compleanni: l’educatore

questo post è il seguito di educare la compleanno, educare all’happy hour

perchè mi sembrava particolarmente utile per evidenziare elementi educativi che emergono.

ovviamente in questa analisi vi è contenuta la fatica di oltrepassare quella sorda irritazione che è conseguita alla prima delle due feste, e arrivare ad una riflessione più complessa.

cosa rappresenta la festa di compleanno – modello A?

di certo non sembra essere un luogo educativo, ma tutt’alpiù animativo.

ma lì non c’erano animatori professionali pagati per intrattenere.

c’erano papa e mamma, festeggiata, amici della festeggiata.

quella festa di compleanno è e sarà 1 evento, diversamente colorato dal ruolo assunto dai genitori, che dirà qualcosa agli occhi dei loro ed altrui figli.

una festa non è necessariamente un momento educativo formalizzato, ma la scelta del festeggiare indica e insegna svariate cose.

chi sei tu figlio/a, ed in che ruolo, io genitore ti penso in relazione agli altri, alla società, all’amicizia, all’accoglienza, al luogo in cui faccio incontrare tutte questa istanze, come lo presidio e come ti mostro l’incontro tra te, le istanze ora citate e, gli altri.

a allora ….

cosa vuole dire organizzare una festa,

  • come se i ragazzini fossero adulti?
  • in cui l’accoglienza non è prevista come momento introduttivo ed aggregante, ne rivolta verso gli adulti, nè verso i bimbi/invitati.
  • in cui il gioco virtuale e la monetizzazione del gioco … sono il gioco.
  • in cui il dono è un di più dovuto, e non un atto di gentilezza e scambio, e pertanto può essere tranquillamente ignorato, sia come oggetto che come momento di incontro.

cosa avranno pensato quei genitori, organizzando la festa?

ad un dovere

un compito noioso

ad una delega in bianco verso il personale della pizzeria e della sala giochi

ad un momento di socialità formale, che sembrasse meno provinciale di una festa in casa.

così è apparsa agli occhi di una mamma estranea, qual’ero io in quel momento.

e perchè di sera?

perchè si deve fare una festa di compleanno – di un decenne – fa alla sera?

e non il venerdì pomeriggio, il sabato o la domenica (gli altri 4 pomeriggi sono presi dalla scuola).

e perchè festeggiare in uno di quelli che sono conosciuti come non luoghi:

nella pizzeria collocata in un multisala – affiancato dal mega-centro commerciale.

si sarebbe potuto al limite associare cinema e pizza,

allora un senso lo avrei potuto intuire.

concluderei segnalando un paio di cose:

il centro commerciale di fatto sostituisce la socialità che non avviene in città

(di analoga dimensione – e/o nella stessa provincia ciò non avviene) dove la piazza, la via sono ancora luoghi di incontro.

la piazza è un parcheggio svuotato della valenza di luogo sociale.

tutti nei week end vanno a Milano o al centro commerciale.

forse è per questo motivo che festeggiare lì diventa un elemento simbolico o aggregativo importante

(dall’inizio dell’anno nella classe di mia figlia almeno 4 compleanni si sono svolti in quel modo/luogo; quindi questo comincia ad essere un dato statistico e non più una mera casualità).

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2 pensieri su “compleanni: l’educatore

  1. ti ritrovo anche qui 🙂
    sono daccordo su tutto tranne una cosa, la questione regali. Cioe’, magari nel tuo contesto tu avrai percepito questa freddezza, non lo metto in dubbio, ma in generale, dopo un po’ di esperienze fasticciolanti dei miei due pargoli, il regalo che viene lasciato li’ e non scartato e’ una scelta precisa di tutti quanti, me compresa. Che certo mi sono adeguata alla prassi inglese nella fattispecie, ma ne vedo i benefici. Numero uno, qui le feste durano al massimo due ore per i piccolini, quindi se ne perdi mezza a spacchettare i regali non rimane molto tempo per giocare, specie se si e’ organizzata qualche animazione. Numero due, si evitano momenti di eventuale imbarazzo, tipo il bimbo di 6 anni che tipicamente apre il regalo e esclama Ce lo gia’! oppure Non mi piace! o cose del genere, mettendo in difficolta’ i genitori; cosi’ come si evita di mostrare davanti a tutti che magari i genitori di qualche bimbo piu’ vicino al festeggiato si sono “allargati” un attimo nel regalo, mentre altri hanno comprato la prima cosa che capitava (e sappiamo bene tutti che certe volte andiamo di corsa eh?). Terzo, e questo e’ proprio l’incarnazione dell’inglesitudine lo so, il regalo si apre con calma a casa di modo che si possa preparare con il bimbo un bigliettino di ringraziamento. Cosi’ qualche giorno dopo la festa ti vedi arrivare un cartoncino con tipicamente “Caro Giovanni, grazie mille per aver partecipato alla mia festa, spero ti sia divertita con il Clown Giuseppe! La moto di Spiderman che mi hai regalato e’ favolosa, grazie per aver pensato al fatto che adoro Spiderman, ci gioco gia’ tantissimo”. Anche a me questo piace, mi pare un modo di far capire al bimbo il valore dei regali (l’idea e’ che tu debba pensare a qualcosa di carino su ciascuno, e su perche’ secondo te era speciale). Puo’ sembrare forse artificioso, ma visto nel contesto inglese (dove la card e’ un assioma imprescindibile) mi pare anche molto educativo.

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  2. eh beh … orami sono a quota 3 blog miei … (uno in comproprietà ideologica) … 3 di lavoro … e sto maneggiando anche il sito :-)))
    detto ciò … mi piace un sacco l’idea inglese, mi sa di educazione e cura, di attenzione etc etc e credo ne avremmo anche un certo bisogno quaggiù …

    ma quello che mi aveva infastidito era la banalità del gesto, la mancata accoglienza, laddove avere diventa scontato, laddove ci beiamo di montagne di regali …senza pensare che sono “dono” …
    :-))
    ciaoooooooo

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