fare disordine

Ultimamente il servizio per persone con disabilità che coordino sta mettendo mano alla programmazione e alla riprogettazione delle attività. Il che significa modificare concretamente la quotidianità di operatori e degli utenti,  riformulando gli orari, o cambiando le appartenenze ai gruppi o ai laboratori: concretamente Mario sarà in gruppo con Maria, e Paolo non andrà a fare riabilitazione con Paola*. Ma cambiare le attività quotidiane, di persone con disabilità, non è semplice; si toccano comportamenti e abitudini rassicuranti, o stereotipe. Bisogna agire con attenzione. Gli operatori stessi devono immaginarsi diversi, intenti a fare azioni nuove, o in modo diverso, prestando attenzione a come organizzeranno le attività e nuovi gruppi che dovranno … Continua a leggere fare disordine

Severus Piton o del pedagogista oscuro.

Al post aspira ad avere una certa leggerezza e un tono blandamente ameno, il che non toglie che qualche riflessione inquieta, la ci si provi a piazzarla. Che una scrittura pedagogica possa anche avvalersi di altri modi di fare/farsi domande? Io ci sto provando, con esiti incerti e dubbi massicci. In ogni caso se non conoscete la serie cinematografica e letteraria di Harry Potter non mettetevici proprio. « Aveva gli occhi neri come quelli di Hagrid, ma del tutto privi del suo calore. Erano gelidi e vuoti, e facevano pensare a due tunnel immersi nel buio. » (J. K. Rowling, Harry Potter e la pietra filosofale) Severus Piton (Severus Snape) è un personaggio … Continua a leggere Severus Piton o del pedagogista oscuro.

valore dell’incertezza

‪#‎educare‬ quotidianità di una professione che obbliga a richiedersi continuamente chi sia il più debole, tra una pluralità di soggetti su una scena comune,  quali livelli di tutela bisogna attivare, ora per uni ora per gli altri quando bisogna tutelare e quando lasciar gli altri liberi di “errare” e poi scegliere intenzionalmente ogni volta una azione che sia dedicata e specifica e pensata osservare, osservarsi, ridiscutere, rinegoziare …  affrontarndo ogni mattina il timore di sbagliare, dando valore alla propria incertezza, che allena lo sguardo. Continua a leggere valore dell’incertezza

qui si va a fare un assalto al cielo

L’Università degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Consiglio di Coordinamento Didattico del Corso di Laurea in Scienze dell’educazione sta organizzando un Convegno dal titolo ASSALTI AL CIELO e RITIRATE STRATEGICHE. Sguardi sul lavoro educativo che si svolgerà il 22 e 23 ottobre 2015. La progettazione del convegno prevede il coinvolgimento dei diversi soggetti tra cui la nostra Associazione, coinvolti nei processi educativi, a livello riflessivo, formativo, decisionale e professionale: università, organizzazioni, istituzioni e destinatari del lavoro educativo. In particolare, si focalizzerà l’attenzione su alcune questioni nodali:le problematicità del lavoro educativo; il rapporto tra … Continua a leggere qui si va a fare un assalto al cielo

Professare

Sento il diritto/dovere di connettere e ricercare i nessi tra le esperienze educative/formative e … la dimensione teorica e pratica che appartiene alle scienze pedagogiche; la dimensione culturale generale che le circondano e ci circondano; la sfera socio politica ed economica che definisce il nostro tempo; la narrazione mediatica, ponendo attenzione alla ridefinizione di concetti contenti educativi, laddove siano espressi in modo fuorviante, con i mezzi accessibili (conversazioni analogiche – discussioni web – ambiti formativi); le dimensioni storiche che le precedono, o che ne definiscono una linea temporale storica significativa; la dimensione narrativa di ogni partecipante alle esperienze educative, ad esempio figli, famiglie, genitori, … Continua a leggere Professare

