#Pedagogiaepolitica – Blogging day – Autrice Claudia Pepe

Il tema del mese di febbraio: pedagogia e politica
“La cura della polis attraverso le pratiche di accudimento sociali. Una dimensione politica dell’educazione che esiste, anche se il termine politica, oggi si confonde troppo spesso con “partito” e può spaventare. Politica ed educazione, invece: due facce della stessa medaglia. Perché se le pratiche educative non diventano cura dei territori e costruzioni di reti di significati sociali, l’educazione perde in partenza la sua sfida. Un’educazione che non ha bisogno dell’aggettivo “civica” per essere sostanziata. Perché educare è già un atto civico. L’educazione tras-forma l’umanità in cittadinanza”.

“Ci ho provato a tenere tutto insieme: il lavoro, la famiglia, la politica. E sono dispiaciutissima di dover lasciare i ragazzi proprio poco prima della fine dell’anno scolastico, ma questo è stato un periodo di cambiamenti enormi e io devo pensare ai miei cari”. Queste sono le parole della nuova First Lady italiana, Agnese Landini Renzi che proprio nel momento centrale dell’anno scolastico, abbandona il suo incarico di precaria e sceglie di rimanere vicino ai figli e al marito. Queste parole sono una doccia gelida per tutte le donne che tengono tutto insieme tutti i giorni e non hanno certo la disponibilità economica della Signora. Nella Scuola Italiana e non solo, le donne hanno dimostrato con la loro testardaggine e la loro autodeterminazione il loro coraggio educativo, politico e familiare. Non tutte hanno marito: ci sono ragazzi madre, donne separate, donne abbandonate, donne che lottano giornalmente con la lista della spesa in una mano e nell’altra i compiti da correggere. Ci sono donne che attraverso il loro studio e la caparbietà di uscire dal grembo materno hanno sacrificato anni, soldi, pur di insegnare. Perché insegnare non è da tutti. Ci vuole coraggio per farlo nella realtà che stiamo vivendo, ci vuole coraggio per  alzarsi ogni mattina e proiettarsi verso menti che sono lì per apprendere, conoscere, sapere, imparare a pensare, e seguendo il credo Socratico esprimere le loro domande e i loro perché. Ci vuole coraggio a varcare il portone della Scuola e decidere di non ammaestrare attraverso test inutili ragazzi che vivono un’adolescenza ancora più cruenta di ogni adolescenza, ed insegnare ad ascoltarsi, insegnare che ci possono essere più risposte ad una sola domanda, che il dubbio, e solo quello, alimenta la ragione, la discussione, l’opinione critica. Tutto ciò che serve per iniziare un percorso che non li vedrà camminare da soli ma sempre insieme in una coniugazione che dove non esiste l’io ma sempre il noi. No, Agnese Landini, in arte Renzi, non ha dato un esempio positivo né alle donne, né alle mamme, né ai suoi allievi e nemmeno alla Scuola. Quante donne non possono crescere come vorrebbero i figli ma la Scuola diventa per loro un luogo imprescindibile della libertà e un obbligo morale verso ragazzi che tornano a casa trovando una realtà impossibile da vivere a quell’età. Gli occhi dei genitori sono stanchi di dire bugie, le mani dei loro genitori sono piagate da lavori di ogni tipo, la mente dei loro genitori sta subendo la grande trasformazione data da una politica che va sempre in coppia con la Scuola. La cultura e l’istruzione venduta al potere economico, al debito pubblico creato non da noi ma da gente che ci ha fatto diventare sudditi di bassa lega, chini col capo e creditori verso una vita che ha serrato tutte le porte della fantasia e dell’immaginazione. Andando via la Signora Renzi, ha dato ragione a chi ci vuole donne geishe, donne chioccia, donne che stanno dietro. Lei si è accodata  ad una mentalità e ad un approccio politico sessista, che impone alle sole donne di scegliere tra lavoro e famiglia e che pretende di fare delle donne il divanetto di una società maschilista, testimone reale di quel modo di dire antico e volgare che dice :”Dietro ad un grande uomo, c’è sempre una grande donna”. Ma noi non vogliamo restare dietro nessuno , abbiamo il nostro viso, le nostre rughe, i nostri sogni che ci dipingono il volto. Proprio in questo frangente lei doveva, in nome della Costituzione e di quel giuramento ateniese, essere un faro per tutte le donne insegnanti che sono umiliate, calpestate, e spente come un mozzicone di sigaretta , da tutto il qualunquismo che circonda la figura dell’insegnante e del docente. Quel docente che opera principalmente nell’ambito delle istituzioni e nell’educazione formale come risorsa umana appartenente ad uno specifico progetto educativo. Quello dell’uomo, della sua consapevolezza, della sua memoria, della sua identità e della sua coscienza. E portare avanti quel paradossale fondamento del pensiero socratico è il “sapere di non sapere”, un’ignoranza intesa come consapevolezza di non conoscenza definitiva, che diventa però movente fondamentale del desiderio di conoscere.
Suo marito ha promesso 80 euro in più in busta paga ma, nello stesso tempo a voce del Signor Cottarelli, fa sapere che licenzierà 85.000 lavoratori della Pubblica amministrazione, per cui anche lavoratori della Scuola. Lei che dovrebbe sapere cosa vuol dire essere insegnante proprio in questo momento preferisce non vivere una vita che non è mai stata sua. In Grecia stanno licenziando insegnanti e il nostro turno è vicino, e non basteranno le opinabili scenette di suo marito in visita alle scuole accompagnate da cori di bambini che speriamo siano stati inconsapevoli  oggetti strumentali,a fermarlo. La politica  della fretta e la concezione del fare che è in antitesi con l’ascolto, il pensiero, l’empatia, hanno costruito una  società dove  il dubbio non lo vuole nessuno, tutti vogliono la certezza, il fare; mentre il dubbio è riflessione, ricerca di quell’autentico che ritroviamo nella narrazione, nelle nonne che raccontano le fiabe alle nipoti, nella musica che diventa linguaggio ancor prima di suono.  Nulla e nessuno serviranno a fermare lo tsunami che risucchierà solo le persone più deboli, quelle già segnate, quelle che servono lo Stato senza mai esserne legittimate. Si dimostri fiera di essere una donna madre, moglie e insegnante, e venga con noi allo sciopero dell’11 Aprile per la dignità precaria, si levi tutto quel perbenismo che noi insegnanti quelle del trenta Giugno non conosciamo: perché da tempo non abbiamo più il tempo di aspettare. Aspettiamo da troppo tempo il nostro tempo, quello che anche noi vorremmo dare a noi stesse e ai nostri figli. Ma  se ci tolgono la dignità non possiamo essere esempio per chi ci vede ogni giorno partire all’alba e tornare alla sera e continuare a lavorare sempre. Non possiamo essere fiere del nostro lavoro quando ce lo tolgono come tolgono alle madri carcerate i propri figli. Cara Signora Landini in arte Renzi rilegga  le parole di Socrate e rifletta: « Tu, ottimo uomo, poiché sei ateniese, cittadino della Polis più grande e più famosa per sapienza e potenza, non ti vergogni di occuparti delle ricchezze, per guadagnarne il più possibile, e della fama e dell’onore, e invece non ti occupi e non ti dai pensiero della saggezza, della verità, e della tua anima, perché diventi il più possibile buona? » Ecco collega, noi donne, madri, insegnanti ci pensiamo ogni giorno. Lei cerchi di comprenderlo.
Claudia Pepe
BIO
Sono Claudia Pepe un nome e un cognome di cui vado fiera e come Codice Fiscale potrei fare 1999 D.C. la data della mia abilitazione. Infatti sono ancora un’insegnante precaria, e insegno la lingua più bella del mondo . La lingua che ci lega, ci unisce e ci riunisce, quella dove ti riconoscono sempre, e tutti la parlano insieme a te. La musica, Don Milani e l’amore per i miei studenti sono i miei principi e per cui non smetterò mai di lottare, di vivere e di amare
la trovate su twitter @cludiapepe3

