Il dotto “convegnista” e la morte

Il nesso tra queste storie  che sono scritte è un nesso affettivo, emotivo, non è un nesso reale, o logico.  Al limite sarà approssimativo.

ma questo post non riesce ad essere altro. Errori compresi.

Se ne parlava qualche giorno fa, tra colleghi, di un convegnista che si farebbe pagare circa 1.000 di euro per un’ora di partecipazione ad un evento sull’educazione.

Ne parlava oggi un’altra collega: di un educatore professionale assunto a € 700 mensili, come cocopro.

Convegnista sarà capace sicuramente spiegare, molto bene, tutti i nodi dell’educazione, dal momento che una sua giornata di lavoro ne vale 8.000, di euro. (E quindi una settimana 45.00, e un mese 180.000.)

Insegnerà certamente delle cose straordinarie, che un educatore da € 700 non saprà nemmeno spiegare …. (forse)

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Lo stipendio base di un educatore professionale, secondo il contratto nazionale delle cooperative sociali, arriva attorno ai € 1000 mensili. La stessa cifra presa, per un’ora di chiacchiere, dal nostro relatore … sicuramente simpatico e bravissimo.

Eppure la cifra chiesta finirà per strizzare (1.000 euro) nel bene o nel male, tra costi diretti e indiretti e tasse e contributi, le tasche dei contribuenti.

Credo che questo accada ogni volta in cui qualcuno viene strapagato, qualche prestazione; una cifra con che forse è commisurata al suo sapere, altre volte forse è commisurata alla sua parlantina, altre volte forse commisurata a non si sa cosa.

Alcune disparità di trattamento economico, benché spiegate perfettamente dalle logiche economiche, sul piano umano implicano che i conti fatichino a tornare.

Alcune vite, alcune parole e alcuni pensieri ancora moltissimo, altre non valgono nulla.

Quello che accade soventemente a Lampedusa, e oggi in particolare, ricorda quanto, per alcuni, alcune vite non valgono nulla.

Sicuramente il bravo convegnista, sarà altrettanto turbato dalla cronaca di tutte queste morti.

Sara’ davvero triste, e magari ci penserà moltissimo, perché chi si occupa di educazione, si occupa anche di storie di vita.

E questa storia è davvero molto triste.

Il pover uomo non ha, evidentemente,  alcuna altra  colpa se non quella di essere – un poco- esoso….

Passiamo ad una altra questione, ad una lamentela che conosco, fatta da chi si occupa di educazione professionale. Gli educatori professionali faticano e rivendicano di ricevere (realmente) stipendi poco consistenti. Un dato innegabile (vi ricordate i 700 euro da COCOPRO e i 1000 circa da contratto?)

Eppure oggi sarebbe bello dire una cosa diversa:  

in questo modo l’educazione non ruba risorse, ma anzi le integra e le mette, a disposizione ad un costo equo e sostenibile. Lasciando a disposizione considerevoli risorse economiche ( mentre regala saperi), offrendo sostegno, cura, accoglienza, integrazione, pensieri, possibilità a soggetti che altrimenti avrebbero una vita che vale = nulla.

Forse, educazione costa poco perche’ deve costare poco, perché dev’essere come il pane quotidiano, perché si occupa di dar valore a ciò che altrimenti non avrebbe valore.
Deve essere accessibile, perché deve essere e come il cosiddetto cestino della spesa, a disposizione di tutti. E quindi deve essere fatta a prezzi calmierati. E di fatto l’educazione professionale sta offrendo, allo stato, una liquidità economica che permette di portare avanti i progetti di welfare …

Se ci fossero stipendi piu’ leggeri per calciatori, consulenti, esperti, convegnisti, manager, amministratori, pubblici, politici,  e per i tanti altri personaggi “da 1000 euro all’ora” probabilmente questo fatto non cambierebbe nulla di questa altra tragedia umana.  Ma una diversa attribuzione del valore economico alle persone, ci direbbe qualcosa di più sul valore delle vite umane, del sapere, del vivere e del morire.

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E forse al povero convegnistica, a cui ora fischieranno le orecchie, non resta che dedicarsi una nuova carriera, quella calcistica, per ritrovare almeno il senso di quell’esorbitante pagamento, che poco ha a che fare con la professione che si è scelto.

Si intenda non è un valore che l’educazione vanga pagata con stipendi da fame, né una giustificazione per continuare così.

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