Pedagogia contro tutti?

Disclaimer

La riflessione non può essere e non intende esauriente relativamente ad un argomento così complesso e articolato. E fa riferimento alla dimensione divulgativa web che professionisti dell’educazione e famiglie usano come canale informativo.

Img. tratta dal film Educazione siberiana
Img. tratta dal film Educazione siberiana

Recentemente mi sono imbattuta in più di una riflessione che mette in discussione i protocolli del DSM IV e porta una accusa assai impegnativa rivolta all’industria farmacologica (nello specifico americana) interessata spostare l’asse medico psichiatrica verso l’introduzione di nuove patologie (evidentemente curabili in termini farmacologici), basta ricordarsi il dibatto animato degli scorsi anni che ha riguardato l’uso del Ritalin nei bambini con una diagnosi di “deficit di attenzione” (ADD) e/o “iperattività/impulsività” (ADHD).

Il tema l’ho visto sviscerato ora con maggiore (2) e ora con minore serietà, talvolta portato avanti con ansie da teorie del complotto, altre volte come conseguenza di azioni di difesa corporative, ma spesso quello che ne esce è una rappresentazione di un mondo scientifico come pericoloso e cattivo, malintenzionato a profittare degli altri, contrapposto ad un “mondo” che si ammanta di una autopercezione virtuosa, disinteressata e buona, o legittima.

Peccato che il mondo sia appena un poco più complesso di così.

Ma quello che può mi rende attonita è la deriva (1) pedagogica/educativa che afferma la primarietà del proprio paradigma unico utile ad affrontare ogni qualsivoglia problema infantile.

L’ansia, del tutto, legittima di mostrare che i professionisti dell’educazione e della pedagogia hanno risposte importanti e complesse per le famiglie, che l’educazione è una competenza integrativa, trasversale e fondativa non solo della nostra costruzione culturale, della dimensione familiare, ma anche delle pratiche di accudimento e cura e sostegno alla salute. L’ansia è anche legittimata da una prevalenza insistente del paradigma psicologico, che a furia di essere reso così divulgativo, ha reso un cattivo servizi a se stesso (overbooking di psicologia spasso e depotenziamento del paradigma stesso, annichilamento di altre scienze sorelle e altrettanto necessarie alla lettura del quotidiano oltre alla dimensione emotiva e psichica cfr. antropologia – sociologia – filosofia e in parte pedagogia), e ha tolto ossigeno lavorativo (posti d lavoro) ad altri saperi.

Purtroppo la deriva di una reazione sana e legittima di una disciplina che sta ricercando una nuova ed ulteriore identità in un clima di trasformazione culturale epocale (rivoluzione web – globalizzazione ) rischia di negare il valore dell’alterità: pedagogia versus tutti, che può portare ad una poco proficua azione da Don Chiscotte,  esistere contro i mulini a vento.

Eppure educazione e pedagogia sono una struttura fondamentale della civiltà umana, irresistibilmente carsiche, irresistibilmente simili ad una araba fenice che rinasce dalle proprie ceneri ad ogni svolta epocale, e questo è uno di quei momenti di rinascita, in cui l’essere Don Chiscotte non serve.

La stessa natura del cambiamento epocale dichiara che la dimensione educativa e pedagogica non può resistere in una identità “muscolare”, che si dichiara onnipotente mentre che le altre professioni e gli altri saperi sono solo feccia, ma in una esistenza liquida e capace di mostrarsi nella complessità.

Probabilmente una critica al paradigma scientifico prevalente va posta, di default, con tutta le serietà professionale che nasce dal non farne una crociata, ponendo tutta la potenza argomentativa e disciplinare laddove la medicina e la psicologia non trovano confini ed errano nell’errore e negli eccessi, e nell’eccesso di risposta farmaceutica.

Ma ogni bambino gioverà oltre che un buon supporto educativo, anche dun eventuale sostegno di musicoterapia, arteterapia, musicoterapia, psicomotricità, logopedia, consentiti e raggiungibili solo attraverso un percorso diagnostico fatto in un servizio di neuropsichiatria infantile; che per mia personale esperienza non sempre così necessariamente improntate alla scelta farmacologica quanto più spesso a scelte multidisciplinari, integrative volte al benessere complessivo del bambino.

Questa dimensione va colta e pensata da parte di chi, occupandosi di educazione, è consapevole di dovere dare significato alla dimensione complessiva del bambino, alle percezioni sociali e culturali che si creano attorno a lui, alla visione che la sua famiglia ha di lui, e di ogni suo eventuale problema, sanitario, emotivo, o altro.

Come si vadano a collocare l’educazione professionale e la pedagogia in questo scenario è sicuramente una esplorazione che va fatta, anzi che deve essere fatta.

Come vada riorganizzata la società del welfare attorno ai nuovi bisogni di salute, di sapere, di saperi liquidi, di multiculturalità, di globalizzazione, di iperconnessione è una domanda che chi si occupa di educazione deve porre, così come deve porre serie critiche ai paradigmi riduttivistici della medicina, della psicologia e della pedagogia stessa quando queste vanno alla deriva in questa zona stagnante. Senza incorrere nelle crociate che forse pochi esiti offrono a chi ha un vero problema, per il quale cui l’incontro con gli operatori dell’educazione può offrire non il sollievo ma la significazione, la sua collocazione in uno scenario di vita più complessivo e comprensivo, attraversabile. Una esperienza in cui imparare, trovare appigli e possibilità di scelta e crescita.

Nota:

  1. Deriva Un oggetto in un corpo d’acqua è detto “alla deriva” quando galleggia senza propulsione e senza vincoli.
  2. I due post allegati fanno riferimento ad una dimensione critica sicuramente interessante e degna di lettura ed attenzione, da parte di chi si occupa di educazione, e la loro pubblicazione non intende renderli paradigmatici o esaustivi, e tanto meno ritengo possano essere indicativi delle derive educative (cui facevo riferimento) dove alcuni di coloro che occupa di educazione attaccano e stigmatizzano ogni posizione medica/psicologica. Ne d’altra parte questo post intende erigersi a difesa del paradigma medico psicologico, laddove esso, perdendo il suo confine, tende a eleggere a sintomo ogni minima deviazione dalla norma, e quindi ad agire in sempre e soltanto senso curativo e farmacologico (dove non necessario), a maggior ragione se guidato da interessi economici altrui.

http://www.doppiozero.com/materiali/contemporanea/fragilita-una-compagna-clandestina

http://www.giuliocavalli.net/2014/01/02/fragilit-farmaceutica/

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