Liberi di raccontare

Oggi parlavo ad una utente dell’essere adulti, e del poter raccontare di cose adulte, per non sentirsi prigioniere dei propri limiti.

Fisici, ma anche mentali.

Le raccontavo che noi umani non siamo esseri magici, o divinità, capaci di fare guarire o preservare dalla morte le persone amate.

Che ognuno fa i conti con i limiti, ognuno si consegna al potere degli altri, medici, terapeuti, curatori, operatori, si consegna alla propria fisiologica impotenza.

La disabilità non è certo l’unica forma che la vita ci oppone per calarci nella vita reale.

E allora come se ne esce da questa impotenza che blocca?

Come si diventa adulti?

Nella sua testa essere adulta significava aiutare fisicamente i genitori malati e anziani, ma dalla sua vita di donna in carrozzina questa libertà non le è concessa.

Così abbiamo concordato che poteva offrire “la leggerezza” ai suoi, raccontando loro “belle cose”, o quelle “buone”, se le avesse incontrate nella quotidianità, il sapore di un buon cibo, un bel discorso, una situazione positiva.

Quel raccontare poteva servire per alleggerire gli altri, alleggerendosi.

Poteva restituire ai propri genitori, affaticati da alcuni problemi, la sua narrazione di ciò che resta bello anche nei momenti pesanti, offrendo con quel gesto la cura che arriva dai pensieri sereni.

Avrebbe potuto essere l’adulta che desiderava scegliendosi un ruolo diverso, non più la figlia bisognosa e triste, preoccupata, ma l’adulta attenta e protettiva verso i genitori, oggi ormai più fragili.

Le ho spiegato l’approccio delle storie nella medicina narrativa e del cinema, e di come aiutino nel sollievo al dolore nelle malattie, nella vecchiaia, nei momenti tristi.

Così mentre le raccontavo questo modo possibile di vivere le fatiche mi sono sentita un poco più libera anche io.

Per un attimo.

Insieme a lei.

9 pensieri su “Liberi di raccontare

  1. Mi sto ponendo molte domande sulla disillusione della maturità. Su come sia diverso arrivare intorno ai 50 da quell’idea che ne avevo da ragazza. Una sottrazione di potenza e possibilità, una consapevolezza dei miei limiti che non avevo messo in conto. Quando invece pensavo che crescendo sarei stata sempre un po’ più invincibile. Uscire dai giochi e delle illusioni per scoprire una vera maturità? Ah quanto servono compagni di viaggio che hanno già percorso il sentiero o che si muovono per la prima volta con più saggezza di te 😀

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    1. Vivo la stessa esatta sensazione (e fatica), il mondo che mi ero disegnata, ma anche le poche certezze sono crollate in questi ultimi 5 anni, scelte che si sono rivelate errori con costi assai alti.
      Però non so trovare quella saggezza che serve, per dare forma al futuro.

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      1. Io vorrei che scomparisse la forte sensazione di paura che mi accompagna. Forse dobbiamo smetterla di pensare sul lungo termine? Voglio dire: dopo una giovinezza spesa a progettare, a responsabilizzarsi a guardare lontano, forse è arrivato il momento di guardare vicino, a dispetto della presbiopia 😀 e concentrarsi su archi di tempo e significati circoscritti.

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    1. Sicuramente c’è il problema delle aspettative a cui ci siamo (ci hanno abituate), magari non raggiungibili e magari pure non corrispondenti a noi. Forse dovremmo invece fare la fatica di capire la vita di cui abbiamo bisogno e che ha la nostra forma. Ancora non mi arrendo all’idea che mi devo solo adattare.

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      1. Quanto è vero. Ne ho parlato molto anche con mio marito, di come a volte il senso di non compiutezza possa derivare proprio da questo scollamento tra aspettative altrui e identità propria….

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