Del giornalismo trash, della droga e del diritto alla narrazione

Mi immagino vi siate accorti di quanto i media stiano calcando la mano sulle morti “da droga” in discoteca, con le solite modalità strumentali allo stressare la notizia, abbigliandola in modo da renderla più appetibile (inquietante, strillata, semplificata, giudicante, trash, volgare o impietosa) e quindi vendibile. Come ovvia conseguenza il web, e tutto il suo circuito di commenti ora volgari e sprezzanti, ora pietistici o indignati  si attiva e viene fomentato da opinioni e opinionisti che cominciano vociare e ronzare come un alveare impazzito. I giovani inquieti che confondono sballo e divertimento. I cattivi gestori di cattivi locali dove si vende … Continua a leggere Del giornalismo trash, della droga e del diritto alla narrazione

Vuoti a rendere: chi ha paura del Web Cattivo!?

Si moltiplicano le riflessioni adulte (anche da professionisti dell’educazione) sui rischi attorno all’uso del Web da parte di giovanissimi e giovani, tra due posizioni estreme, di chi insegna, o segnala, o paventa spaventato i rischi e tra chi se ne disinteressa, magnificando ogni innovazione. Probabilmente la verità si colloca in uan posizione assai sfumata, tra le due opposte. Ma essere adulti deve per forza indurci al gioco degli estremi? O a  farci dimenticare c’è un mondo adulto che fa un uso altrettanto inconsapevole, o pericoloso del Web, che sconfina, quando è strumentale, nell’oggettivazione dell’altro, o nella violenza o si riduce … Continua a leggere Vuoti a rendere: chi ha paura del Web Cattivo!?

Bastasse il pannolino. Tra paternità, pratiche di cura, e questioni di genere.

Rispetto alle pratiche di cura uno dei temi del momento è la valorizzazione di quelle dedicate ai figli sin da piccolissimi, dal padre. I padri accolgono, con il corpo, con le cure fisiche, e con nuove gestualità i figli sin dalla nascita, a volte già dal momento del parto; e imparano con le donne e dalle donne alcuni significati della cura. Ma sono pronti a fare lo stesso processo che le donne conoscono bene, e soprattutto sono pronti a portare la riflessione su un piano più sottile e fine? Il corpo delle donne conosce “la gloria della maternità”, la pienezza … Continua a leggere Bastasse il pannolino. Tra paternità, pratiche di cura, e questioni di genere.

The braves (pensieri seri in salsa ironica)

Ci stiamo divertendo, noi dell’educazione, in questo gioco che si svolge sul web. Esplorare, seguire tracce, scoprire nessi e collegamenti, infilarci in gineprai per veder come se ne esce. Ogni tanto piazziamo qualche parola difficile, che limitarsi a parlare di educazione si pensa solo alla babysitter, alle mamme e ai papà, alle pappe, ai pannolini e all’asilo nido. (Ci si raccomanda: solo fino al limite massimo dei 18 anni che poi raggiunta la maggiore età non si educa più, suvvia siamo seri  … pedagogia è cosa “da poppanti” o da nerd), Ci giochiamo qualche asso: pedagogia, vincoli, formazioni, scene, intenzionalità, fenomenologia, vincoli, strutture, … Continua a leggere The braves (pensieri seri in salsa ironica)

ancora di ombre pedagogiche: post produzioni

Chissà cosa è rimasto non detto nelle pieghe del blogging day. Ma se mi concentro l’allerta pedagogica e educativa è nella quotidiana professionale, insidiosa e informe, pronta ad adattarsi e imperare, dove gli operatori dell’educazione si distraggano. La perdita dell’utente. Un giorno l’utente y si lamenta di un qualsiasi malessere o mostra un comportamento problematico, ma dopo una sentita e profonda prima attivazione emotiva, l’equipe si disperde nell’attribuzione di origini, responsabilità e significati, e nella ricerca di colpevolezze. Ci si chiede chi deve agire e perchè non lo fa; la prima empatia verso l’utente, che non è stato accudito prima … Continua a leggere ancora di ombre pedagogiche: post produzioni