di pedagogie genitoriali paure/cambiare #educare

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Un genitore sta rassicurando la sua bambina che ha assommato una serie di paure: gli aerei, il terrorismo, le cose che le possono fare male, le persone cattive. Da un accenno genitoriale sembra stiano vivendo anche una situazione familiare particolare o complessa. La piccola viene rassicurata sul fatto che i cambiamenti non “fanno male” e che seguiranno una stabilità e benessere maggiore; in ciò tralasciando di approfondire il timore che lei porta attorno alla pericolosità del mondo. A volte ci si focalizza soprattutto sull’aspetto che come adulti ci riguarda in prevalenza, senza provare a guardare la stessa complessità che i bimbi portano.
Il terrorismo fa paura, appunto perenne il nome dalla dimensione più travolgente della paura: il terrore. Ed è fuori da noi, è collocato in altri che non hanno faccia e nome, e che colpiscono senza remore. Che offre una dimensione incontrollabile perché ai bimbi manca quel background informativo che permette di ricollocare in una scena comprensibile carte azioni. La cultura adulta, può contenere il proprio terrore, in quanto “sa” il perché accadano alcune cose, a volte anche il come. Certo a tutti noi adulti manca la conoscenza del quando, o del chi.
Davanti a questo mi chiedo cosa voglia davvero la bimba, se il punto a cui rispondere sia il suo timore sui cambiamenti, o se non sia piuttosto sul timore del mondo. Se il genitore risponda alla domanda che più sente vicino a se stesso che non a quella espressa dalla figlia.
Ma il bisogno di un bimbo è anche legato al sapere se avrà al suo fianco genitori capaci di guardare il mondo, spiegandogli cosa accade per rassicurarlo, di indicargli il senso e il valore della protezione, mentre lo si protegge, insegnandogli ad attraversarne i confini e le domande complesse.
Insomma il nostro sguardo adulto può appoggiarsi non solo e non prevalentemente sulla fatica emotiva del cambiamento (lutto, separazioni, cambiamenti, malattie) ma anche sulla dimensione dell’imparare a guardare insieme il mondo, nominando ciò che come genitori si può fare o si fa, affinché gli imprevisti possano anche essere possibilità; e sulla possibilità di costruire con e per il bambino quelle capacità e sguardi sul mondo che aiutano a crescere.
Se il mondo resta un luogo complesso da attraversare, sapere che ci è stato insegnato a farlo aiuta a guardare la strada.
Post apparso di Facebook 11/9/2016
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