#pedagogicalert: la zona oscura

Schermata 2014-06-24 alle 19.13.50

LA ZONA SCURA

AUTORE: LAURA GHELLI

E’ vero. Esiste una zona oscura dell’educazione. Io la chiamo POTERE.

E sinceramente la vedo in molti e diversi tipi di relazioni umane.

Nel rapporto educatore-educato questo è ancora più pericoloso per l’asimmetria che lo caratterizza, specialmente nel lavoro con i bambini e le persone con disabilità intellettiva.

Scendo nel particolare. Educare è anche trasmettere regole che permettano un’ordinata vita sociale: la capacità di rimanere in una stanza e seguire un’attività o saper attendere il proprio turno per parlare ed ottenere attenzione, solo per fare due esempi. Ma l’educatore può avere le sue regole di buona educazione che derivano dal proprio ambiente familiare e sociale e talvolta tende ad applicarle in modo automatico senza rendersi conto che potrebbero, forse, non essere adeguate al contesto e alla fine poco funzionali.

Dove finisce la regola e comincia l’arbitrio?

Questa è un domanda che spesso mi faccio.

E’ una domanda con cui mi devo specchiare.

Nella mia quotidianità lavorativa dentro una residenza sanitaria per disabili mi trovo continuamente a scontrarmi con le regole di vita di una comunità rigida e i tentativi degli ospiti di aggirare i limiti per trovare una loro parziale libertà.

E questa libertà si mostra talvolta come oppositività, come rifiuto, come aggiramento di divieti. A volte tento una mediazione ma di fronte al rifiuto di prendere la terapia o di venire a tavola con gli altri devo ricorrere all’arma dell’autorità.

Non posso fare a meno di chiedermelo: sono una “cattiva maestra”?

Uso il mio potere per ottenere obbedienza fine a se stessa?

Questo è uno dei lati oscuri che sento dentro di me.

Ce ne sono altri che avverto negli atteggiamenti di alcuni colleghi.

Primo fra tutti il desiderio di gratificazione affettiva che deriva dal rapporto con gli ospiti, i “ragazzi”, e che porta all’offerta di dolci e regalini vari.

Si tratta di un sentimento completamente diverso dalla gratificazione che proviene da un lavoro ben fatto o da un progetto che ha trovato il suo compimento.

Ho l’impressione a volte che qualcuno non lavori per rendersi inutile ma rendersi indispensabile e questo mi sembra totalmente all’opposto della mia visione dell’educatore professionale.

E anche questa è una domanda che mi pongo, come in un esame di coscienza laico, anzi professionale.


 

Il tema lanciato a luglio da Snodi Pedagogici è: #PEDAGOGICALERT

“Quali sono le zone oscure dell’educazione?
Quali elementi ci sono nell’educazione e nella pedagogia che, se non vengono valutati, portano l ‘azione educativa ad essere “pericolosa” per chi educa e ch è educato?
Chi sono i cattivi maestri?
Oppure la pedagogia può come disciplina, citando Marguerite Yourcenar, saper guardare nel buio con disobbedienza, ottimismo e avventatezza e scoprire strade inusitate?”

Tutti i contributi verranno divulgati dai blogger di Snodi Pedagogici, condivisi e commentati sui diversi social e raccolti a questo link

I blog che partecipano

Il Piccolo Doge di Sylvia Baldessari
Ponti e Derive di Monica Cristina Massola
Nessi Pedagogici di Manuerla Fedeli
E di Educazione di Anna Gatti
La Bottega della Pedagogista di Vania Rigoni
In Dialogo di Elisa Benzi
Bivio Pedagogico di Christian Sarno
Labirinti Pedagogici di Alessandro Curti
Tra Fantasia Pensiero Azione di Monica D’Alessandro Pozzi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...