Ogni mese il gruppo Facebook “Educatori, Consulenti pedagogici e Pedagogisti”  propone un tema, una riflessione educativa, alla quale partecipare con un proprio contributo scritto. Una volta raccolti, quest’ultimi vengono ospitati e divulgati dal circuito blogger di Snodi Pedagogici. 
#PEDAGOGIAEPOLITICA
“La cura della polis attraverso le pratiche di accudimento sociali. Una dimensione politica dell’educazione che esiste, anche se il termine politica, oggi si confonde troppo spesso con “partito” e può spaventare. Politica ed educazione, invece: due facce della stessa medaglia. Perché se le pratiche educative non diventano cura dei territori e costruzioni di reti di significati sociali, l’educazione perde in partenza la sua sfida. Un’educazione che non ha bisogno dell’aggettivo “civica” per essere sostanziata. Perché educare è già un atto civico. L’educazione tras-forma l’umanità in cittadinanza”.
Un tema che va oltre le classiche figure educative e che contempla chi nella società cresce, vive e in questa vede un’occasione da lasciare come eredità alle nuove generazioni.
Inoltre, Snodi Pedagogici, tiene a precisare che il percorso dei blogging day non è casuale, ma facente parte di un progetto culturale più ampio. Quest’ultimo si sta lentamente concretizzando e appena avremo alcune conferme ne daremo l’annuncio, chiedendo a chi ha partecipato fin dal primo se è d’accordo a prendervi parte.
Buona lettura.

I blog che partecipano:
Pasquale Nuzzolese per Il Piccolo Doge
 
Claudia Pepe per Ponti e DeriveAnna Lo Piano per Ponti e DeriveCristina De Angelis per La bottega della pedagogistaMonica D’Alessandro Pozzi per Allenareducare
 
Angelo Bruno per Nessi Pedagogici

Grazia Rita Leone per Nessi Pedagogici
 
Michela Marzano per E di Educazione

Luca Giangiacomi per Bivio Pedagogico

Anna Brambilla per Bivio Pedagogico

Lorenzo Fucci per In Dialogo

Alessia Zucchelli per IN Dialogo
 
Giusy Fiorentino per Labirinti Pedagogici
 
Vania Rigoni per Labirinti Pedagogici

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