vecchi temi e fastidi d’antan

faccio outing: “ebbene si!  ho fatto l’educatore professionale con i disabili/minori a rischio/casi sociali e “sfigati” di varie tipologie (e presumibilmente continuerò a farlo)”

ma sono una vera carogna…(!)

cioè è quello che dovrei desumere dopo che, per anni e anni, mi sono sentita dire, esattamente come succede a moltissimi miei colleghi:

“ahhhhh, com’è brava lei! io il suo lavoro non potrei mai farlo … sono troppo sensibile!”

il che mi colloca, nell’immediato, nella categoria insensibili… cioè delle carogne!

in fondo è per quello che sto ancora studiando! un sacco di euri per diventare consulente – carogna.

perchè tanto a me, degli altri, di quelli con cui lavoro frega pochino (non sono così sensibile, visto che riesco a farne un lavoro).

perchè loro, quelli sensibili, la fatica, i problemi, la sofferenza non la trattano mai (??).

nè si occupano di pupi e pannolini, con il febbrone e la polmonite, o del nonno con l’alzeheimer, o di tutte quelle dannate cose che dolorosamente trattiamo, in quanto viventi.

il presidio di quelle cose, pare essere nostro, di quelli che non sono così sensibili.

(???????)

forse, visto che le cose non stanno così, la questione non è di sensibilità ma di sguardo ed oggetto.

così come il medico, partendo dalla sofferenza generata da una malattia, prova a restituire uno stato di salute; chi educa non deve essere pietoso ma trattare un problema per farne comprendere i confini, (comprendendoli a sua volta), attraversarlo con l’altro e impararne qualcosa.

almeno così ha senso.”

* dunque la sensibilità/insensibilità non dovrebbe rappresentare uno strumento professionale, nè una caratteristica individuale atta e necessaria a svolgere un lavoro educativo.

▪ la categoria sensibilità poi mi sembra molto aleatoria e imprecisa per delinearla come caratteristica professionale.

▪ forse il nostro interlocutore ci sta dicendo che a lui quel lavoro non verrebbe mai in mente di farlo perchè la disabilità gli fa paura/senso/fastidio; o perchè un minore in difficoltà gli disturba la sua idea di una infanzia/età aurea o magica. che cos’è un malcelato senso di colpa perchè lui di quelle cose non se ne occupa? ma non è vero, di cura e sofferenza – nel privato – ce ne occupiamo più o meno tutti.

▪ forse semplicemente quelle difficoltà lì vengono scelte da qualcuno per essere trattate e magari anche un pò rielaborate, esattamente come qualcun’altro fa con un problema di tipo economico o ingenieristico. lo si tratta e rielabora alla luce dei propri strumenti di lavoro per restituirlo in modo differente. peraltro non credo che io farei mai il bancario o il progettista ma nemmeno direi a questi personaggi che non faccio il loro lavoro perchè sono troppo sensibile (!)

▪ non credo perciò alla mistica dell’educatore santo e però capace di non sentire la sofferenza altrui ( a differenza dei “troppo sensibili”).  solo di scelta

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