prove pratiche di difesa relazionale

In questi giorni mi sono trovata ad effettuare uno scambio di e-mail con una persona, a cui sono piuttosto legata; il susseguirsi di e-mail ci ha posto in posizioni progressivamente sempre più opposte e dicotomiche

L’oggetto dello scambio epistolare forse non è completamente essenziale, o non lo è almeno in questo “qui ed ora” di riflessione. Lo sarà, immagino in un post successivo, visto che si trattava del confronto tra reale/lento versus virtuale tecnologico/veloce ed altro ancora.

In ogni caso ne sono spiazzata, perché dopo una partenza – nello scambio di mail – piuttosto gioviale e serena, mi sono ben presto accorta che mi ritrovavo a collocarmi di continuo in posizioni in ottica di difesa, di non attacco e di non scontro, o almeno questo è quanto credo di avere fatto, o almeno di aver provato ad agire.

La sensazione è di essere stata “attaccata” e la prima ed ovvia reazione sarebbe stata il contro-attacco. Non lo ho fatto ma ho percepito inizialmente una forte sensazione di disagio.

Così ha provato provo un paio di strategie di spostare il focus dell’ingaggio iniziale, smontando asperità concettuali; ma a quanto pare nemmeno questo funziona.

Alla fine mi sono arresa e disingaggiata dallo scambio; e quindi uscita un pò svuotata, perchè più che uno scambio è stato uno scontro, ed anzi il nodo dell’incontro è stato lo scontro.

Mi immaginavo (ancora alla mia età non si smette di impigliarsi nelle proprie  aspettative) di poter scambiare opinioni non doverle scontrare una contro l’altra, di poter  cavalcare l’onda della molteplicità e della complessità.

Invece no.

Mi trovo in guerra.

Mio malgrado. E/o malgrado le mie intenzioni.

Va bene, anzi va male ma mi ricordo della difesa relazionale.

Insomma ad un certo punto ho cominciato a ragionare in termini di difesa relazionale, e a dirmi che in quello scontro non ci volevo proprio stare. Volevo “parlare” /scrivendo con qualcuno ed invece non riuscivo a spostare il livello di interazione con l’altro.

Alla fine la tecnica usata è stato il “disingaggio” o l’arrendermi dicendo “scusa io non volevo litigare”; non è stata una mossa molto brillante o elegante, ma almeno ha permesso di uscire da una situazione priva di altre vie di fuga.

In sintesi:

1. non volevo litigare e mi sono trovata in una situazione in cui proprio quello stava succedendo.

2 non volevo mettermi in un testa a testa, ma solo quello mi veniva proposto – come modalità di interazione.

3. ho provato a spostare il livello di interazione, ma non è stato possibile.

4. mi sono disingaggiata.

Infine, ora, mi chiedo se questo stesso tipo di incontro scontro fosse avvenuto in palestra, ossia in un setting formativo, usando le tecniche della difesa relazionale e quindi usando la corporeità sarebbe successo qualcosa di diverso?

La dinamica sarebbe stata più vicina ad una situazione di attacco fisico?

I gesti sarebbero stati più “nitidi” ed efficaci che non le parole?

Il disingaggio da me adottato, e percepito come mossa goffa e un pò triste, mi avrebbe invece fatto sentire bene perché ero “sfuggita” ad una situazione di pericolo, ovvero sia l’utilizzo della corporeità avrebbe dato più potenza alla sensazione di pericolo e a quella conseguente di averlo sfuggito?

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