dei nonni ha aperto le possibilità di mandare il proprio bimbo al nido…..

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Ma è proprio vero che il nido garantisce un ambiente neutro, e nessuna dipendenza, e nessun giudizio da affrontare?

Quale è il valore aggiunto che genera la dipendenza da un servizio, da vari professionisti, dal “subire” i pensieri, i suggerimenti, i consigli di chi è estraneo alla famiglia, e quindi “neutro”.

L’idea di molti neo-genitori,  è stata anche una mia idea, è quella di potersi svincolare da tutte quella serie di informazioni/suggerimenti/imposizioni/consigli/stimolo che ci vogliono poter dire e insegnare i nostri genitori e suoceri, a proposito dell’educazione e della cura che dovremmo dare ala nostra famiglia. Abbiamo pensato quasi tutti che il nido, la baby sitter, l’amica, la tagesmutter ci avrebbero permesso di sfuggire a quello che non avevamo voglia sentirci dire, alle domande insinuanti, o che saremmo stati liberi di non cercare un senso in regole che non ci appartenevano.

Eppure l’educazione professionale, non meno di quella naturale, (genitori, nonni, zii) assume un ruolo assai simile, restituisce sguardi, offre regole cui adeguarsi, mette in campo alcuni giudizi sulla genitorialità o sul bambino, entra nelle dinamiche genitore bambino, per esempio imponendo sin da primo momento della giornata la regola del sapersi separare bene.

Altrettanto si potrebbe dire sul fatto che anche al nido si crea un legame di dipendenza, seppure professionale; la madre (o il padre) dipenderà dalle educatrici del nido, dalle cure che saprà dare al “suo “cucciolo, dipenderà dalla sue parole sulla giornata trascorsa (ha mangiato, ha dormito, ha pianto, ha fatto la cacca, ha giocato, ha socializzato con gli altri bambini, sta imparando, capisce, è intelligente, è sereno, è calmo, è irrequieto).

Cosa ci fa sentire più liberi, rispetto all’educazione naturale, ai legami familiari, alla gestione dei rapporti con i genitori del proprio marito/compagno o della propria moglie/compagna? Cosa ci suggerisce sia meglio fare allevare il proprio cucciolo – alcune ore al giorno – da persone che hanno studiato “l’educazione”, in un ambiente neutrale extrafamiliare e professionale,  accettandone regole e giudizi e le inevitabili limitazioni alla libertà personale (orari, regole, etc).

Allora è meglio scegliere il nido o il nonni?

Non c’è esattamente una risposta. Il valore potrà nascere dal tempo dedicato a comprendere cosa è davvero importante, cosa vuole dire essere dipendenti o liberi e da cosa (da chi), cercando di capire per “cosa” si sta scegliendo, sgombrando il campo dalle illusioni poiché ogni scelta è una sliding door che avvia ad un futuro diverso, in cui assumersene le conseguenze è la prima regola.

Giocare al nido e ritornare a casa

di Irene Auletta

 

Accade frequentemente che il genitore, incontrando la realtà dell’asilo nido, scopra un nuovo modo di intendere il gioco con il bambino e che, visto l’entusiasmo e l’impegno che il proprio figlio esprime in questa nuova realtà, proponga anche a casa alcune delle attività ludiche conosciute nel servizio. Non sempre però il bambino è disponibile a vivere nei diversi contesti le stesse proposte di gioco e questo a volte disorienta gli adulti che non riescono a spiegarsi le diverse reazioni dei bambini. Provando a ripercorrere brevi tratti delle due esperienze, quella comunitaria e quella familiare, è possibile fare alcune riflessioni che possono aiutarci a comprendere i significati  che il bambino comunica con il suo comportamento.

Durante la sua giornata al nido il bambino vive un’esperienza ricca, impegnativa e coinvolgente che lo vede protagonista attivo di una relazione con un adulto diverso dai suoi familiari e con un gruppo di coetanei. Da questo punto di vista tale ambiente sostituisce oggi i contesti naturali che in passato erano costituiti dalle famiglie allargate, dai cortili e dai luoghi di incontro informali che popolavano la vita dei bambini. L’esperienza dell’asilo nido offre così ai bambini la possibilità di condividere esperienze comunicative di gioco e di scambio sia con coetanei sia con altri adulti.

In questo contesto gli educatori mettono a disposizione la loro esperienza professionale e il loro sapere teorico che ogni giorno viene tradotto nell’organizzazione della giornata, nella cura dedicata alla soddisfazione dei bisogni primari (cambio, pasto, sonno), nella predisposizione degli spazi e nella scelta delle proposte di gioco o attività.

E’ però importante sottolineare che le attività non rappresentano l’obiettivo educativo del servizio per la prima infanzia bensì uno dei possibili strumenti che ne permettono il conseguimento.

A nostro parere sarebbe infatti poco significativa una proposta di gioco “perfetta” in presenza di un adulto scarsamente interessato a quanto accade e incapace di condividere con i bambini le emozioni, le scoperte, gli entusiasmi e la voglia di imparare. La relazione che nasce tra il bambino e l’educatore diviene così l’elemento che trasversalmente attraversa la storia nell’asilo nido e che permette al singolo e al gruppo l’incontro con una peculiare esperienza di crescita emotiva e intellettiva.

Quando il bambino rientra a casa, ritrova il suo ambiente familiare e i suoi genitori, che sono per lui le figure affettive più importanti. Anche se l’esperienza che sta vivendo al nido è positiva, l’incontro con i genitori è per il bambino il momento più atteso e desiderato della giornata. In questi momenti spesso si assiste a comportamenti che sembrano orientati a recuperare il tempo della lontananza e che non sempre sono di facile gestione per i genitori.

Non di rado infatti i bambini risultano più “appiccicosi” e “capricciosi” con i propri cari quanto più sereni appaiono al nido.

Questi comportamenti non vanno banalizzati con facili luoghi comuni del tipo “se stai meglio al nido domani vengo a prenderti più tardi” oppure “per fortuna che domani è lunedì e ritorni al nido”, perché sono in realtà significativi messaggi rispetto al sentimento di mancanza che il bambino vive nei confronti dei genitori.

Per questo motivo quindi al bambino spesso non interessa rivivere a casa le stesse esperienze di gioco che vive al nido poiché il suo interesse prioritario è costituito dal rapporto con i familiari.

Anche in questo caso, così come durante l’esperienza vissuta al nido, non è tanto importante ciò che si fa, quanto la possibilità di condividere quello che si sta vivendo.

Certamente per i genitori gestire tali momenti è veramente impegnativo e difficoltoso, tuttavia pensiamo che la comprensione del loro significato possa alleviare un po’ l’innegabile fatica.