Dirlo e scriverlo. Tra anoressia e volontà.

di Monica Massola

Per scrivere di anoressia in un blog occorre assumersi la responsabilità di ciò che si scrive, perchè come in molti ambiti, si va a camminare su carboni ardenti e frammenti di cristallo.

Eppure l’anoressia fa parte di ciò che alcun donne hanno passato, più o meno indenni, e che occorre sia narrato nella sua evoluzione.

Un pò anoressiche, nella testa poi lo si resta per sempre, almeno mi pare. E il cibo resta una strana bestia da osservare per come determina la giornata, alle volte è un atto di amore, alle volte una necessità energetica. Ci se ne invaghisce, ma non diventa più, nel bene o nel male,  oggetto primario di attenzione.

Al limite, e questo è un dato interessante, si usa (o meglio si impara ad usare il pensiero anoressico) l’anoressia nella sua dimensione di una volontà irriducibile che spinge verso il suo opposto….

Se cambio e cresco, dall’anoressia, non obbligo (più) il mio corpo a prendere una forma(“la” forma), ma obbligo la mia azione sul mondo ad essere volitiva, determinata, incisiva. Le “do” forma, lasciando, con pazienza, che il corpo stesso faccia ciò che di natura riesce a fare molto bene, cioè vivere, nutrirsi, agire, creare.

Non si rinnega l’anoressia, la si fa crescere, la si rende “educata”.

Per fortuna il caso ha spinto la mia anoressia, di giovane donna, verso una storia formativa che passava dal corpo, e dalla sua educabilità.

Educabilità così manifesta che il corpo ha rigettato immediatamente la sua forma sottile, secca ed inutile.

Seppure, prima, il cervello aveva provato a fare il suo dovere, spingendo(mi) a leggere e cercare di dare un nome alla distanza che imponevo al cibo. I libri nominavano quello che andava accadendo.

La lettura è sempre stata il mio miglior modo di autoeducazione. Ma evidentemente alla sintesi teorica mancava di una connessione: corpo e pensiero stanno in un unicuum.

Ci voleva l’ingaggio e l’inganno, di un mondo esterno, che mi richiamava a studiare e disciplinare l’asse psicomotoria per ridare peso alla mia storia. E al me corporeo.

Da lì la scissione, da ormai quasi metà della mia vita, il mio corpo ritorna naturalmente alla sua forma, che è la mia, dopo le gravidanze, i cambiamenti, le fatiche che impongono sempre qualche oscillazione. Ritorna a se stesso, ritorna a me, ritorna a rendermi “agente” sul mondo, proiezione di sensazioni, sentimenti, pensieri.

Questo pensiero recente è stato risolutorio e assolutorio, l’anoressia è stata ricompresa, e riconciliata; non come colpe attribuibili ad altri o guasto di me stessa. Ma possibilità trasformativa e generativa, delle risorse interiori, non più usate “contro” ma usate “per” ….

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3 pensieri su “Dirlo e scriverlo. Tra anoressia e volontà.

  1. Una bella e coraggiosa condivisione. Mi piace l’idea di poter imparare a riconciliarsi con parti della propria storia, affinchè crescano, maturino e si trasformino.
    Mi pare che quanto scrivi abbia molto a che fare con una riflessione pedagogica sul corpo…un altro argomento da approfondire, dunque!

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  2. Dimostri – mi pare, se ti ho ben inteso – molta consapevolezza.
    Spesso una consapevolezza ed una volontà entrambe forti e lucide danno man forte alle illusioni del pensiero. Ma educandole per prime, si può poi disporre di un ulteriore, ancor più forte, strumento di ri-creazione di sè.

    Spulcio un po’ il tuo blog, quando torno.
    Grazie.

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